Gilmore Girls: a Year in the Life, “Winter” e “Spring”

Gilmore Girls: A Year In The Life

Inverno e Primavera

Non è facile parlare adesso di Gilmore Girls: a Year in the Life, l’attesissimo revival dell’omonima serie.

Non è facile per chi, come il sottoscritto, ha seguito in diretta la serie 9 anni fa e ora si ritrova davanti tutti i personaggi e la continuazione di quella storia, che per travagliati motivi interni non ha mai avuto il dovuto e meritato finale.

Non è facile perché la serie ha sempre avuto un pregio, quello di saper emozionare, e col bagaglio di 9 anni di attesa ora l’emozione è centuplicata, se possibile.

L’incredibile però, o forse non dovrebbe esserlo, è la familiarità di questo ritorno che permette di superare un autentico stato confusionale degli spettatori. L’inizio del primo episodio è forse la scena più meta nella storia dell’intera serie, con le due protagoniste che si scambiano i soliti dialoghi al fulmicotone e ci dicono che non lo facevano da un bel po’ di tempo, e poi segue una panoramica sulla tanto amata Stars Hollow: in quel momento Rory che torna da un lungo viaggio e rivede tutto siamo noi che torniamo a familiazziare con la serie. La voglia di riconoscere i 9 anni passati ed il distacco nella serie stessa è la mossa migliore di Amy Sherman-Palladino, tornata qui al timone finalmente come sceneggiatrice e regista, perché con un sorriso ci permette di acclimatarci subito. Dopo l’inizio infatti, in cui il fattore stupore è lancinante, è incredibile vedere come la storia scorra fluida e tutti gli attori sembrino scivolare comodamente e naturalmente nei personaggi come il tempo non fosse passato (l’unica a risultare forse un po’ meccanica è Alexis Bledel, ma con lei siamo abituati).

E dove eravamo rimasti?

Gilmore Girls: A Year In The Life

Beh, Lorelai sta con Luke ormai stabilmente per la gioia di tutti, Rory è una giornalista freelancer senza fissa dimora e vive i problemi di tanti giovani che faticano a conquistare il mondo del lavoro, Lane è sempre a casa con la sua famiglia, Paris fa il lavoro perfetto per la sua mente maniaca del controllo, Sookie è partita e ha lasciato momentaneamente la locanda, gli abitanti di Stars Hollow sono tutti più eccentrici come li avevamo lasciati ad iniziare da Kirk, ed infine Emily è rimasta vedova. Sì, la più ovvia evoluzione e la più grande fonte di commozione è la morte di Richard Gilmore, una scomparsa il cui peso è ovviamente accentuato dal fatto che l’attore Edward Hermann ci ha davvero lasciato quasi tre anni fa. E’ bellissimo il modo in cui la serie omaggi Richard – ma soprattutto Edward Hermann – citandolo continuamente e lasciando la sua presenza aleggiare costantemente nelle vicende delle nostre protagoniste, ed è difficile trattenere le lacrime sapendo che la commozione delle interpreti è palpabile e reale, avendo loro perso prima di tutto un amato membro di un cast divenuto famiglia.

Questi primi due episodi del revival confermano tutte le speranze dei fans, perché oltre lo scontato ma ovvio “effetto nostalgia” è quasi confortevole ritrovare l’effervescenza dei dialoghi e le citazioni pop da far girare la testa dei coniugi Palladino, il cui ritmo serrato permette di non annoiare mai pur in episodi da 90 minuti. Oltretutto l’ironia surreale è sempre presente – la gag ricorrente del nuovo fidanzato di Rory del quale tutti dimenticano totalmente l’esistenza è da applausi – e ogni battibecco di Luke con qualcuno è sempre un piacere, come quando torni a casa dopo un viaggio molto lungo. Qualcuno potrà obiettare che anche dopo molti anni l’essenza drammatica della serie è sempre dovuta al sempiterno rapporto problematico tra Lorelai e Emily, e le due in ogni stagione per ogni passo fatto avanti verso la riconciliazione ne hanno fatti po due indietro, ma è innegabile l’interesse e soprattutto la forza della Palladino nel ritratto delle dinamiche familiari, e poi Kelly Bishop e la solita stratosferica Lauren Graham con le sue mille espressioni ci sguazzano alla grande.

Già vedendo il secondo episodio non c’era più sorpresa, non c’era più stupore, è come se questi 9 anni non fossero mai passati, e questa è la maggior forza di una serie che realmente riesce ad entrare nella vita dei propri spettatori. Tutti ora attendono ora i due episodi conclusivi e finalmente scoprire le ormai leggendarie “quattro parole” conclusive che Amy Sherman-Palladino ha scritto fin dalla genesi della serie, ma in un certo senso è già un peccato dover nuovamente salutare queste splendide ragazze.

Gilmore Girls: A Year In The Life

Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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