Mimnermo, il poeta che non vuole invecchiare | Lirici Greci

Tra tutti i poeti lirici, Mimnermo è quello più legato al tema dell’età. Invecchiare è un dramma per tutti. Perdere il proprio fascino ancora di più. Ma, a questo punto, cosa sarebbe meglio tra una vecchiaia passata dolorosamente e una morte rapida? Per Mimnermo, la morte. Come si potrebbe, infatti, passare un periodo della propria vita rinunciando ai suoi piaceri?

I fragili doni di Afrodite – frammento 1 West

Quale vita, che dolcezza, senza Afrodite d’oro?

Meglio morire quando non avrò più cari

gli amori segreti e il letto e le dolcissime offerte,

che di giovinezza sono i fiori effimeri

per gli uomini e le donne. Quando viene la dolorosa

vecchiaia che rende l’uomo bello simile al brutto,

sempre nella mente lo consumano malvagi pensieri;

né più s’allieta guardandola la luce del sole;

ma è odioso ai fanciulli e sprezzato alle donne

tanto grave Zeus volle la vecchiaia.

In questo frammento Mimnermo ribadisce come sia meglio la morte rispetto a una vita trascorsa senza piacere. I piaceri sono collegati all’eros. La rappresentazione del fiore, nella prima parte, viene normalmente associata alla giovinezza, che permetteva di ottenere fama e gloria. La vecchiaia, al contrario, porta alla decadenza psicofisica e sociale nell’ultima parte del componimento.

Come le foglie – frammento 2 West

Noi come le foglie che fa crescere la stagione molto fiorita della primavera, non appena crescono ai raggi del sole, simili a queste per il tempo di un cubito godiamo dei fiori della giovinezza, senza sapere dagli dei né il male né il bene; ma le nere Chere incombono, l’una con il termine della dolorosa vecchiaia, l’altra della morte: brevissimo è il frutto della giovinezza, quanto si estende sulla terra il sole. Ma quando sopraggiungerà questo termine della stagione, subito (è) meglio essere morti che la vita: infatti nell’animo ci sono molti mali: da una parte il patrimonio va in rovina, e giungono le odiose vicende della povertà; un altro a sua volta è privo di figli, dei quali soprattutto desideroso se ne va sotto terra nell’Ade; un altro ha una malattia che divora l’animo: non c’è nessuno tra gli uomini a cui Zeus non dia molti mali.

L’idea della gioia splendida, ma breve, della giovinezza diventa oggettiva attraverso la celebre comparazione delle foglie. In questo caso, Omero funge da modello non solo per la presenza di epiteti tradizionali, ma anche per un esplicito riferimento a un famoso passo (Iliade VI, vv.146-149).

Nelle prime righe c’è un riferimento all’eccessiva giovinezza come momento di estrema ingenuità, perché non si riesce a distinguere che cos’è bene e cosa male. Tale tema ritorna anche nella tragedia greca, in particolare in Sofocle.

Importante, infine, è anche la chiusa gnomica: viene rielaborato sì il modello omerico, ma la parte finale mostra come il destino individuale di ciascuno (Μοίρα) sia caratterizzata da dolore.

Titono – frammenti 4, 5, 4-8 West

A Titono Zeus diede da sopportare male infinito

Titono, o Titone, era figlio di Laomedonte e di Scamandro, figlia del dio fluviale. Suo fratello, chiamato Priamo, divenne re di Troia. Rapito da Eos, che lo voleva per sempre come amante, la dea ottenne per lui l’immortalità, ma non l’eterna giovinezza. Fu infine trasformato da Zeus in una cicala.

In questo componimento, l’infinita vecchiaia di Titono viene vista come condanna secondo l’ottica di Mimnermo. Titono è condannato ad invecchiare per sempre. La sofferenza umana è orribile, ma ancora peggio la vecchiaia che dura in eterno: non c’è una morte che ci libera dai mali.

Ma al pari di un sogno è effimera

la preziosa giovinezza: carica di dolore e deforme

presto incombe sul capo la vecchiaia

che rende l’uomo odioso e disprezzato, irriconoscibile

e avvolgendolo ne deturpa lo sguardo e il pensiero.

La vecchiaia è descritta come una nebbia che offusca gli occhi e la mente, perché presbiti e smemorati. Anche in questo caso, il modello è omerico: Iliade XIV, vv. 252 ss.

La risposta di Solone – frammento 20 West

Il frammento qui sotto presentato è una risposta, da parte di Solone, altro poeta lirico, a Mimnermo. Se Mimnermo si augura di morire prima della vecchiaia, Solone sostiene al contrario che ogni età della vita sia degna di essere vissuta fino in fondo.

Codesto verso toglilo, ti prego, dammi retta,

non m’invidiare se la penso meglio,

cambia, dolce poeta, le parole e canta:

«Ottantenne mi colga il dì fatale».

[…]

E non manchino lacrime alla mia morte: ai cari

vorrei lasciare eredità di pianto.

[…]

Sempre imparando molte cose invecchio.

Lorenzo Cardano

Studente di Lettere Classiche, da sempre innamorato degli infiniti modi che l'essere umano ha di esprimere se stesso, il suo entusiasmo e il suo tormento; per questo ho scelto di fare della letteratura la mia strada.

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