Dalle principesse da salvare all’inutilità dei principi

Rapunzel Disney

Dalle principesse da salvare all’inutilità dei principi: spunti di emancipazione MASCHILE nella società contemporanea.        

Traggo ispirazione per questo articolo dalla visione del cartone “Rapunzel”. Dopo anni di principesse da salvare che si rivelano:
  • donne che amano troppo: Belle che ama una Bestia e Ariel che abbandona la sua famiglia;
  • casalinghe disperate alla ricerca di promozione sociale: Cenerentola;
  • indigene da colonizzare: Pochaontas;
  • morte da resuscitare – perché i principi hanno anche doti taumaturgiche, non lo sapevate?- : Biancaneve;

…Arriva Rapunzel.

Ci aspetteremmo che il cartone moderno insegnasse alle bambine come superare le contraddizioni circa il ruolo della donna nella società e invece rappresenta, seppur attraverso il velo della favola, la condizione della donna almeno fino al secolo scorso, senza cercare di lanciare un messaggio anticonformista o correttivo.
Del resto le “principesse da salvare” e le “dame in difficoltà”, non sono altro che le donne vere che venivano vendute come oggetti, strumentalizzate nelle alleanze matrimoniali con scopi politico-territoriali, ma anche semplicemente le donne a cui non era permesso di lasciare il marito seppur tradite spudoratamente, per una questione di onore, o perché non potevano lavorare in quanto nate per procreare, non di certo per creare qualcosa di costruttivo.

Anche quando nella storia fu dato rilievo all’educazione femminile, essa venne finalizzata comunque ad “allietare gli uomini” per rendere le fanciulle desiderabili sposine, come ad esempio in età Vittoriana.

D’altro canto, se le principesse da salvare sono realmente esistite, non possiamo dire lo stesso dei principi azzurri.

Tradimenti, uxoricidi, abbandoni, maltrattamenti. Ecco cosa hanno ottenuto le donne “antiche”, dipendenti grazie alla società da parenti e mariti, prive di diritti e doveri, se non quelli di apparire BELLE. Ancor meglio se anche REMISSIVE.

Una delle uniche protagoniste emancipate dei cartoni che -guarda caso non è una principessa- ma una gitana, è Esmeralda, la quale rischia di essere bruciata viva come tutte le cattivissime “streghe” medievali, di cui ci restano solo le ceneri.
Esmeralda nel suo ruolo di zingara, non appartiene al circolo delle “matrone” Disney, brave mogli da chiudere in casa, ma piuttosto alle etère greche, ricche e acculturate prostitute che partecipavano ai banchetti…le donne da temere, non da sposare.

Le solite etichette patriarcali, insomma. 

Ma torniamo a Rapunzel.
Abbiamo di fronte una figlia complessata e il suo bildungsroman, scortata dal nuovo eroe METROSEXUAL: un brigante molto preso dal suo naso.
Ora, l’idea è sicuramente simpatica, peccato che rappresenta perfettamente il nuovo eroe. O anti-eroe? Perfino il maschio delle favole ora è un esteta…siamo spacciate!
Da fervente romantica, so perfettamente che non si può avere tutto dalla vita, ma siamo passate da un principe di plastica mai esistito- mentre noi eravamo lì, protagoniste delle favole, ma senza il diritto di voto– all’eroe metrosexual, che si preoccupa di apparire bene nei manifesti.
Anche stavolta il cartone mostra la realtà: piccole donne crescono, superano i loro conflitti (in questo caso un rapporto morboso con la madre) e uomini sempre più presi da loro stessi e che non avendo più principesse da salvare (perché ora si salvano da sole), pensano al proprio look e mettono da parte la galanteria.

L’emancipazione femminile sta portando al disgregamento dell’autostima maschile. L’uomo, non abituato a vedere donne autosufficienti, si chiede semplicemente quale sia il suo ruolo.

E mi fa anche un po’ tenerezza vedere il co-protagonista annaspare alla ricerca di un proprio ruolo nella favola:
Se non hai più bisogno che io ti salvi e ti porti al mio castello per renderti la felice madre casalinga dei miei dieci figli, cosa dovrei fare?
Un suggerimento di risposta:
Dovresti amarmi per le mie nuove conquiste e per il fatto che scelgo di avere un uomo accanto non perché deve salvarmi…ma perché mi rende felice.
Non si fa altro che parlare di emancipazione femminile ma anche i principi devono ricercare una nuova emancipazione e liberarsi delle paure che ha lasciato il disgregamento della società patriarcale, se non a livello politico-sociale, quantomeno a livello emotivo. Chissà se saranno bravi quanto noi o si rifugeranno nella chirurgia estetica!

