“Roma, Pigneto”: Matteo Casilli racconta il suo libro fotografico

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pigneto roma matteo casilli intervista

Roma è famosa per la bellezza e la varietà dei suoi quartieri, uno su tutti il Pigneto.

Per Pigneto si intende una zona situata a cavallo tra Porta Maggiore, Via Prenestina e Via Casilina, non troppo distante dal cuore di Roma. Negli ultimi anni ha subito una metamorfosi che lo ha reso uno dei luoghi principali della movida capitolina. La conseguenza è stata la nascita di un fitto sottobosco cuturale che anima le vie di questo luogo “Pasoliniano”, dove sono stati girati, tra tutti, Accattone e Roma Città Aperta.

Tra gli esponenti artistici locali troviamo Matteo Casilli. Classe 1983, fotografo, i suoi lavori si focalizzano, con uno sguardo delicato e mai invadente, sulla presentazione di suggestivi ritratti umani che ne sottolineano la psicologia. Recentemente è uscita la sua nuova raccolta fotografica Roma, Pigneto (Giulio Perrone Editore), che immortala il quartiere coi suoi abitanti. Per l’occasione abbiamo deciso di incontrarlo ed intervistarlo:

Partiamo dal principio. Chi è Matteo Casilli?

Matteo Casilli è un ragazzo che è riuscito a trasformare la sua passione in un lavoro dopo anni di studio e sacrificio. In passato ho frequentato un istituto d’arte diventando maestro d’arte applicata in pittura. Mi sono poi laureato in cinematografia al Dams di Roma Tre e ho svolto un master in fotografia, che è diventata la mia arte di riferimento.

Cosa ti ha catturato del mezzo fotografico?

La possibilità di esprimere al meglio i miei pensieri e quello che davvero provo. Non mi reputavo portato per la pittura, mentre nel settore dei video avevo troppa poca libertà di azione.

Invece cos’è che ti ha portato al Pigneto?

Nasco a Centocelle. Ho vissuto per nove anni a Garbatella oltre a una breve esperienza a New York. In seguito affronto un anno particolarmente difficile per problemi lavorativi e di relazione, da lì nascono i lavori No Surprises e Musician. Avevo bisogno di un nuovo inizio e un amico mi suggerì una casa al Pigneto. Nonostante i pregiudizi iniziali, col tempo mi sono innamorato del posto e della sua gente. Il Pigneto è un quartiere dove non devi vergognarti di dire che fai il creativo, l’artista, il giornalista. È un posto pieno di vibrazioni.

A cosa pensi sia dovuta questa particolarità?

Chissà. Forse le case poco alte, o sarà che mi piace godermi la vita, approfondire le persone che conosco. Ho trovato nel Pigneto un grande contenitore in cui coesistono vecchio e nuovo. Puoi trovare molte storie, in un incontro tra romanità ed esotico. 

Da dove nasce l’idea di una raccolta fotografica con gli abitanti?

Seduto al Bar Necci, scherzando con l’editore. Ma da una semplice battuta siamo arrivati a un libro di 148 foto e con un mood omogeneo.

Come sono stati scelti i soggetti?

Fin da subito volevo individuare più persone proprio perché chiunque ha qualcosa da raccontare. Ho dapprima consultato la mia cerchia di amici, di lì in poi è si è scatenato un effetto domino grazie al passaparola e ai social. Ho dovuto fare anche qualche scrematura.

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Domenico (ex ferroviere)
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Serena (attrice)

Mentre scattavi, hai fatto caso ad aspetti del Pigneto e della sua gente che inizialmente non avevi notato?

Sono stato colpito da molte persone sia in positivo che in negativo. Con chi ha accettato di farsi fotografare ho cercato di stabilire un contatto umano, parlandogli del mio progetto e chiedendo a loro volta di raccontarsi. Credo che le relazioni siano la cosa più importante per chi fa questa professione.

Pensi che una foto possa raccontare di una persona o si limita a cogliere l’attimo?

Dipende da come si scatta, oltre che dal perchè. Nei miei ritratti ho sempre cercato di immortalare l’anima di una persona, la sua vera essenza. Per raggiungere lo scopo cerco di entrare nei soggetti, quindi è importante, ribadisco, parlarci molto prima di mettersi all’opera.

Tutte le immagini sono in bianco e nero: scelta stilistica?

Non ero partito con questa idea, ma strada facendo ho sentito l’esigenza di dare un tono riconoscibile al lavoro. Il bianco e nero rievoca la storia del Pigneto e conferisce una patina di uniformità. Tuttavia i prossimi scatti mi piacerebbe svolgerli a colori.

I social media hanno cambiato il tuo modo di approcciarsi alla professione?

Ai social devo molto. Grazie ad essi ho potuto farmi conoscere a una vasta platea di persone e mi sono utili nel lavoro. L’ importante è saperli usare in maniera intelligente, le foto sono un dono, e come tali vanno mostrate e condivise con gli altri, non tenute per sé. Dal punto di vista tecnico poi, una bella immagine si può scattare anche con attrezzatura amatoriale, perchè è l’idea che conta.

Una domanda “politica”: in una Roma che oscilla tra degrado e rilancio, pensi che l’arte e la cultura possano avere un peso rilevante? E da uomo del settore, cosa pensi si possa fare in meglio?

La cultura è parte fondamentale di una società. Dove c’è cultura c’è più umanità. Viceversa, dove risulta assente è più facile che ci sia violenza, che attecchiscano odio ed intolleranza, come accade purtroppo in periferia. Per questo motivo è stata spesso usata a scopo manipolativo. Non solo ci vuole più cultura, ma bisogna farla arrivare a tutti. Ed è questa la nostra missione.

Dove possiamo trovare Roma, Pigneto? Nuovi progetti in cantiere?

Roma, Pigneto è disponibile in tutte le librerie ed è ordinabile anche su Amazon. Se siete di zona potete contattarmi sui social e ve lo consegno di persona!
Per quanto riguarda i nuovi progetti, ho mille nuove idee che dovrò per forza scremare. Solitamente gli spunti migliori nascono dal nulla, magari ti si accende la lampadina o una persona può ispirarti.

L’intervista è conclusa. Vuoi aggiungere qualcos’altro?

Ci tenevo a ringraziare Giulio Perrone Editore e Antonio Sunseri per l’occasione, oltre a Davide Enia per la splendida introduzione al libro. Grazie anche a te per l’intervista. Un saluto a CulturaMente e a tutti i suoi lettori!

Lorenzo Balla

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