Roma 2018: Stanlio & Ollio, il tenero viale del tramonto

Stanlio & Ollio

Alzi la mano chi ha riso almeno una volta vedendo una gag di Stanlio & Ollio. Anche se siete giovanissimi e non li avete mai visti, usate youtube, e vi sfido a non farvi strappare almeno una risata.

Certo, ora moltissime delle loro gag appaiono tremendamente datate, estremamente semplici. Ma quello che rimane fortissimo e fortunatamente immortale è lo spirito dietro quelle gag. La voglia infinita di divertire e divertirsi, l’amore innato e sconfinato per la propria arte.

Sembra quasi assurdo, pensandoci adesso, che il cinema, pur adattando qualsiasi storia vera e biografia, anche le più ignote e strampalate, mai prima d’ora si sia occupato di un biopic su Stanlio & Ollio. Sembra però fortunato che quel momento sia arrivato ora, nel 2018, quando il genere biopic evita spesso e volentieri la sindrome da pagina wikipedia.

Il film Stanlio & Ollio non racconta l’intera carriera del duo comico, e sarebbe anche impossibile, ma un preciso istante: il loro crepuscolo. Ritrovarli nel 1953, invecchiati, stanchi, arrugginiti, un po’ risentiti, è la perfetta fotografia per parlare non solo del loro apporto all’arte della commedia, ma anche di come le amicizie vere perdurino nei momenti difficili, e del prezzo da pagare quando la parola “ritiro” diventa un tabù.

Il film inizia con un meraviglioso piano sequenza di oltre 5 minuti ambientato nel 1937, all’apice della fama del duo comico. La scena è un vortice d’energia nel marasma della Hollywood d’oro. Stanlio & Ollio stanno girando uno dei tanti film parodia della loro enorme filmografia. Paradossalmente, pare appropriato che ora il film Stanlio & Ollio ricalchi la formula dei loro vecchi successi: grandi interpretazioni in film così così.

Dopotutto, questo Stanlio & Ollio non è certo un film rivoluzionario.

Ha una regia oserei definire di “appoggio”, una struttura semplice che batte tutti i tasti della costruzione drammaturgica, e non cerca mai alcuna pretesa stilistica o tematica. Un film godibile ma innocuo, elevato dalle grandi interpretazioni dei protagonisti e da una palpabile dolceamara tenerezza per i personaggi.

Steve Coogan e John C. Reilly sono letteralmente impressionanti nei loro ruoli, calati nella parte in ogni senso. La somiglianza fisica con i veri Stanlio & Ollio può essere reale, nel caso di Coogan, o artificiale, nel caso di Reilly, ma entrambi sono perfetti nel ricreare la mimica dei due comici senza cadere mai nell’imitazione. Lo testimonia soprattutto la magistrale ricostruzione di alcuni famosi sketch, nei quali la precisione della fedeltà dei tempi comici non deve essere stato un impegno da poco.

La chimica tra i due protagonisti, così come quella dei loro personaggi reali, è davvero la spina dorsale di tutto. Il film non nasconde mai una tenerezza e un sincero amore per il mito di Oliver Hardy e Stan Laurel, un sentimento che mantiene sul filo la riproposizione delle vecchie esibizioni tra il patetico e il commovente. È vero, probabilmente i due a oltre 60 anni avevano perso lo smalto e non potevano più affrontare la scena. Ma c’è realmente qualcosa di magico nel sapere che non volevano mollare, che riuscivano ancora a strappare più di qualche risata, che con delle gag essenziali riuscissero ad allietare la vita difficile di tante persone.

Il film è un testamento sull’importanza della comicità, e della capacità di far ridere, in un mondo così imperniato da dolori e momenti brutti. Soprattutto, è un delicato e toccante ritratto sull’importanza dell’amicizia quando si lavora e si crea.

Più di tanti altri film sicuramente migliori, questo Stanlio & Ollio ha un enorme pregio: la sincerità. Con profondo rispetto verso i due leggendari comici, con tanta ammirazione e onesto affetto, ci ricorda quanto sia bello ridere. Possibilmente in compagnia.

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Emanuele D’Aniello

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