 

Alessia Pizzi

12 Commenti

  1. Nancy Chodorow esci da questo corpo! Connel disse che i rapporti di genere non sono statici ma dinamici con continui adattamenti del modo di essere uomini, Rutherford ha evidenziato come la risposta al femminismo da parte del mondo maschile sia stato "l'uomo nuovo", un uomo raffigurabile come oggetto sessuale come è stato fatto con le donne, un uomo empatico, paterno e coccoloso, in pratica hai due sociologi che sono d'accordo con te. Facciamo così, noi abbiamo imparato la lezione, ora ricominciamo da capo, voi ricominciate a fare le donne, noi ricominciamo a fare i male breadwinner e giuriamo che non commettiamo più i vecchi errori. Per l'amor di Giove, basta uomini che si fanno le lampade e donne che scaracchiano per strada. Il problema dell'emancipazione, secondo me, è che il più delle volte l'emancipazione femminile consiste nel buttare via la propria femminilità per trasformarsi in uomini e la risposta maschile è trasformarsi in tronisti per motivi che onestamente non capirò mai. Io ho una visione del rapporto uomo-donna abbastanza tradizionale, la donna fa quello che preferisce mentre l'uomo lavora, ma non perchè la donna non può lavorare o perchè deve crescere la prole ma perchè io come uomo vorrei che la donna che mi ha accettato avesse tutto quello di cui ha bisogno senza farsi il mazzo 8 ore al giorno o sacrificare altri suoi interessi per il lavoro. Noi uomini siamo un calderone di difetti con le gambe e per questo abbiamo bisogno di qualcosa che sia diverso da noi, che sia migliore. Quando troviamo quella cosa è nel nostro istinto dedicarci a lei, nel momento in cui il nostro lavoro o quelle altre 3 cose che possiamo fare diventano superflue perchè cominciano a farle anche la donna a noi non resta niente, diventa un rapporto asimmetrico dove non potremo mai dare all'altra parte quanto da lei riceviamo, è come sentirsi perennemente in debito. E comunque mi hai totalmente spoilerato il film.

  2. Ma io sono d'accordo con te nel NON snaturarsi durante l'inevitabile processo evolutivo dei generi,ma la domanda è:

    Ti rendi conto della mentalità patriarcale intrinseca alla tua affermazione:

    "Io ho una visione del rapporto uomo-donna abbastanza tradizionale, la donna fa quello che preferisce mentre l'uomo lavora, ma non perchè la donna non può lavorare o perchè deve crescere la prole ma perchè io come uomo vorrei che la donna che mi ha accettato avesse tutto quello di cui ha bisogno senza farsi il mazzo 8 ore al giorno o sacrificare altri suoi interessi per il lavoro"

    DAI TOTALMENTE PER SCONTATO CHE UNA DELLE PASSIONI DI UNA DONNA NON POSSA ESSERE IL SUO LAVORO!COME SE FOSSE UNA COSA INNATURALE CHE SI E' IMPOSTA O CHE LE IMPONE LA SOCIETA'…

    Ma tu credi che io mi stia prendendo una laurea per avere un pezzo di carta appeso al muro in casa, aspettando un maschietto che si prende cura di me, mentre io SEGUO LE MIE PASSIONI: ovvero? farmi le unghiette? andare a fare shopping? Pulire il culo dei tuoi figli?

    Io amo la famiglia, amo cucinare, amo prendermi cura degli altri…ma ciò non toglie che studio per diventare filologa e questa è la mia passione.

    Io personalmente apprezzo la tua tenerezza, ma dietro di essa si cela il pensiero più maschilista che io abbia mai sentito (e non è la prima volta):

    "NON FATE TUTTO VOI, PERCHE' NOI POI CI SENTIAMO INUTILI. SEGUITE LE VOSTRE PASSIONI, FATE IL DECOUPAGE, CHE I SOLDI A CASA LI PORTIAMO NOI".

