The Report, Adam Driver ed il post 11 settembre su Amazon Prime Video

The Report

Il catalogo streaming di Amazon Prime Video si arricchisce di un nuovo film, The Report.

The Report è disponibile per la visione dallo scorso 29 novembre ed è stato uno degli eventi di pre-apertura dell’ultima Festa del Cinema di Roma.

Scott Z. Burns, fido sceneggiatore di Steven Soderbergh e qui dietro anche la macchina da presa, racconta delle pratiche di tortura utilizzate dalla CIA nel post 11 settembre. Seguiamo Dan (Adam Driver), incaricato da una commissione del senato statunitense di indagare nello sterminato database dell’agenzia di spionaggio nel tentativo di far emergere materiale sensibile e ritenuto illegale. Una ricerca sfibrante la sua, nei meandri più oscuri dei concetti di giustizia e legalità. Lo stesso film nelle prime scene ci avverte che “è meglio cominciare dall’inizio”.

The Report si trova in questo modo a ripercorrere gli step più significativi di un’indagine durata oltre cinque anni in uno scantinato senza finestre. Lo fa calandosi in una miriade di fogli (oltre sei milioni) che si intrecciano a tecnicismi ed omertà. Un labirinto di voci e memorandum che mietono la vita privata e tritano carriere.

Burns è cosciente di non poterci relegare per due ore in quello stanzino, così ogni tanto ci fa prendere una boccata d’aria nei palazzi del potere. Qui è giocata l’altra partita, quella delle frizioni tra istituzioni e dei giochi di forza. Nell’intento di accompagnarci, siamo anche catapultati altrove con flashback dal filtro dorato e dalla dubbia funzionalità nell’economia narrativa.

The Report, per come decide di inscrivere il suo racconto, soffre di un’eccessiva durata ma soprattutto di una mancanza di vigore ritmico (ed emotivo).

Siamo perennemente addosso al personaggio di Driver (un re Mida), ma il continuo ripetersi di “non lasciarti coinvolgere” trascina via dal film le possibilità di avvicinamento empatico ad un protagonista che ha bruciato mezza decade della sua vita.

Il lato umano di Dan è spazzato dalla sceneggiatura durante i primissimi minuti, nell’istante in cui ammette di aver mollato la sua fidanzata perché intralcio al lavoro. È chiara la volontà di svuotare la pellicola di questa componente per lasciare la crudele freddezza della pagina scritta, così com’è cristallino l’intento dell’occhio registico nel soffocarci in stanze senza uscita. Tutto questo ha però l’effetto indesiderato di anestetizzare la visione e far scivolare altrove l’attenzione dello spettatore in occasione di alcuni passaggi eccessivamente farraginosi. Diventa anche difficile districarsi in una rete di nomi, tecniche e cavilli che il rigore (spesso monocorde) del film limita nel venirci incontro.

Sembra che Burns non voglia scendere a compromessi, firmando un racconto estremamente ostico da fruire e digerire. Non vuole lavorare sugli attori ma solamente sulla meccanica consequenzialità dell’indagine, augurandosi di trovare qui un sufficiente sbocco etico.

The Report, che rimane un film tecnicamente eccelso, non possiede quella capacità di richiamare l’interesse e farsi desiderare come sono state in grado di fare opere simili (ma differenti) alla Il Caso Spotlight o The Post.   

Alessio Zuccari

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