Perfetti Sconosciuti vince i David di Donatello 2016

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Ieri sera è stato il momento dei David di Donatello 2016, il più prestigioso premio del cinema italiano, arrivati alla 60° edizione, ma soprattutto la prima prodotta da Sky Italia.

Non a caso, si è fatto di tutto durante la serata per copiare il format tv degli Oscar (ne parleremo tra poco) e ci sono riusciti persino come distribuzione di premi: se pochi mesi fa infatti a Los Angeles vinse Spotlight con appena due statuette, film e sceneggiatura, ora ai David con esattamente gli stessi due premi vince la commedia di Paolo Genovese Perfetti Sconosciuti.
Un verdetto sicuramente popolare considerando l’ottimo successo al botteghino della pellicola, ma piuttosto strano (una commedia non vinceva da 20 anni esatti, l’ultima Ferie d’Agosto) considerando poi che nella serata hanno fatto incetta di premi, ben 7 statuette ciascuno, Il Racconto dei Racconti e Lo Chiamavano Jeeg Robot (quest’ultimo ha vinto tutti e quattro i premi attoriali).

Prima di ulteriori commenti, ecco tutti i vincitori in tutte le categorie:


MIGLIOR FILM

Fuocoammare
Il racconto dei racconti
Non essere cattivo
Perfetti sconosciuti
Youth – La giovinezza

MIGLIORE REGISTA

Gianfranco Rosi per Fuocoammare
Matteo Garrone per Il racconto dei racconti 
Claudio Caligari per Non essere cattivo
Paolo Genovese per Perfetti sconosciuti
Paolo Sorrentino per Youth – La giovinezza

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE

Carlo Lavagna per Arianna
Adriano Valerio per Banat – Il viaggio
Piero Messina per L’attesa
Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot
Fabio Bonifacci e Francesco Micciché per Loro chi?
Alberto Caviglia per Pecore in erba

MIGLIORE SCENEGGIATURA

Il racconto dei racconti – Tale of Tales
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Perfetti sconosciuti
Youth- La giovinezza

MIGLIORE PRODUTTORE
Fuocoammare
Il racconto dei racconti
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Youth – La giovinezza

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

Àstrid Bergès-Frisbey per Alaska
Paola Cortellesi per Gli ultimi saranno ultimi
Sabrina Ferilli per Io e lei
Juliette Binoche per L’attesa
Ilenia Pastorelli per Lo chiamavano Jeeg Robot
Valeria Golino per Per amor vostro
Anna Foglietta per Perfetti sconosciuti

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA

Claudio Santamaria per Lo chiamavano Jeeg Robot
Alessandro Borghi per Non essere cattivo
Luca Marinelli per Non essere cattivo
Marco Giallini per Perfetti sconosciuti
Valerio Mastandrea per Perfetti sconosciuti

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Piera Degli Esposti per Assolo
Antonia Truppo per Lo chiamavano Jeeg Robot
Elisabetta De Vito per Non essere cattivo
Sonia Bergamasco per Quo vado?
Claudia Cardinale per Ultima fermata

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA

Valerio Binasco per Alaska
Fabrizio Bentivoglio per Gli ultimi saranno ultimi
Giuseppe Battiston per La felicità è un sistema complesso
Luca Marinelli per Lo chiamavano Jeeg Robot
Alessandro Borghi per Suburra

MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Il racconto dei racconti
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Suburra
Youth – La giovinezza

MIGLIORE MUSICISTA
Il racconto dei racconti
La corrispondenza
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Youth – La giovinezza

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
La felicità è un sistema complesso, “TORTA DI NOI”
Non essere cattivo, “A CUOR LEGGERO”
Perfetti sconosciuti, “PERFETTI SCONOSCIUTI”
Quo vado?, “LA PRIMA REPUBBLICA”
Youth – La giovinezza, “SIMPLE SONG #3”

MIGLIORE SCENOGRAFO
Il racconto dei racconti
La corrispondenza
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Suburra
Youth – La giovinezza