    Se l'unica cosa che sapete fare per sentirvi UTILI è questa, non è un problema nostro, ma soprattutto, non chiedeteci di limitarci PERCHE' VOI non sapete stare al passo.

    Purtroppo la metà degli uomini la pensa così e neanche si rende conto della gravità del pensiero,che spesso sfocia in richieste assurde e sfoghi di vittimismo ridicoli: potrei scrivere un libro a riguardo.

    Io spero un giorno di avere al mio fianco un uomo con DUE PALLE così…che se mi vede dare 1000 non si spaventa e mi chiede di dare meno, ma si stimola e mi ridà indietro il doppio.
    QUESTO E' AMARSI IN MANIERA COSTRUTTIVA. QUESTO E' EVOLVERSI.
    Il resto sono lagne, complessi e pregiudizi.

    Almeno per quanto mi riguarda: ci sono donne che sarebbero felicissime della tua proposta ma onestamente secondo me essa conferma e rafforza il messaggio del mio post.

  3. Se la mia compagna mi dicesse di voler fare quel lavoro perchè le piace non avrei niente da ridire, il punto è che non vorrei mai che dovesse scegliersi un lavoro a caso per motivi di sopravvivenza materiale, era questo che intendevo con il "non dover sacrificare i propri interessi". Sarebbe una contraddizione se fosse questo il mio fine e se poi mi viene detto che è nei suoi interessi mettersi a fare la giornalista o qualcos'altro e glielo impedissi. Il fatto che sia stata individuata una strada non significa che questa non porti semplicemente da una gabbia ad un altra. La sintesi dei ruoli non è sicurezza di elevazione e non è detto nemmeno che non sia viceversa una nuova fonte della limitazione che accusi. Cosa ci dovrebbe essere di limitante in un uomo che è felice di darti modo di continuare i tuoi studi, di scrivere e di inseguire ogni tua passione senza dover stare a preoccuparti di quanto non ha niente a che vedere con quello che ami fare? Come se cominciassi a piantare chiodi nel muro a testate lasciando il martello sul tavolo perchè utilizzarlo sarebbe sessista.

  4. Purtroppo l'esempio di rinunciare al lavoro non è calzante al momento…forse anni fa lo era di più.
    Ora ci sono altre sfumature di vittimismo che voi uomini tirate fuori quando non vi sentite abbastanza…sono più sottili e psicologiche e spesso non lo fate neanche consapevolmente, ma la verità è che il più delle volte volete limitarci perché se ci salviamo da sole voi non sapete che ruolo avete nella favola.
    La verità è che noi scegliamo di salvarci da sole oggi perché quello che offri te…la vita senza preoccupazioni, non esiste e se esiste io non la voglio: è una gabbia d'oro di cui mi nasconderai la chiave quando avrai l'impressione che con tutte le mie passioni…ti starò sfuggendo via!

  5. Comunque riferendoti a me con il "voi uomini" mi fai sentire un Borg. Stai generalizzando l'uomo in un archetipo fisso e prestabilito, in ciò fai lo stesso errore degli oppositori del suffragio universale che si giustificavano affermando che "tutte le donne sono troppo passionali per votare". Ti opponi ai pregiudizi utilizzando come criterio argomentativo altri pregiudizi. La vita senza preoccupazioni non esiste chiaramente, ragionare per idealtipi mi sembrava più comodo. Piuttosto credi che salvarsi da soli sia sempre positivo
    ? La madre urla a figlio in difficoltà di non muoversi aspettando che venga lei ad aiutarlo per eccesso di egoismo o per affetto? Quanto deve essere straziante sapere che il proprio caro sta rischiando per salvarsi senza poter essere lì materialmente a dargli tutto l'aiuto possibile? Salvarsi da soli ad ogni costo è l'estremizzazione dell'individualismo, è la solitudine del non aver nessuno su cui poter o voler contare.

  6. Scrivo VOI perché non è la prima volta che sento questo tipo di discorso, ovviamente, c'è anche chi non la pensa così, come ripeto, ci sono donne che forse apprezzerebbero il tuo punto di vista.
    Io personalmente non mi aspetto di essere salvata perché se mai l'ho voluto IN PASSATO è stato un disastro.Per quanto gli altri possano aiutarti, solo tu puoi trovare le risorse interiori per te stesso. Ci pensavo proprio l'altro giorno alle frasi d'amore del tipo: LEI/LUI MI HA SALVATO. Sono tutte stronzate: sono rapporti squilibrati, non è amore.Esiste il possesso, la gratitudine…tanti tipi di rapporto più comodi rispetto a quello che propongo io: quello basato sulla libertà, l'arricchimento e il supportarsi senza crocerossine-badanti o tappetini vari. SE ami non c'è nulla da salvare.

