Torino 2018: Blaze, una vita fatta di note

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Blaze Foley voleva essere una leggenda, eppure, al di fuori dei confini del Texas, è probabilmente sconosciuto. Probabilmente questo assunto racchiude il senso stesso del film di Ethan Hawke.

Un film che, con la sua atmosfera perennemente autunnale, le nubi di fumo, i fiumi di alcol, le tante chiacchiere, le note country, disegna un trattato esistenziale sulla fugacità di una vita spesa e consumata in perenne ricerca, invece di essere vissuta. Che poi in realtà anche così è vissuta appieno, ma per i motivi sbagliati.

Sembrerebbe un atto d’accusa, o di dolore verso lo spreco di un talento come quello di Blaze Foley. Invece il film è un purissimo atto d’amore. Una parabola, una difesa sfrontata degli ultimi e dei sognatori è Blaze, un’elegia folk tipicamente americana sulle anime che invece di far esplodere il proprio talento lo lasciano perire combattendo con i demoni personale. Per tutta la vita, per tanti motivi.

Hawke qui, in veste di narratore e regista, è un autentico poeta che prende per mano la sua storia e con dolcezza la lascia dipanare con estrema sincerità. Sceglie la via del biopic non convenzionale, disseminato in tre piani temporali e raccontato come quelle storielle che vecchi amici ricordano davanti ad un fuoco, o ad un buon bicchiere di whisky.

Difficile non rimanere incantati dalla poesia maledetta di Blaze. Le note, le parole, i precisi strumenti cinematografici come montaggio e fotografia incorniciano il calore di una vicenda che non può avere lieto fine.

Al termine delle due ore di film, forse, ancora non sappiamo bene cosa ha fatto Blaze Foley per essere ricordato. Ma sicuramente sappiamo chi era, cosa voleva. Abbiamo capito la sua essenza, il suo spirito. L’approccio impressionista e randagio di Hawke, annacquato dall’alcol e chissà quale altro intruglio, accarezza il volto di chi non è destinato al successo. Forse all’imperitura memoria per motivi sbagliati, quello sì. Ma seppur immortali rimarranno sempre dannati, e per questo più umani, più vicini a qualsiasi uomo della strada.

La fiamma di Blaze Foley è durata poco e non ha lasciato il segno che meritava. Ma questo film che diventa racconto popolare è il giusto e miglior epitaffio possibile. Un film che ci consegna le passioni e le dissolute contraddizioni dell’animo umano, e rapisce nel modo più delicato ma travolgente possibile.

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Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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