Venezia 2016: Piuma, la leggerezza dell’incoscienza

piuma

Oltre la trama in sé, se dovessi trovare una vera tematica collante del film direi che Piuma parla di immaturità.

Immaturità dei due ragazzini di fronte all’arrivo di una figlia inattesa, quello dei genitori che sono bambini troppo cresciuti di fronte ai problemi della vita, e in un certo senso….anche l’immaturità cinematografica di una pellicola non riuscita, purtroppo.

Il titolo Piuma non a caso non nasconde la semplicità di una storia apparentemente problematica ma raccontata con estrema leggerezza. La scelta del regista Roan Johnson è appunto volontaria, ma leggerezza del tono ricade completamente nel film, che rifugge la complessità e pur di strappare risate evita di ricordarsi la realtà.

Pare strano a dirsi, essendo Piuma un film dialettale e che parla dei ragazzi di oggi, ma troppe scene preferiscono la farsa di fronte alla vera trattazione dei problemi trattati, e la totale immaturità dei personaggi, o la vera assenza di sentimenti sinceri nelle varie relazioni, svuotano completamente una vicenda “sulla carta” profondamente empatica lasciando soltanto la superficie.

Piuma è una commedia, ed il film è ovviamente divertente, ma oltre alle risate Piuma è un film piuttosto vuoto, vacuo, leggero fino all’esasperazione, fino appunto a diventare inutile, con almeno un paio di linee narrative totalmente fini a sé stesse. Ci si può rivedere, all’inizio, nei giovani Ferruccio e Caterina (perdonatemi se non voglio dire la versione “mocciana” dei nomi nel film) e nei personaggi dei genitori? Assolutamente si, chissà quante volte capita di trovarli per strada, o possiamo anche essere noi stessi. Ma alla fine della pellicola, ci si può ancora ritrovare nei genitori e nei ragazzi? No, perché rimangono soltanto macchiette.

In conclusione, Piuma ha un enorme difetto: voler raccontare la semplicità soltanto con la semplicità stessa, non capendo che la leggerezza, specialmente nel mondo odierno e nel cinema, è uno degli stati d’animo più complicati – ed importanti – da ricreare e comunicare.

Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui