“Sconnessi”: quando comunicare diventa difficile

Sconnessi film

L’assenza di Wi-Fi o di segnale è sufficiente a rovinare una vacanza? Lo smartphone ha sostituito la comunicazione faccia a faccia? Queste e molte altre le domande poste dal nuovo film di Christian Marazziti, Sconnessi.

Sconnessi film

Il 22 febbraio, da quest’anno in poi, sarà conosciuto come il “sconnessiday”, ovvero come un giorno da passare privi di Internet (hashtag ufficiale #sconnessiday). L’iniziativa è partita dal gruppo Consulcesi in collaborazione con il Ministero della Salute. Si tratta di un esperimento sociale volto a renderci consapevoli del nostro grado di nomofobia, ovvero della paura di rimanere senza connessione. D’altra parte, che i nuovi mezzi di comunicazione siano alienanti per molti aspetti, lo sperimentiamo tutti i giorni. Questa sfida viene lanciata nello stesso giorno di uscita della nuova pellicola di Christian Marazziti: Sconnessi.

Il film è nato proprio con l’intento di indagare la dipendenza dalla rete, dagli smartphone e come queste tecnologie abbiano cambiato le relazioni tra esseri umani.

In riferimento alla rivoluzione digitale, questa capacità di essere sempre connessi e per certi versi collegati alle persone che amiamo, con cui lavoriamo, o che semplicemente frequentiamo nel nostro tempo libero, ha sicuramente ridotto il tempo tecnico con cui comunicare, ma ha sicuramente ampliato le distanze tra le persone. (Christian Marazziti)

Il noto scrittore Ettore approfitta del proprio compleanno per portare la sua famiglia in settimana bianca. Con lui ci sono la nuova giovanissima moglie, Margherita, i due figli avuti da un precedente matrimonio, Claudio e Giulio, Achille, fratello di Margherita, e Tea, fidanzata di Claudio. Nella casa trovano anche la domestica ucraina Olga e la giovane figlia Stella. Alla compagnia si unirà anche Palmiro, fratello bipolare di Achille e Margherita, scappato dalla casa di riposo. Una famiglia in cui regnano i non detti e le distanze affettive sono intensificate proprio dall’uso continuo di smartphone e tablet. Fin quando, a causa del maltempo, il gruppo rimane privo di connessione e completamente isolato. Sarà allora necessario iniziare a comunicare, per quanto possa essere doloroso.

La struttura della storia è di quelle che hanno caratterizzato alcune delle migliori pellicole del nostro paese negli ultimi anni: un’unica ambientazione principale, tutto si svolge in poche ore ed è tramite il dialogo che escono fuori caratteri e problemi dei personaggi.

Sconnessi ricorda Perfetti sconosciuti, pur non raggiungendone il livello. Ci sono alcune linee narrative che vengono risolte con troppa fretta (il rapporto tra Ettore e suo figlio Claudio, ad esempio) o trattate in maniera superficiale (come la relazione tra Claudio e Tea, piena di segreti). Alcune svolte della storia sono prevedibili, eppure il film è piacevole, simpatico, ironico e ha anche i suoi momenti commuoventi. Aiuta la riuscita anche la recitazione misurata e leggera del cast. D’altra parte gli attori sullo schermo sono nomi noti e rinomati: Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Stefano Fabri Carolina Crescentini.

La cosa più interessate resta il tema. Molte battute o situazioni comiche nascono da riferimenti alla nostra vita quotidiana (pensiamo alla scena con Siri che non capisce o alla ricerca dei Pokemon da parte di Giulio). Bella l’idea di mettere a confronto i modi di fare o di cercare di oggi con quelle di neanche trent’anni fa. Trovare un sinonimo sul dizionario, invece che sull’enciclopedia online, o usare una cartina geografica invece di Google Maps, ad esempio.

Ma la domanda che sorge spontanea guardando il film è: “La tecnologia ci rende incapaci di coltivare i rapporti umani o è un tentativo di ignorare l’incapacità che abbiamo di comunicare veramente con gli altri?”.

Le relazioni tra individui sono molto complicate da costruire. è difficile entrare in confidenza con qualcuno, sentirsi libero di esprimersi senza censure o senza paura di essere mal interpretato. Spesso l’emotività non aiuta e rende ancora più difficoltoso lo scambio di opinioni. Ed ecco che si preferisce mantenere la conversazione su un piano superficiale o neutro. Oppure annullarla del tutto e chiudersi nella realtà messa in mostra dai social.

I personaggi di Sconnessi non sono in buoni rapporti tra di loro. I figli che non vogliono stare con il padre, evadono da una situazione difficile da sopportare. Altri sono semplicemente distratti dalle occasioni che il mercato di internet offre, o dalla possibilità di chiacchierare con una voce amica (Margherita non è amata dai sue figliastri). L’unico modo per tornare a confrontarsi è spingere tutti ad alzare gli occhi dallo schermo del cellulare. Per quanto spiacevole possa essere, almeno è un contatto vero. Reale.

Il disturbo bipolare da cui è affetto Palmiro potrebbe tranquillamente essere accostato al nostro atteggiamento nei confronti della tecnologia.

Ci sono momenti di grande amore, supportato da tutti i vantaggi che essere connesso dà. Ma ci sono anche momenti di grande odio, poiché sentiamo quasi il dovere di essere sempre reperibili. Pensiamo all’ansia provocata dalle spunte blu (“Ha letto. perché non mi risponde?”). O ai like tattici su Facebook e/o Instagram (“Così capisce che mi piace”/ “No, il like non glielo do perché mi sta antipatico/a”). Bisogna imparare a convivere con tutte queste cose in modo sano ed equilibrato.

Il personaggio più controverso è quello di Ettore.

Nonostante sia quello che rifiuta del tutto la tecnologia e di mestiere faccia lo scrittore, quindi viva di parole, è forse quello che ha più difficoltà nel comunicare. Il film non approfondisce questo aspetto, ma la sensazione che si ha è che anche Ettore viva in un mondo tutto suo che è quello del cantastorie. Vengono fuori alcuni atteggiamenti manipolatori nei confronti della famiglia che poteva essere interessante esplorare ulteriormente. E la “sconnessione” avrà delle conseguenze anche per lui. Lo porterà a contatto con il mondo reale.

Il film aiuta a riflettere, ma lo fa in modo spensierato e leggero, tipico della commedia. Per questo, merita sicuramente una possibilità.

E, mi raccomando, spegnete il telefono quando siete al cinema… o, quanto meno, silenziatelo!

Federica Crisci

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