“Tre piani”: il tumulto della psiche in una palazzina borghese

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Nanni Moretti torna sul grande schermo con il film “Tre Piani”, tratto dall’omonimo romanzo di Eshkol Nevo.

La regia è estremamente fedele e rispettosa dell’opera letteraria ed i singoli personaggi rispecchiano egregiamente la scrittura di Nevo.

Il film si apre con un evento molto traumatico: un incidente mortale che vede alla guida il figlio di Nanni Moretti, un magistrato con uno spiccato senso di responsabilità ed un’elevatissima (forse troppo!) morale. Tutta la trama si snoda intorno ad una palazzina della borghesia romana, situata in un quartiere di Prati. Già a partire da questa informazione vediamo una differenza sostanziale con il romanzo che si svolge, invece, a Tel Aviv.

La trama riguarda tre famiglie, ognuna situata su un piano, ciascuna con una propria storia ed un proprio conflitto interiore evidente. La storia sicuramente non è quella che dipinge famiglie della “mulino bianco”. Al contrario, sono storie ognuna con una propria dignità, che dipingono personalità complesse, turbolente, controverse, e, per certi versi, molto solitarie. Tuttavia, tutte e tre le famiglie hanno un elemento in comune. Quest’ultimo riguarda il tema della genitorialità e, di conseguenza, il tema dell’amore. Se da un lato abbiamo la rappresentazione della genitorialità come controllo, in alcuni tratti anche ossessivo, ma anche come amore, dall’altro lato abbiamo la rappresentazione, anzi, la presenza dei bambini. Lo sguardo fanciullesco ed ingenuo di questi ultimi, tutti con una recitazione molto convincente e naturale, si contrappone con il loro “essere adulti”. È un paradosso. È proprio da questa contraddizione che esce l’aspetto drammatico, a tratti commovente, della storia. Non sono pochi i momenti, infatti, in cui i ruoli si capovolgono: in cui i figli fanno da genitori, da guida.

I tre piani del palazzo, sono simbolicamente, i 3 stati elaborati da Freud, le cosiddette istanze freudiane della personalità. Abbiamo l’“ES”, al primo piano, personificato da Riccardo Scamarcio: un padre di famiglia ossessionato dalla propria realtà delle cose e dei fatti. È il piano che simboleggia quanto di più istintivo, rabbioso, a tratti animalesco, l’essere umano può essere.

Abbiamo, al secondo piano, l’“IO”, con una madre sola (chiamata da alcuni “la vedova”). Madre che, nonostante l’ossessione di essere malata, nutre un sentimento di amore per i propri figli che è assoluto. Ha un desiderio costante di amare e di essere amata. Simboleggia, quindi, la mediazione inconscia tra la censura e l’istinto.

Infine, al terzo ed ultimo piano, abbiamo il “SUPER IO”, con il controllo ed il divieto, entrambi incarnati da Nanni Moretti.

Rispetto al romanzo, che ho letto, Moretti lascia meno spazio alle libere interpretazioni. Il regista, infatti, è molto più incisivo nello sviluppo di determinate storie, quasi a voler riflettere anche attraverso la sceneggiatura, la supremazia del “super io” freudiano. Si prende, forse, qualche libertà di scrittura, pur inserendosi con rispetto ed onestà all’interno del plot generale.

È un film che, come dice lo stesso scrittore Nevo, ci vuole insegnare a perdonare. Il perdono è quanto di più difficile, forse, l’essere umano si trova a dover fronteggiare. Non intendiamo qui un perdono nel senso religioso del termine, bensì un perdono che ha a che fare con l’anima, con quanto di più intimo ci possa essere.

I protagonisti del suo film sono: Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Elena Lietti, Denise Tantucci, Alessandro Sperduti, Anna Bonaiuto, Paolo Graziosi, Tommaso Ragno, Stefano Dionisi, Francesco Brandi. La loro recitazione è assolutamente convincente in tutto e per tutto.

“Tre Piani” è da vedere, consiglio di tornare al cinema proprio con questo film. Il cinema ci è mancato tanto, quale miglior modo per inaugurare una nuova stagione cinematografica, speriamo dinamica?

Serena Cospito

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