MIGLIOR COSTUMISTA
Il racconto dei racconti
La corrispondenza
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Youth – La giovinezza

MIGLIORE TRUCCATORE
Il racconto dei racconti
La corrispondenza
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Youth – La giovinezza

MIGLIOR ACCONCIATORE
Il racconto dei racconti
La corrispondenza
Lo chiamavano Jeeg Robot
Non essere cattivo
Youth – La giovinezza

MIGLIOR MONTATORE
Fuocoammare
Lo chiamavano Jeeg Robot
Perfetti sconosciuti
Suburra
Youth – La giovinezza

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Il racconto dei racconti
Lo chiamavano Jeeg Robot Non essere cattivo
Perfetti sconosciuti
Youth – La giovinezza
Non essere cattivo

MIGLIORI EFFETTI DIGITALI
Game Therapy
Il racconto dei racconti
Lo chiamavano Jeeg Robot
Suburra
Youth – La giovinezza

MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO
HARRY’S BAR, di Carlotta Cerquetti
I BAMBINI SANNO, di Walter Veltroni
LOUISIANA (The Other Side), di Roberto Minervini
REVELSTOKE. UN BACIO NEL VENTO, di Nicola Moruzzi
S IS FOR STANLEY, di Alex Infascelli

Come già accennato, il verdetto è stato piuttosto singolare, testimoniato dall’umore della sala (e dalla reazione degli stessi vincitori) all’annuncio finale. Ripeto, non per demerito del film, che tra l’altro colpevolmente non ho ancora visto e che di conseguenza non posso giudicare, quanto per la traiettoria presa nel corso del serata: il trionfo di un cinema italiano nuovo, originale, con i tanti premi ad un fantasy coraggioso e ad un superhero movie ancora più bizzarro, sono davvero un grosso incoraggiamento per i nostri autori giovani. Poi però per il “premio grosso” si è ripiegati sulla sicurezza e sul plauso del grande pubblico. Una volta che avremmo potuto dire “noi apprezziamo la commedia come nemmeno i premi americani fanno” comunque rimane quel retrogusto amaro da autogol tipicamente italico.
Ma veniamo ora agli aspetti davvero positivi, ovvero la cerimonia stessa, come detto la prima edizione dei David non in mano alla Rai ma prodotta da Sky (e mostrata comunque anche in chiaro su TV8). Dire che la produzione, e la conduzione del simpatico Alessandro Cattelan, è promossa, è quasi un eufemismo. E’ stata chiara la voglia di copiare il format degli Oscar, ma è stata una scelta azzeccatissima, perché cose semplici ma efficaci (vedi le bellissime clip di presentazione delle varie categorie) non solo hanno funzionato benissimo, ma sono sembrate quasi rivoluzionarie dopo decenni di produzione amatoriale della Rai (mi vengono i brividi a ripensare a Tullio Solenghi che, cartelletta alla mano, reggeva il microfono ai vari presentatori). Dalle battute di Cattelan, alla presenza di mostri sacri del nostro cinema come Dante Ferretti e Vittorio Storaro, fino alla collaborazione comica del gruppo The Jackal (l’esilarante clip d’apertura della serata col cameo finale di Paolo Sorrentino è una perla da tramandare ai posteri), tutto ha dato finalmente l’idea di organizzazione e voglia di fare bene: a volte pagare dei veri autori televisivi non è poi così folle, fortunatamente. Unica pecca, e qui non c’è colpa di Sky, è stata la platea e il pubblico presente: ma lo sapevano gli attori seduti in sala che si poteva ridere alla battute di Cattelan, o sono troppo snob per farlo? Capisco che anche per loro una cerimonia così “straniera” è una novità a cui doversi abituare – e ad esempio imparare a leggere il gobbo elettronico aiuterebbe – ma un atteggiamento così serio, forzatamente istituzionale, è totalmente deleterio per l’apparenza tv e per l’intrattenimento del pubblico a casa.
Emanuele D’Aniello

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