“Questa pandemia ha esasperato dei problemi già evidenti nel nostro settore.” Intervista a Carla Marchini

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Carla Marchini - teatro le maschere - coronavirus

Carla Marchini è la direttrice del Teatro Le Maschere di Roma: uno spazio specializzato in spettacoli per bambini.

Dal lungo curriculum artistico, Carla Marchini è un’artista molto attiva, nel campo teatrale, su molti fronti. Tutto ovviamente parte dalla famiglia: la direttrice infatti ha un cognome importante nel panorama romano e nel mondo dello spettacolo (sua sorella Simona è un’attrice). Come nasce quest’amore per la recitazione e per il teatro, ce lo ha raccontato la stessa Carla in un’intervista

“Nasce – ci racconta la direttrice – addirittura da mio nonno paterno che, oltre ad essere mastro muratore, aveva la passione del teatro, quindi nel suo paesino toscano formò una piccola compagnia amatoriale! Poi il fascismo e la guerra lo fecero emigrare. Mio padre aveva ereditato evidentemente questa passione e anche lui, nel dopoguerra, dette vita ad una filodrammatica. Ovviamente non era la sua occupazione principale ma il suo “angolo di cielo”! Anche il mio nonno materno era un artista! Dipingeva, costruiva giocattoli… insomma, un po’ come Geppetto! Quindi l’Arte è stata sempre nell’aria di casa, l’abbiamo respirata fin da piccole!”

Lei è anche costumista e collabora alle scenografie: possiamo quindi definirla un’artista “a tutto tondo”?

“Io adoro tutto quello che si costruisce: una casa, un mobile, un costume, un burattino, una scena. Ho sempre amato il lavoro creativo, quindi sì, forse sono un’artista anche io!”

Grande importanza nella sua carriera, per non dire obiettivo primario, è il teatro per l’infanzia. Una nicchia difficile e particolare. Perché i bambini?

“In questi ultimi decenni i bambini hanno avuto una vita assai difficile. Sembrerebbe il contrario perché abbiamo più strumenti sia culturali che oggettivi per la loro cura. Ma sono convinta che nonostante il gran parlare che si fa intorno ai bambini, alla loro alimentazione, al loro sviluppo mentale, alla loro salute, i bimbi delle città non abbiano affatto gli stimoli giusti, soprattutto per uno sviluppo della fantasia e della creatività.

Lo so, è la vita che abbiamo costruito e voluto noi adulti, ma se io ripenso a quei lunghi pomeriggi degli Anni ’60 dove giocavamo per strada senza pericoli, poi in casa ancora a giocare con i bambini del palazzo, a fare recite, biscotti, scherzi, mi sento molto fortunata e penso che tutto quello è un patrimonio di emozioni e di esperienze che i bimbi di adesso non avranno mai.

Tutto questo per dire che, anche se è una piccola cosa, spero che il Teatro possa dare ai ragazzi degli stimoli sani per la loro anima, diventando un’alternativa alla televisione, ai giochi elettronici etc”.

Lei organizza laboratori di costruzioni di bambole e burattini. in questo mondo così digitale, un profano può pensare che queste attività siano tramontate. Invece no! Chi si affaccia a quest’arte? Artigiani e conoscitori; o anche lo stesso mondo artistico?

“Ho imparato a fare le bambole e i burattini alla Scuola di Rudolf Steiner quando ci portavo i miei figli e noi mamme lavoravamo per fare giocattoli per il Bazaar di Natale. Effettivamente solo alcune mamme “curiose” o burattinai mi hanno chiesto di insegnare loro a fare bambole o marionette, ma ci vuole tempo, manualità e pazienza: tutte doti rare di questi tempi. Ciò non toglie che se mi chiedessero di fare un piccolo laboratorio sarei felicissima di farlo!”

Nel 1990 nasce l’Associazione Talia e, qualche anno dopo, il Teatro Le Maschere. Ci racconti un po’ quest’avventura, che ormai a Roma è un’istituzione.

“Questa meravigliosa avventura ha inizio proprio dalla scuola Steiner dove la base dell’insegnamento è l’elemento artistico quindi teatro, pittura, scultura, canto. Noi genitori cercavamo per i nostri figli un teatro dove portarli a vedere degli spettacoli d’attore adatti ai bambini e, in quegli anni a Roma c’erano solo due teatri: il Mongiovino e il Teatro Verde, ma tutti e due facevano esclusivamente spettacoli di burattini. Così mi venne l’idea!

Tutto si mise in movimento come nel famoso passo sull'”Iniziativa” del Faust di Goethe. Trovai i locali che erano affittati ad un deposito di supermarket, in condizioni tremende. I muri erano neri dalla grande umidità, non c’erano bagni e, soprattutto non c’era il teatro! Per mia fortuna ho una notevole immaginazione e “vidi” il mio teatro pulito e perfetto! La sala teatro è praticamente una scatola di legno progettata dal celebre scenografo Giovanni Licheri e costruita in uno studio di Cinecittà. Mi ricordo l’emozione quando andai a vederlo per la prima volta! Mi sembrava di andare a visitare un neonato, ed effettivamente era nato… il Teatro Le Maschere”.

