Pacific Rim – La rivolta. Una pellicola che si salva grazie alle donne

pacific rim la rivolta

Genere: azione, fantascienza
Regia: Steven S. DeKnight
Anno: 2018
Cast: John Boyega, Scott Eastwood Adria Arjona, Rinko Kikuchi, Tian Jing, Charlie Day, Burn Gorman, Dustin Clare, Cailee Spaeny, Karan Brar, Daniel Feuerriegel, Rahart Adams, Bridger Zadina, Levi Meaden, Shyrley Rodriguez, Nick Tarabay, Ivanna Sakhno, Jaime Slater
Data di uscita: 22 marzo 2018
Durata: 111 minuti
Paese: USA

Pacific Rim La rivolta, il sequel adrenalico che piace ma non convince

Sono trascorsi cinque anni dal primo capitolo di Pacific Rim. All’epoca la pellicola, diretta da Guillermo Del Toro, non ebbe il successo sperato dai produttori. Oggi, i Jeager sono tornati.

Mako Mori: Jake, tuo padre diceva sempre che avrebbe voluto un figlio pilota
Jake: Diceva un sacco di cose, ma non sono un eroe come lui 

Il film parte piuttosto bene, facendo quasi sperare in un prodotto che possa eguagliare il primo. Lo spettatore è catapultato, fin da subito, in un salto temporale lungo dieci anni.

L’introduzione di Jacob (Jake) Pentecost, figlio del comandante Stacker Pentecost (morto nel primo capitolo per salvare il mondo), è immediata. Ha deciso di non seguire le orme del padre. Non si sente un eroe, anzi prende le distanze dal cognome che porta. Trascorre le sue giornata tra furti e la costruzione di Jeager illegali fino a quando i riflettori si accendono su una nuova protagonista, Amara, rivoluzionando il target del film. Un teen movie? Non proprio, ma di sicuro le giovani reclute rappresentano  un aspetto importante del film facendo perdere alla pellicola quell’autorevolezza che connotava  il suo predecessore.

Jules Reyes: I kaiju stanno per tornare. Non me ne starò ad aspettare che qualcuno mi salvi il culo 

Il secondo capitolo si presenta come un film dal sapore agro dolce che crea nello spettatore una sorta di malinconia per l’assenza dell’azione travolgente che connotava il primo. Non c’è  magnetismo nelle scene. Le ambientazioni notturne, il mare in tempesta e quell’azione che tiene il fiato sospeso sono assenti. Cosi come scompare la connessione tra uomo e macchina che caratterizzavano i kaijiu del primo episodio. I robot (jeager) sono semplicemente delle enormi macchine pilotate da umani, nulla di più!!!

 

“Pacific Rim – La Rivolta”

 

Eppure, nonostante siano tante le cose che non vanno, se confrontato con la prima pellicola, Pacific Rim – La rivolta non lo definirei un prodotto terribile. