Venezia 2017: Ammore e Malavita, musica al ritmo di pallottole sul golfo di Napoli

ammore e malavita

Indovinare quale sia il film più coinvolgente del Festival di Venezia 2017 può essere una sorpresa.

È un musical italiano, prima di tutto. Anzi napoletano, precisione fondamentale. Non si prende minimamente sul serio come tono o atmosfera, ma è assolutamente serio e rispettoso nel ritratto della storia e dei propri personaggi. È divertente, coreografato, persino avvincente.

In poche parole, questo mash-up di generi in salsa neomelodica è il cocktail dei fratelli Manetti più riuscito. Soprattutto perché, nonostante gli scenari offerti, la lingua e la musica di riferimento, Ammore e Malavita non è un film dedicato esclusivamente al pubblico napoletano. È impossibile non ridere e rimanere stupefatti dalle canzoni e dai balletti del film a qualsiasi latitudine geografica.

Ciò che più conta però in questo caso è il coraggio dell’operazione. I Manetti girano un film per il livello medio delle produzioni italiane assolutamente rischioso senza però fare qualcosa di rivoluzionario o strano: Ammore e Malavita per due ore intere intrattiene e non smette mai di far sorridere, evitando sempre quel senso del ridicolo su cui potrebbe cadere in ogni singola scena.

Quella dei Manetti infatti non è una parodia, ma un’autentica storia di musica, amore e criminalità.

C’è la forza di prendersi in giro, come nella canzone dedicata alla sovraesposizione mediatica di Scampia, ma il film si regge sui propri piedi affidandosi ai generi. Mischia la gangster story al divertimento del citazionismo, eleva la sceneggiata alla Merola verso la storia d’amore canonica, sfrutta la commedia per evitare il facile melodramma. Insomma, fa ridere tanto ma non di sé stesso.

Ammore e Malavita è certamente una sorpresa nella stagione, e una delle più piacevoli del recente cinema italiano. Conferma, come se ancora avessimo dubbi, che la forza è tutta nel coraggio, nella voglia di rischiare, nell’intelligenza di parlare al pubblico senza darlo per scontato. È puro ed incontaminato amore per il cinema stesso, e ciò non può che essere contagioso.

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Emanuele D’Aniello

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