Torino 2019, True History of Kelly Gang

True History of Kelly Gang

Gli australiani hanno pochissime figure leggendarie legate alla loro storia. Le poche che hanno se le tengono così strette da renderle miti onnipresenti. Pensiamo appunto a Ned Kelly, il celeberrimo bandito a cui quasi ogni regista australiano ha dedicato un biopic. Una pazzia, direte voi.

Una normalità, aggiungo io, perché non scopriamo certo ora che gli australiani sono tutti pazzi. Loro, e di conseguenza il loro cinema.

Una conferma allora è True History of Kelly Gang, poiché arriva da uno dei più pazzi, Justin Kurzel. Il suo approccio al mito di Kelly, forse proprio per evitare il ripetitivo, è spogliarlo di ogni aura leggendaria, ogni bontà, ogni epicità, e raccontare le imprese di un “semplice” criminale di strada. Kurzel però, oltre le gesta, è più interessato a comprendere le origini e le motivazioni che hanno portato un ragazzo a diventare Ned Kelly. Non a caso, la trama di altri film sul bandito, qui invece, è relegata soltanto all’ultima mezz’ora.

La ricerca di True History of Kelly Gang è tutta legata ai legami di sangue, alle pressioni dell’ambiente, alla formazione sociale che crea la forma mentis di una persona. Ned Kelly non diventa il più famoso bandito del suo popolo perché lo ha deciso, ma perché altri lo hanno deciso per lui. La pazzia degli australiani scorre nel loro DNA, nel destino di una popolazione discendente di carcerati relegati dall’impero britannico in un’isola gigantesca sperduta a contatto con una selvaggia natura sconosciuta e sterminata. Il perenne e irrisolto contrasto tra civiltà e natura feroce è presente e fondamentale in True History of Kelly Gang, la valvola che dà vita a un sentimento represso di ribellione.

Tale comunione di sangue tra mito e realtà avvicina tanto Kurzel a Kelly, infatti il film è partigianamente dalla parte del criminale. Non c’è dubbio anche nello schematismo dei personaggi: ci sono cattivi, ma i cattivi australiani hanno la motivazione dell’oppressione.

Questo senso e necessità di rivalsa guida ogni elemento del film. Ne pervade l’inizio, quando crea l’atmosfera. Segue nella parte centrale, quando il ritmo onestamente inizia a calare. E riesplode in un finale incandescente, quando la follia è ormai solo l’ennesimo strumento per concimare il terreno della mitologia popolare australiana. Un racconto di verità e falsità al tempo stesso questo True History of Kelly Gang, come l’inizio del film tende a precisare. Dopotutto, nulla è tutto vero e nulla è tutto falso quando si parla di folklore popolare: l’unica cosa che conta, è unificare gli sconfitti sotto la stessa bandiera.

 

Emanuele D’Aniello

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