Crime stories: dal poliziesco anni ’70 a Gomorra la serie

Gomorra serie
Gomorra la serie

Gomorra è una serie tv italiana che ha raggiunto un grandissimo successo di pubblico a livello mondiale.

Sono 170 i Paesi stranieri che hanno acquistato la serie diventata un cult e Salvatore Esposito è diventato una star anche negli States.

Ma come si arriva a una serie come Gomorra che rientra nel genere della crime story?

Negli anni ’70 in Italia si diffonde il genere poliziesco.

Traduzione dell’inglese crime story, il termine “poliziesco” in Italia ingloba una vasta gamma di film che si presentano con caratteristiche spesso molto diverse.

Questo dipende dal fatto che se in Inghilterra il genere crime story è stato suddiviso in sottogeneri (thriller, suspance, mystery), in Italia il termine è stato utilizzato per contrapporre questo genere al giallo, contraddistinto da elementi quali l’indagine e la risoluzione di un mistero.

Infatti, nel cinema poliziesco italiano degli anni settanta, l’enigma è un elemento secondario se non assente e gli elementi che caratterizzano il genere sono altri:

  • raffiche di mitra,
  • sgommate,
  • sirene della polizia,
  • morti ammazzati come cani in mezzo alla strada.

Secondo la critica il filone nasce con La polizia ringrazia (1972) di Stefano Vanzina, che riscuote un grande successo di botteghino.

Perché questo genere autoctono nasce e si sviluppa proprio a partire da questi anni?

Ripercorrere, oggi, la storia del poliziesco italiano significa ripercorrere la storia del nostro Paese, rivivendo la tremenda realtà italiana del tempo, cogliendone atmosfere e ansie.

I film del filone sono lo specchio della realtà, riflettono gli umori e le inquietudini degli italiani di fronte alla violenza urbana, al degrado delle città, al disagio giovanile, al dilagare della delinquenza.

Gli anni settanta sono degli anni difficili.

In Italia il terrorismo nasce sotto l’etichetta neofascista il 25 aprile 1969, anniversario della Liberazione, con l’esplosione di una bomba collocata negli edifici della Fiera Campionaria di Milano, e balza alla ribalta dell’opinione pubblica con il massacro del 12 dicembre alla Banca dell’Agricoltura (Piazza Fontana), nello stesso anno e sempre a Milano.

È questo l’inizio di una spirale di violenza che dura a lungo nella vita nazionale, tanto da poter coniare l’espressione “anni di piombo”.

Tra il 1969 e il 1972 si contano nella penisola italica 271 esplosioni dinamitarde, insieme ad alcuni gravissimi episodi come il suicidio dell’anarchico Pinelli, l’assassinio del commissario Calabresi, la morte dell’editore Feltrinelli.

Considerando il contesto degli anni settanta è facile immaginare come quest’ultimo abbia inciso sulla creazione del genere.

La polizia ringrazia è considerato da molti critici il capostipite del poliziottesco.

Il film adotta la prospettiva di un commissario, Bertone, mettendo in evidenza la difficoltà della polizia nello svolgere il proprio lavoro da una parte a causa delle connivenze mafiose, dall’altra a causa della mancanza di uomini, di mezzi e di leggi adatte. Ad impedire che il lavoro della polizia si svolga al meglio c’è anche la stampa, pronta a criticare i pubblici poteri. “Abbiamo le mani legate: i delinquenti ci prendono per il sedere e i giornalisti ci inzuppano il pane” dice Bertone.

Si tratta di un tema che ricorrerà nella maggior parte dei film che rientrano nel genere.

Una delle immagini più ricorrenti del poliziesco all’italiana vede il commissario camminare a passo sostenuto per i corridoi della questura, inseguito da una marea di giornalisti che, taccuino o microfono in pugno, lo assillano con domande provocatorie riguardanti l’incapacità o la brutalità delle forze dell’ordine.

Il ruolo dell’informazione nel poliziottesco è ricondotto ai mutamenti nel campo della stessa osservabili nel periodo. All’inizio degli anni Settanta, infatti, in un clima non disteso tutto il settore dell’informazione si mette in movimento.

La novità è rappresentata dalla realizzazione di un tipo di giornalismo di inchiesta e di denuncia, che prende di mira il malgoverno, gli scandali e le arretratezze del sistema sociale.

In mancanza di soldi e mezzi tecnici, la competitività del filone è assicurata dal ricorso all’eccesso visivo.

Negli interrogatori vola sempre qualche schiaffo: gli effetti sonori sono accostati a primi piani di volti tumefatti e occhi lividi.

Ma la violenza non è solo quella dei pestaggi. In Uomini si nasce poliziotti si muore Renato Salvatori fa cavare un occhio a Bruno Corazzari; in Quelli della calibro 38 Garofalo si ritrova le dita di una mano mozzata dalla portiera di un’auto; in Roma violenta Rossi brutalizza la figlia di Conte davanti al padre.

In La legge violenta della squadra anticrimine gli scagnozzi di Ragusa rapiscono il padre di Antonio Blasi e, in seguito, non riuscendo ad estorcergli informazioni sul figlio, lo uccidono, facendolo travolgere e pestare da una macina.

La città è la grande protagonista del poliziesco degli anni ’70, che mostra al pubblico un’ambientazione nostrana fortemente caratterizzata: le grandi metropoli, di cui lo spettatore riconosce strade, piazze, monumenti.

Delle città viene colto il contrasto tra i quartieri residenziali e le baraccopoli, tra il centro frequentato e abitato dai ricchi e la periferia degradata e corrotta, meta della gente povera.

I malviventi, nella maggior parte dei casi, provengono dalla periferia e sono espressione del sottoproletariato, gruppo sociale che ha maggiormente risentito della crisi economica del ’73.

Spesso i banditi, dunque, giustificano la loro condotta criminosa con il bisogno di eguaglianza economica e sociale.

Negli anni Ottanta si verifica la brusca scomparsa dei polizieschi dagli schermi cinematografici: è la televisione l’habitat privilegiato dal genere.

Il settore commercialmente più redditizio è rappresentato dalle serie tv: il caso più clamoroso è La Piovra, che introduce in Italia l’ottica della produzione seriale.

È ancora sul piccolo schermo che prende piede il poliziesco negli anni Novanta con una proliferazione inedita di fiction con protagonisti carabinieri, agenti speciali, guardie di finanza, esperti della scientifica.

Si tratta dei vari Maresciallo Rocca (1996), Linda e il brigadiere (1997), La squadra (2000), Distretto di polizia (2000), Carabinieri (2002) in Italia; i vari JAG (1996), Without a trace (2002), NCIS (2003), Criminal minds (2005), CSI (2000) negli Stati Uniti.

In Italia poi la svolta ci sarà nel 2014 con Gomorra la serie.

Liberamente ispirata all’omonimo libro di Roberto Saviano, Gomorra la serie racconta le gesta di camorristi che agiscono nella periferia di Napoli.

Qui il ruolo di commissari e polizia diventa del tutto inesistente.

Nel contesto di organizzazioni criminali di stampo mafioso i protagonisti della vicenda sono violenti delinquenti descritti con crudo realismo.

Quello che rimane del poliziottesco anni ’70 è la violenza, il ruolo della periferia della città, l’atmosfera.

Valeria de Bari

Immagine copertina: Flickr

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