L’Impero romano su Netflix: la storia che diventa romanzo!

impero romano recensione Netflix

Uno dei più importanti docu-fiction sulla storia romana, L’Impero romano, è disponibile su Netflix. La serie si propone di approfondire, in ogni stagione, una figura celebre della storia dell’Impero: Commodo nella prima; Cesare nella seconda; Caligola nella terza ed ultima. Complessivamente, però, la serie non permette allo spettatore poco esperto di storia di avere un quadro preciso sugli eventi trattati. Non si capisce, inoltre, il motivo per cui si vada avanti e indietro nella trattazione degli eventi, al posto di favorire, come sarebbe più logico, una rappresentazione lineare ed ordinata degli uomini che hanno reso grande Roma.

È abbastanza banale, quindi, il modo in cui sono stati trattati gli argomenti, considerando l’enorme quantità di film, serie tv e romanzi che sono già stati scritti a riguardo… Basterebbe pensare, per esempio, ad Augustus di John Williams o alle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar: questo è un ottimo modo per approfondire le dinamiche storiche e, contemporaneamente, anche il mondo interiore di personaggi che si sono trovati ad avere in mano il comando di un intero impero!

Una serie così, invece, potrebbe servire sì come intrattenimento, ma di storico ha poco o niente!

Commodo: Potere e sangue – Stagione 1

Nei primi episodi viene trattata la biografia di Commodo, che appare subito come l’arrogante figlio dell’imperatore Marco Aurelio. Fortissimo è dunque il contrasto messo in evidenza tra il giovane e la figura paterna: mentre Marco Aurelio deve fronteggiare con fatica le tribù nemiche, il figlio cresce tra il lusso e gli agi della corte imperiale; se il padre lascerà come sua testimonianza spirituale una grande opera della letteratura filosofica, i suoi Ricordi (o A se stesso), Commodo, al contrario, verrà ricordato solo per alcune (false) vittorie nell’arena (come si può notare dagli ultimi episodi).

Tuttavia, è importante notare la mancanza di profondità psicologica dei personaggi rappresentati: Commodo, paradigma del governatore supponente, non riesce mai a conoscere il senso del limite; Cassio Dione, storico e politico, rivela un atteggiamento molto distaccato ed eccessivamente razionale; la sofferenza e la rabbia che la sorella di Commodo, Lucilla, nutre verso il fratello vengono vagamente accennati in pochi minuti.

Giulio Cesare: Il signore di Roma – Stagione 2

Peggiore tra tutte è la seconda stagione, a partire dalla scelta dello stesso protagonista, Giulio Cesare, che, come sa qualsiasi persona dotata di un minimo di cultura generale, non fu mai imperatore, ma dittatore perpetuo. Si può considerare come imperatore (o, meglio, principe) il suo successore, Augusto, ma non Cesare!

Un altro enorme difetto della serie tv è la descrizione della guerra civile contro Pompeo: il tutto viene ridotto a poche battaglie, anzi, ad una, ovvero quella di Farsalo, in Tessaglia. Inoltre, l’aspetto romanzesco pervade tutte le scene che riguardano l’amore tra Cesare e Cleopatra.

Insomma, sembra proprio che, in fondo, la scelta di raccontare la biografia e le imprese politiche di tale personaggio sia più dovuta a ragioni commerciali che ad un intento puramente divulgativo.

Caligola: l’imperatore pazzo – Stagione 3

Nell’ultima stagione ad essere oggetto di attenzione sono la vita e le vicende di Caligola. Importante, anche in questo caso, è il rapporto con la famiglia: l’ostilità di Tiberio, soprattutto rivolta contro il padre di Caligola, Germanico, viene interpretata come la causa del suo turbamento psicologico. La sua psiche, anomala e perversa, danneggiata da questo passato così difficile, giustificherebbe, secondo la serie, l’atteggiamento fortemente autoritario dell’imperatore.

Eppure, questo è un ennesimo clichè storiografico! Il primo che fa di Caligola il paradigma del governatore pazzo è stato proprio Svetonio, nell’opera De vita Caesarum: forti, in questo caso, sono le immagini dell’imperatore che si autoproclama, sfidando lo stesso Giove, oppure la descrizione della sua corporatura, che vuole alludere alla psiche malata del princeps.

Il problema principale della serie tv è l’incapacità di trasmettere il vero intento del governo autoritario di Caligola: al di là delle sue “manie di persecuzione” (così le definisce la serie) e dei vari intrighi di corte (si pensi, per esempio, ai rapporti incestuosi con le sorelle), alla base dell’atteggiamento dispotico del princeps c’è la volontà di creare un governo a stampo orientale, che possa quindi vedere la sua figura come una vera e propria divinità. Questo dettaglio, però, viene trascurato, a favore di particolari poco storici, ma che hanno molto del romanzesco.

Per concludere, posso dunque dire che il giudizio è complessivamente negativo: troppi sono, infatti, gli errori e le imprecisioni dal punto di vista storiografico… Posso capire che non sia facile trasmettere l’amore per la storia attraverso una serie tv e che quindi si debba, a volte, rendere tutto un po’ più “scenografico”, ma in questo caso, come dice un vecchio proverbio, “il troppo stroppia“!

Lorenzo Cardano

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