Carla Marchini
                Carla Marchini e lo staff del Teatro Le Maschere

Teatro Le Maschere che, se non fosse giunta l’emergenza Covid, avrebbe aperto la stagione anche a spettacoli per adulti. Come mai questo cambio di rotta?

“Non è un cambio di rotta. La nostra mission rimane il teatro per ragazzi, ma abbiamo valutato che era davvero un peccato occupare il Teatro solo due ore la mattina per gli spettacoli delle scuole. Hanno cominciato a chiederci di fare dei piccoli spettacoli serali e abbiamo pensato che potevamo diversificare e fare degli spettacoli “a tema” molto scelti, particolari, di qualità. Purtroppo, non abbiamo avuto il modo di verificarne il gradimento, ma lo rifaremo senz’altro quando sarà possibile”.

Cosa ci sarebbe stato in programma?

“La stagione serale, Parole appassionate, nata da idea mia e di Massimo Vulcano direttore organizzativo del Teatro Le Maschere, era una rassegna tutta al femminile, dedicata alla leggerezza, ma con intelligenza e ironia. La stagione partita a gennaio 2020 prima con A.R.E.M. con Elena Dragonetti, Francesca Farcomeni, Noemi Parroni, Elena Vannia, poi a febbraio è andato in scena lo spettacolo Teresa Zum Zum, di Cesare Belsito, regia di Nadia Baldi, con Franca Abategiovanni.

Purtroppo, a marzo abbiamo dovuto chiudere il teatro, un vero peccato visto che sarebbe stata la volta prima di Crescenza Guarnieri con Tutti i miei cari di Francesca Zanni, regia di Francesco Zecca; e poi ad aprile con Elda Alvigini con lo spettacolo Inutilmentesfiga. Mentre a maggio stavamo programmando un’altra rassegna sempre tutta al femminile con protagoniste Simona Marchini con lo spettacolo Non si solo pane… Signora mia, Francesca Puglisi con Ccà nisciuno è fisso – Stand Up e infine Silvia Luzzi con Feriti per sempre”.

Abbiamo anche chiesto a Carla Marchini una sua opinione riguardo al comportamento delle istituzioni, economiche e politiche, nell’aiutare il mondo del Teatro e della Recitazione.

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“Stiamo vivendo un momento particolare, pericoloso e improvviso, come fosse una guerra. La difficoltà per le Istituzioni di affrontare un evento così catastrofico è comprensibile specialmente finché siamo ancora nella fase acuta dell’emergenza. Mi pare che delle risposte concrete siano state date, ma ora è diventato ancor più evidente un annoso problema dell’Italia: la burocrazia e il potere delle banche.

Sono veramente tanti (se non tutti!) i settori che hanno bisogno di essere sostenuti e ho fiducia che il Governo possa arrivare a tutti in tempi ragionevoli. Vi sono settori, però, che saranno particolarmente penalizzati: tra questi il Teatro è fra i più colpiti perché già particolarmente sotto pressione al di là della pandemia per ragioni strutturali.

Ad oggi non sappiamo quando potremo riaprire in sicurezza e, anche una volta riaperto, non possiamo sapere quale sarà la risposta del pubblico. Credo sia legittima la paura e la prudenza dei genitori e dei docenti, di fronte alla prospettiva di mettere i propri figli/allievi in una sala chiusa con 100 altri coetanei, ma, come dice John Steinbeck, “per tenere vivo il teatro ci vuole gente ostinata e fedele!” e noi siamo ostinati e fedeli”.

Lei cosa farebbe, se potesse?

“Questa pandemia ha esasperato dei problemi già evidenti nel nostro settore. Credo che la prima cosa da fare sia un ripensamento profondo dei meccanismi di attribuzione del FUS, che ad oggi beneficia sempre e solo pochi noti, a scapito delle tante realtà presenti. Il mio Teatro in quasi trent’anni di attività è uno dei pochi a non aver mai ricevuto contributi ministeriali pur essendo una delle poche realtà in regola con contributi, SIAE, sicurezza degli ambienti… etc.

Mi sono chiesta molte volte (tutte le volte che mi sono vista rifiutare il contributo!) quale fosse il criterio di valutazione artistica degli spettacoli da parte della commissione ministeriale, e anche se questa commissione… esistesse! Da noi non si è mai visto nessuno di loro tra il nostro pubblico, quindi come possono giudicare il nostro lavoro pur non avendolo mai visto?!

Di fronte all’ultimo rifiuto, relativo al FUS 2018/2020, abbiamo anche richiesto l’accesso agli atti, solo per constatare l’ennesima formula priva di contenuto e intrisa di burocratese: “il Teatro non ha i requisiti artistici atti ad accedere al contributo”. Due righe e tre minuti appena concessi dalla commissione ministeriale per giudicare 28 anni di lavoro sul campo.

Quindi ciò che farei sarebbe, come detto, rivedere i criteri di assegnazione del FUS e pretendere che i membri della commissione giudicante passino il loro tempo a visionare attentamente la produzione artistica di tutti i teatri che fanno richiesta del FUS. A quel punto accetterei di buon animo anche un rifiuto”.

Grazie a Carla Marchini per le sue risposte.

Francesco Fario

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