    Il paragone madre-figlio è inappropriato, qui si parla di rapporti di altra natura.

    Noi donne dobbiamo salvarci dagli stereotipi e (alcune di noi) ci stanno provando. Ma anche gli uomini hanno inculcati in loro dei cliché, meno palesati dalle restrizioni culturali, che dovrebbero comprendere.
    Invece di pensare a salvare noi, salvate voi stessi, così forse riuscirete a tenere il passo e vi sentirete di certo meno spaventati!

  7. Hai una visione dell'uomo veramente deprimente, una specie di vile orco nero possessivo. Hai un astio degno di una Sufragette. Forse 20 anni fa questi ragionamenti avrebbero avuto senso, oggi sono fuori dal contesto storico. Non so con chi ti sia imbattuta in passato che ti abbia fatto maturare una così scarsa considerazione degli uomini ma per quanto abbia valore la mia parola sappi che oggi i ruoli fissi di coppia sono cose abbandonate se non dalle solite eccezioni, esistenti da una parte e dall'altra. Poi ovviamente ogni persona, io come te, entra in un rapporto con certe idee di rapporti ideali nella testa ma tutti, o almeno la stragrande maggioranza, sanno mettere da parte la propria visione personale e costruirne una nuova dentro alla coppia che sia il risultato della dialettica tra lui e lei.

    Comunque il font dei commenti è un ardimento per gli occhi

  8. Ti sembro suffraggetta perchè tu sei patriarcale…mi chiedi cose personali della mia vita che non scriverò qui! Sappi solo che stuzzico molto il genere maschile per essere sorpresa…a volte accade a volte me becco risposte degne del dopoguerra!

  9. Oddio il mio paragone con le sufraggette voleva essere una battuta, anche considerando che come movimento era un pelo estremo e onestamente non ti ci vedo a spaccare vetrine urlando "potere alle donne!". Per quanto riguarda le tue esperienze lungi da me chiederti cose personali della tua vita che non avrei certo diritto di sapere, intendevo solo dire che la mia impressione è che sei in qualche modo condizionata da eventi passati nel momento in cui esprimi le tue opinioni. Se si dovesse generalizzare basandosi su esperienze particolari stai certa che questa sarebbe solo una "guerra" tra poveri.

  10. Mi dispiace confutare il tue ennesimo e credo involontario approccio patriarcale…NESSUN MASCHIETTO MI HA FERITA PER FARMI FARE QUESTI RAGIONAMENTI.
    E' tipico del pensiero patriarcale/tradizionale vincolare qualsiasi forma di pensiero emancipato femminile a una qualche esperienza traumatica con l'altro sesso.
    Io la penso cosi' da quando sono ragazzina…certo alcune esperienze mi hanno cambiata su alcuni punti ma posso assicurare che il mio approccio ironico e' intrinseco alla mia persona. (Che orrore! sono INsalvabile! Non aspetto nessun maschietto che mi faccia cambiare idea perche' sono ferita!!)
    Io penso che l'amore sia una cosa splendida ma deve essere di una certa qualita' per appagarmi…e la dialettica tra uomo e donna deve arricchirsi e stare al passo coi tempi, rimandendo-almeno per quanto concerne alcuni lati positivi della visione tradizionale- anche vincolata ad alcuni cliche' come la galanteria o il prendere per la gola femminile…ma non di certo agli schemi che mi propini tu. Puzzano de nafta! Alessia

  11. Sono felice che non hai avuto pessime esperienze in passato però parlando di esperienze negative passate onestamente non mi riferivo a storie da romanzo rosa di serie B che credo siano roba buona solo per i banchi delle superiori e i film di Moccia, non è che il rapporto uomo-donna gira solo intorno a quello. Comunque ho come l'impressione di essermi ficcato in un campo minato, quindi se per caso ho detto qualcosa che ti ha stizzita me ne scuso e mi fermo sulla mia posizione prima di saltare in aria facendo un altro passo.

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