“L’amica geniale”: dal libro alla serie tv

l'amica geniale serie tv

Dopo essere stati presentati alla Mostra del cinema di Venezia, i primi due episodi della serie tv L’amica geniale arrivano nelle sale in attesa del debutto televisivo.

La tetralogia di Elena Ferrante, L’amica geniale, è un caso editoriale e letterario straordinario. Con milioni di copie vendute non solo in Italia, ma anche all’estero, ha dato nuova visibilità mondiale alla nostra letteratura, dopo tantissimi anni. I suoi libri hanno tenuto con il fiato sospeso lettori con gusti molto diversi. Raramente si era arrivati a parlare di amicizia in maniera così realistica e profonda. Non si entra in contatto solo con le emozioni delle protagoniste, ma anche con il contesto storico e geografico nel quale esse vivono e si muovono. Il tutto è raccontato in maniera asciutta, semplice eppure mai banale, anzi.

Era solo questione di tempo prima che dalla pagina scritta si passasse alle immagini.

Trasportare un libro sullo schermo è sempre un’operazione complessa. Bisogna mantenere inalterato l’anima della storia usando degli strumenti completamente diversi. Inoltre, si corre il rischio di andare contro il mondo immaginato dai lettori, deludendone le aspettative. Sarà così anche per la serie tv L’amica geniale? Sembra proprio di no.

Quel che appare evidente sin dall’inizio è che si tratta di una serie che non ha nulla da invidiare alle grandi produzioni internazionali. Si percepisce subito che è un progetto grande che cerca la qualità. Grandi sono i nomi che sono dietro la produzione: Fandango, Rai Fiction, HBO, TIMVISION Production, Wildside, Umedia. Tra gli sceneggiatori, oltre alla Ferrante, troviamo Francesco Piccolo, scrittore tra i più apprezzati del panorama contemporaneo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Ed è proprio Costanzo a dirigere la serie, lui che tanto ha già dato alla serialità italiana con un capolavoro come In treatment. Sono gli attori a essere poco noti al grande pubblico, ma non deludono affatto le aspettative. Le due piccole protagoniste, Elisa Del Genio (Elena) e Ludovica Nasti (Lila), pur essendo nuove al mondo della recitazione, regalano delle interpretazioni notevoli.

La serie tv ricrea perfettamente l’atmosfera del rione.

Il clima di violenza e povertà è tangibile. Prevalgono sempre la forza, il denaro, l’autorità paterna. La cultura e l’educazione alla bellezza riescono a farsi strada solo a fatica.

Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ogni giorno, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così e basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.

Questo mondo è filtrato dallo sguardo delle due bambine. Uno sguardo attento ma, ovviamente, ingenuo. Ed ecco che le atmosfere diventano ancora più cupe, a tratti quasi horror, mettendo lo spettatore in vere e proprie situazioni di ansia. Quelle paure che leggendo il romanzo pure percepivamo ma con la consapevolezza di fondo che si trovassero soltanto nell’immaginazione delle piccole protagoniste, ora ci vengono scagliate sullo schermo con crudezza e violenza senza possibilità di sottrarcene.

Così come non possiamo sottrarci al mimetismo sonoro che permea la trasposizione televisiva. Se infatti il libro della Ferrante è scritto in un italiano che potremmo definire standard, gli attori della serie tv utilizzano costantemente il dialetto (con l’aiuto dei sottotitoli per i meno avvezzi). Il napoletano è la lingua naturale e quotidiana tanto dei bambini quanto degli adulti. È una scelta importante che sottolinea la volontà di avvicinarsi e ritrarre nel modo più fedele possibile la periferia partenopea del secondo dopoguerra.

L’amicizia tra Lila e Lenù è, anche in questo caso, la colonna portante della storia.

Ciò che ha reso famoso il libro della Ferrante è questo legame tra le due protagoniste così ricco di contraddizioni. Elena e Lila si amano, si odiano, sono complici, si completano, si spronano a vicenda eppure nel corso della vita si faranno anche molto male. Ed è in questa ambiguità, così tipica del reale, che sta la forza di tutta la storia.

Tale ambiguità risulta naturalmente più difficile da rendere con le immagini piuttosto che con le parole e infatti nei primi due episodi della serie non è restituita con la stessa enfasi che caratterizza le pagine del libro. Lila e Lenù sembrano molto legate. Quello che ci viene mostrato è l'”incontro” tra le due, piuttosto che lo “scontro” (che comunque, seppur in parte, si percepisce). Sembra quasi scomparire l’ansia di Lenù derivante dal continuo confronto con l’amica. Sarà interessante vedere le altre puntate per capire in che modo verrà trattato lo sviluppo così complesso del rapporto tra le due.

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Lenù e Lila alle prese con la lettura di “Piccole donne”.

La vera nota dolente della serie televisiva è la voce narrante di Alba Rohrwacher.

Priva di particolari enfasi o emozioni, sembra più una lettura che una rievocazione del passato della protagonista. Inoltre, nella sua voce viene del tutto a mancare la cadenza napoletana che ci saremmo aspettati. Ciò potrebbe anche andare bene se pensiamo che la Elena adulta fa di tutto per cancellare le proprie origini; si poteva optare per un accento toscano oppure per un italiano quanto più pulito possibile. Invece, sentiamo una voce con inclinazioni romanesche, molto sporca dal punto di vista della dizione. Ed è davvero un peccato per la narrazione.

In conclusione, possiamo dire che i primi due episodi della serie tv L’amica geniale, pur con qualche tentennamento, fanno venire la voglia di continuare e rendono giustizia al lavoro dell’autrice.

La serie sarà in programmazione prossimamente su RaiUno con due episodi a settimana per un totale di otto puntate che copriranno gli eventi di tutto il primo romanzo della saga. Noi non vediamo l’ora, e voi?

Federica Crisci e Francesca Papa

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