Luci e ombre di “Augustus”, il romanzo storico di John Williams

augustus fazi

Uscita a settembre per Fazi editore una nuova traduzione del romanzo storico di Williams.

Fazi editore ha da poco ripubblicato, con una nuova traduzione, il romanzo storico Augustus (1972) di John Williams. Le opere di Williams stanno vivendo un revival negli ultimi anni, soprattutto grazie a Stoner, scritto nel 1965 ed edito da Fazi in Italia per la prima volta nel 2012.

Senza entrare nel merito di cos’è un romanzo storico, tutti capiranno bene che ogni autore decide liberamente quanto essere fedele a determinate ricostruzioni storiche. Williams stesso ci avverte:

“Stando ad alcune fonti, un celebre storiografo latino dichiarò che avrebbe fatto vincere a Pompeo la battaglia di Farsalo, se gliel’avesse richiesto un bel giro di frase. Pur non essendomi concesso tanta libertà, alcuni errori contenuti in questo libro sono deliberati. Ho cambiato l’ordine di vari avvenimenti; ho inventato laddove i dati storici erano incompleti o incerti; e ho creato alcuni personaggi che la storia non cita” (Da “Nota dell’autore”).

Una struttura narrativa molto originale.

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Copertina del romanzo.

L’aspetto più originale del romanzo è sicuramente la sua vivace struttura narrativa. Diversamente dai romanzi epistolari tradizionali, la narrazione prende varie forme. Lettere private di individui ignoti e fittizi oppure di celebrità del mondo romano (Cicerone, Cesare, Mecenate, Virgilio, Orazio, Ovidio, etc.), frammenti di opere storiografiche come quella di Tito Livio, dispacci della Repubblica romana, diari e memorie. Ciò permette di al lettore una serie di sfumature: il doppio gioco dei politici romani, la discrepanza tra atteggiamenti privati e pubblici, le rivalità tra personaggi di ogni rango. Figure che spesso rimangono nell’ombra nei libri di storia fanno sentire la loro voce. È il caso, ad esempio, di Giulia la figlia di Augusto o di Nicola di Damasco, storico e filosofo greco.

Luci e ombre di “Augustus” e del suo protagonista.

Il protagonista del romanzo è naturalmente Ottaviano Augusto, di cui si segue la vita dalla sua giovinezza alla sua morte, sebbene tramite diversi punti di vista. Quello che si vuole mettere in luce è la sua umanità e allo stesso tempo la sua astuzia politica.

Da quanto tempo viviamo nella menzogna di Roma? Da che ho memoria, senz’altro; e forse da molti anni addietro.  E da dove succhia la sua energia tale menzogna, così da crescere più forte della verità? Abbiamo visto uccidere, rubare, depredare in nome della Repubblica, e lo consideriamo lo scotto inevitabile da pagare per la libertà

L’ultima parte del romanzo è costituita da un lungo monologo dell’imperatore che riflette negli ultimi giorni della sua vita sul suo impero.

 

Oggi l’ordine di Roma prevale ovunque. Certo, il nemico attende: a nord i barbari germanici, i Parti a est, e gli altri al di là di frontiere che ancora neppure immaginiamo; e se Roma non cadrà per mano loro, lo farà per mano di quel barbaro da cui nessuno sfugge – il Tempo. E tuttavia, per il momento, il nostro ordine prevale. Prevale in ogni centro rilevante, in ogni colonia, in ogni provincia – dal Reno e dal Danubio fino ai confini dell’Etiopia; dalle coste atlantiche d’Iberia e della Gallia fino alle sabbie d’Arabia e al Mar Nero.

Ho fondato scuole in ogni parte del mondo, per diffondere ovunque la lingua latina e i costumi di Roma – e ho provveduto affinché tali scuole prosperassero: le nostre leggi  temperano la crudeltà e il disordine dei costumi delle province, e questi a loro volta modificano le leggi di Roma; e il mondo guarda con ammirazione a quella Roma che trovai edificata sull’argilla e che è divenuta di marmo. La disperazione a cui ho dato voce ora mi sembra indegna delle mie gesta. Roma non è eterna: non importa. Roma cadrà: non importa. Ha avuto il suo momento, e quel momento vivrà nella Storia; conquistandola, il barbaro diventerà Roma stessa; il latino addolcirà la sua rozza lingua; la visione di quanto avrà distrutto rimarrà nel suo sangue. E alla luce del tempo, che scorre senza sosta come questo mare, su cui vago sospeso, quel prezzo è nulla, meno di nulla.

 

Ricordando le Memorie di Adriano.

È impossibile non notare il debito che Augustus dimostra verso le Memorie di Adriano (1951), romanzo di Marguerite Yourcenar in cui l’imperatore Adriano racconta in prima persona la propria vita. Il modello e la sua emulazione sono evidenti in passi come questo:

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“Augusto di Prima Porta” (statua romana).

La vita è atroce; lo sappiamo. Ma proprio perché aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’errore. Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine. La pace s’instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato d’infondervi.

Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole; vi saranno uomini che penseranno, lavoreranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, a intervalli irregolari, lungo i secoli, su questa immortalità intermittente. Se i barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci. (…) Accetto con calma le vicissitudini di Roma eterna. (Traduzione di Lidia Storoni Mazzolani).

Un romanzo ambizioso.

Certamente Augustus è un romanzo ambizioso, nell’argomento e nella forma. Considerando dunque la grandezza del compito che lo scrittore si propone, il risultato è discreto. Possono pesare talvolta spiegazioni prolisse, che sono chiaramente necessarie solo al lettore e leggermente inverosimili nella bocca di Romani (es. la continua spiegazione nelle lettere su fatti o luoghi che dovrebbero essere ben noti ai personaggi). Similmente si fa sentire molto l’emulazione della Yourcenar. Tuttavia, Augustus rimane un piacevole romanzo che si inserisce nella serie di romanzi sull’impero romano, inesauribile fonte di ispirazione per gli scrittori.

 

 

“…e il mondo guarda con ammirazione a quella Roma che trovai edificata sull’argilla e che è divenuta di marmo”.

 

Davide Massimo

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