Venezia 2017: mother! l’orrore della noia

mother

Qualcuno ci restituisca il vero Darren Aronofsky, per favore.

Non credo che il flop creativo di Noah gli abbia rovinato la visione personale, assolutamente. Ma invece di risorgere dalle sue ceneri, il regista col misterioso mother! è scivolato nuovamente su una gigantesca buccia di banana.

Il film con protagonisti Jennifer Lawrence e Javier Bardem è uno stranissimo miscuglio di horror, tensione, soprannaturale, e noia. Soprattutto quest’ultimo punto, purtroppo. Non c’è una vera e propria storia da raccontare, e nemmeno forti immagini che possano trainare visivamente il film. E, peccato maggiore, è completamente assente un qualche accenno all’emozione. mother! è un film vuotissimo, incapace di creare turbe psicologiche dei personaggi, che va avanti per accumulo senza dare un significato a ciò che offre.

Oltretutto, non riesce nemmeno a sfruttare i trucchi del genere.

Ciò che impedisce alla visione di essere quantomeno divertente, quantomeno avvincente, è l’assenza di colpi di scena. Un film che ci presenta senza ombre la fine, e quindi procede verso il punto che tutti attendono, senza ribaltamenti improvvisi o momenti che possano far cambiare rotta  e sorprendere il pubblico. L’allegoria Dio-Natura-uomini cattivi è fin troppo lampante, ovviamente, ma un film non può essere 100% allegoria. E pertanto spreca i suoi protagonista, con la Lawrence, sempre brava e intensa, costretta però a recitare solo e soltanto di reazione nella passività totale.

Il Cigno Nero era stata una felice esperienza nel genere per Aronofsky, ma lì il lavoro sui personaggi, e soprattutto sulla loro psiche, era completamente diverso. Qui il regista si abbandona agli eventi, che non dà mai l’idea concreta di avere in mano le redini del carro, anzi, non dà proprio l’idea che lui stesso capisca cosa sta realizzando, troppo impegnato nel metaforone onnipresente. E scorrendo la sua filmografia, vedendo che tutti i suoi migliori film sono quelli realisti creati attorno alle vicende tragiche dei protagonisti, e tutti quelli meno riusciti sono quelli in cui l’elemento soprannaturale ha la preponderanza, non è difficile consigliargli di continuare a seguire solo una strada tra le due.

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Emanuele D’Aniello

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