“Donne che innovano”: 20 storie per un mondo migliore

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“Donne che innovano” è il titolo del libro d’esordio di Giada Palma, trentenne veronese con alle spalle studi di giurisprudenza e matematica, ma soprattutto una grande passione per l’innovazione e l’imprenditoria. Il libro, presto in pubblicazione anche tradotto in lingua inglese, si presenta con una veste particolare, un formato quadrato che già dalle prime pagine ricorda le stampe delle enciclopedie. Colori, citazioni e venti storie raccontate nel 2020. Le storie sono le finaliste di un premio europeo dedicato proprio alle donne che innovano. Lo avevate mai sentito nominare? No? Nemmeno Giada lo conosceva: lo ha scoperto per caso nell’estate della Pandemia. Il viaggio di questo libro comincia proprio in un momento di crisi e di incertezza ed è dedicato a tutte le persone che “coltivano un sogno”.

Donne e STEM

Un punto di svolta, queste storie, anche secondo la professoressa e imprenditrice Josette Dijkhuizen, la quale – nella prefazione del libro – sostiene che tra 10 anni capiremo quanto queste donne abbiano plasmato il futuro della prossima generazione. Non possiamo negare, infatti, che ancora oggi ci siano settori in cui il genere femminile venga preso meno sul serio di quello maschile: i fatti possono fare la differenza, specialmente se raccontati e resi noti. Ma soprattutto, i fatti possono ispirare.

Dalla stampa 3D all’intelligenza artificiale, dall’omeopatia alla rigenerazione ossea, “Donne che innovano” è un libro da sfogliare piacevolmente alla ricerca di verità e coraggio.

Tra le venti storie quale ti ha colpito di più e perché?

È una domanda che mi fanno spesso, eppure per me è impossibile stilare una classifica o esprimere preferenze, perché sono affezionata a tutte le storie e leggo in ciascuna dei tratti distintivi che me ne fanno affezionare. Di Jalila Essaidi ho amato l’animo artistico e spirituale, di Rima Balanaskiene gli stretti legami familiari, di Galit Zuckerman ammiro la determinazione, mentre adoro il robottino di Karen Dolva… Ma sono solo degli esempi.

La scelta grafica del libro è molto particolare, ricorda un’enciclopedia: da cosa deriva?

A dire il vero l’ispirazione è tratta da alcuni libri editi da Chronicle Books, intersecati con National Geographic, che è la mia rivista preferita. Volevo fosse un libro colorato e prensile, nel senso che il lettore deve essere in grado di approcciare un argomento anche in modo discontinuo, entrando e uscendo a seconda delle sue emozioni. 

Venti storie per venti Paesi: quali sono le differenze riscontrate tra queste donne, unite dal fil rouge dell’innovazione?

Ci sono differenze evidenti, prime fra tutte l’età, il carattere, l’educazione ricevuta, il tipo di cultura e il Paese d’origine. Trovo però più interessanti i punti in comune, che sono sicuramente meno evidenti eppure più profondi. Sono donne che condividono una certa idea di futuro, e un’ambizione che non è solo individuale ma, al contrario, ha una forte vocazione sociale.

“Attraverso l’ingegneria scopro il mio lato creativo”, afferma Neus Sabaté. Possiamo affermare che nel mondo, oggi, c’è anche posto per le ingegnere oltre che per gli ingegneri?

Diciamo che c’è sempre più spazio per le donne, uno spazio che stiamo conquistando con fatica. La STEM dovrebbe essere per eccellenza un terreno adatto alla parità di genere, proprio per la sua natura più spiccatamente quantitativa, e invece le disparità sono più evidenti qui che altrove. Cominciano però ad arrivare messaggi diversi e si diffonde una sempre maggiore consapevolezza.

Le ragazze sono sempre state scoraggiate a proseguire con studi scientifici all’università: tu hai studiato matematica. Ti sentiresti di portare il tuo libro nelle scuole per ispirarle e motivarle?

Mi piacerebbe davvero molto. Il mio libro nasce proprio con l’idea di offrire alle ragazze di oggi uno strumento di lettura diverso del mondo del lavoro nella STEM. Quando mi sono diplomata la mia prima scelta è stata giurisprudenza, credo anche perché all’epoca l’orientamento scolastico praticamente non c’era, e si andava un po’ a naso, spesso seguendo la tradizione familiare. Vorrei che questo libro fosse anche l’occasione per avvicinarsi alle carriere scientifiche.

Come ti immagini l’imprenditoria post Covid-19?

Domanda difficile. Leggo delle tendenze, in primis alla flessibilizzazione del lavoro sia in termini geografici che temporali, ma questo è al contempo sia un rischio che un’opportunità. Le donne erano “smart workers” anche ai tempi della rivoluzione industriale, giustificando così una minore retribuzione in cambio della possibilità di svolgere il lavoro da casa. Oggi abbiamo l’opportunità di ripensare anche il modo in cui si lavora, non sprechiamola!

Alessia Pizzi

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