Tutti i Soldi del Mondo, non bastano da soli a fare un buon film

Tutti i Soldi del Mondo

E niente, nemmeno l’ombra di Kevin Spacey è servita a qualcosa.

Questa premessa vuol dire due cose, una positiva e una negativa. Avete sentito certamente parlare della brutta storia che ha visto coinvolto il noto attore, una storia che lo ha fatto letteralmente cancellare dal film ad un mese dall’uscita dalle sale, costringendo il regista Ridley Scott a rigirare le sue scene con Christopher Plummer al suo posto in soli 9 giorni.

La premessa positiva è che i reshoots con Plummer sono stati praticamente perfetti. Se qualcuno vivesse sotto una roccia e non conoscesse i problemi, non noterebbe la differenza. Le scene nuove sono state girate perfettamente, inglobate senza soluzione di continuità nel resto, e Plummer più che un corpo estraneo aggiunto all’ultimo pare essere il motore di tutto. La premessa negativa è che, se togliamo la storia di Spacey, del film non rimane praticamente nulla.

Perché diciamolo, Tutti i Soldi del Mondo è diventato famoso solo per questa situazione improvvisa. Senza di essa, è l’ennesimo film mediocre del recente Scott, e l’ennesimo film inutile che vediamo al cinema recentemente.

Tutti i momenti migliori coinvolgono Christopher Plummer, che domina la scena col suo incidere insicuro ma deciso. Una versione al veleno di Scrooge, un personaggio odioso ma su cui gravita tutto e tutti. L’abilità dell’attore è quella di essere spietato e e assolutamente convincente, riuscendo però ad infondere quell’1% di umanità che lo differenzia da un banalissimo villain. L’ironia della cosa è che, appunto, Plummer non era nel film fino a un mese fa.

Il resto, è un thriller che di veramente avvincente, veramente teso ha pochissimo. Non ha un tema centrale – o meglio, lo perde quando Plummer non è in scena – e rimane solo il racconto della storia del rapimento Getty. In questo però, avendo modificato molto dalla realtà per inserire elementi assolutamente poco credibili, perde ogni efficacia emotiva. Non aiuta la ridicola caratterizzazione dello scenario italiano, la scelta di un attore francese per fare il pastore calabrese, o l’ennesima performance lagnosissima di Mark Wahlberg.

Tutti i Soldi del Mondo è un godibile film che diventa inutile ancor prima che finisca. Allora, è quasi meglio vederlo come un esperimento, studiare come un regista e un attore, entrambi ultraottantenni, abbiano salvato la barca in soli 9 giorni prima che affondasse in maniera assolutamente impeccabile.

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Emanuele D’Aniello

Emanuele DAniello
Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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