Ipponatte, il poeta che sa che i soldi non fanno la persona | Lirici Greci

Ci sono cose che i soldi non possono comprare: l’amore, la stima e l’affetto dei cari, la dignità, la libertà, la cultura. Soprattutto se si è sufficientemente maturi per saper gestire il denaro. In modo particolare oggi, perché viviamo in una società consumistica.

Ci sono infatti due tipi di ricchezza: quella interiore, che si coltiva soltanto attraverso il tempo e l’esercizio, e quella esteriore, che può esserci data – così come può esserci tolta – nel giro di un secondo.

Ecco, Ipponatte, un poeta lirico vissuto verso lo scorcio del VI sec. a.C., aveva già capito tutto ciò.

Perché i borghesi sono rozzi?

Ipponatte, che apparteneva ai circoli aristocratici, nelle sue poesie denuncia la decadenza dei valori morali della polis. Lo fa perché a prendere il potere è una nuova classe dirigente: i commercianti o, se preferite, i moderni “borghesi” per intenderci.

La differenza tra aristocrazia e borghesia sta proprio nel fondamento dei loro poteri: l’aristocrazia ha un potere di discendenza, legato ai latifondi, mentre la nuova “borghesia” – anche se è anacronistico definirla così – basa il suo potere sul denaro guadagnato.

I soldi garantiscono sì a questi nuovi ricchi il potere, ma per gli aristocratici – e quindi anche Ipponatte – queste figure rimaranno sempre rozze e poco eleganti: mancano infatti della paideia, del senso della cultura ed educazione tipici degli aristoctatici. Non sono “ricchi dentro”, culturalmente e dal punto di vista dell’educazione.

Possiam parlare di “realismo”?

La poesia di Ipponatte di solito viene definita “realistica”, però bisogna stare attenti! Quando nella letteratura greca si parla di “realismo” non vuol dire che si cerca di rappresentare la realtà per una pura ricerca della verità nuda e cruda. Lo si fa per creare umorismo.

Un esempio è l’episodio di Tersite nell’Iliade: dice, sostanzialmente, che non gli importa nulla della Guerra di Troia, perché non ha persone care coinvolte da salvare. Peccato che venga malamente bastonato. Qual è il motivo? Non perché dica cose sbagliate – Achille, quando litigava con Agamennone, aveva detto più o meno la stessa cosa. Ma perché, un po’ come oggi, dipende anche da che pulpito arriva la predica. Quindi se lo dice Achille, che è uno dei guerrieri più valorosi, è un conto; se lo dice Tersite, che non ha né un aspetto fisico degno di nota, né, tanto meno, un coraggio militare eccellente, è un altro. Riceve un paio di bastonate perché deve star zitto: non è all’altezza di poter espimere un pensiero così tanto anticonformistico. Questa scena viene descritta con realismo, perché si vuole fare umorismo su questa figura.

E questo ritorna anche in altri passi della letteratura greca: se noi pensiamo a quella “bomba sexy” del Ciclope di Teocrito, quel mostriciattolo che tenta di sedurre Galatea, notiamo anche lì un estremo realismo. Il mostro tenta in tutti i modi di attrarla attraverso espedienti alquanto goffi. Non può comporre chissà quali poesia; parliamo di un pastore che non conosce la civiltà. Quindi noi vediamo questo mostro che si gonfia come un gallone cercando di far vedere i suoi… “punti di forza”: i formaggi e i prodotti della sua attività. Anche qui è presente il realismo, perché si vuole ridere.

Frammento 32 West: Ipponatte barbone

Ermes, caro Ermes, rampollo di Maia, Cillenio

ti supplico: ho un freddo cane

e batto i denti…

dà un mantello a Ipponatte, e una vestina

sandaletti e babbucce, e poi d’oro

sessanta stateri in un altro mucchio.

Anche Ipponatte usa il realismo: lui, aristocratico snob con la puzza sotto il naso, finge di essere un mendicante. Già fa ridere. Finge di essere povero per criticare la nuova borghesia. Questa parodia inizia dalle prime righe: fa riferimento ad Ermes, dio dei commercianti sì, ma anche dei ladri. Di tutti quelli che “si arrangiano”, si arrampicano sui vetri per riuscire in qualcosa insomma. Si tratta di gente che, però, arriva dal nulla. Qual è il messaggio di fondo? Non si meritano il potere che stanno acquisendo.

Un altro dettaglio che ci fa capire che Ipponatte ci sta prendendo in giro è la richiesta dei “sandaletti“. Uno che muore di fame non ha bisogno dei sandali preziosi. Questo dettaglio è un altro indizio del “realismo” che serve per fare umorismo. Parliamo di un realismo letterario.

Un’altra critica verso i ceti mercantili la si vede anche per il numero e il tipo di monete elencate alla fine: una caratteristica che ritorna anche in altri componimenti. Questa attenzione quasi maniacale sui soldi rappresenta la ricchezza dei commercianti. Non è ricchezza di nascita, non sono proprietari terrieri. Ma era gente che doveva arrangiarsi per poter ottenere soldi.

Frammento 36 West: Pluto

Venuto in casa mia, Pluto – è cieco del tutto –

non disse mai: «Ipponatte,

ti do trenta mine d’argento,

e tante altre cose»: ha animo vile.

Anche qui Pluto, esattamente come Ermes prima, è dio delle ricchezze. Pluto è cieco: dà i soldi a chi non se li merita, cioè i ceti mercantili. Sono dei nuovi ricchi pezzenti che hanno semplicemente avuto fortuna, e si vede. Inoltre, ancora una volta l’attenzione al numero e al tipo di monete: il fondamento del potere dei ceti mercantili.

Già Archiloco aveva introdotto la nuova mentalità mercantile attraverso il celeberrimo frammento dello scudo gettato. Perché lo getta? Perchè ne compra un altro. La nuova mentalità è basata sui soldi. Anche un altro poeta lirico, quello più politico, Solone, dirà che bisogna stare lontano dai “cattivi”, cioè la nuova borghesia.

Importante è anche la firma (σφραγίς), tema che si ritrova in tanti altri poeti lirici, ed è emblema della crescente consapevolezza di individualità.

La rissa con Bupalo

Tu, stordito da Zeus, quale tagliaombelichi

ti strigliò e lavò mentre sgambettavi?

Tenetemi il mantello, voglio colpire Bupalo all’occhio:

sono ambidestro e non manco un colpo.

Bupalo era un famoso scultore, il diverbio sarebbe sorto perché i due artisti avevano raffigurato in modo troppo forte le deformità fisiche del poeta, come basso e storto. L’immagine della rissa è metaforica: si colpisce sì nell’occhio, ma non con le botte, ma con la poesia. L’espressione “stordito da Zeus” non va, in questo caso, ad indicare uno scontro con le botte, ma con la poesia.

Conclusione

Ipponatte sarà un modello importante per il futuro della letteratura greca: archetipo della commedia, la risata come veicolo umano per denunciare la decadenza e le aberrazioni della società.

Lorenzo Cardano

Studente di Lettere Classiche, da sempre innamorato degli infiniti modi che l'essere umano ha di esprimere se stesso, il suo entusiasmo e il suo tormento; per questo ho scelto di fare della letteratura la mia strada.

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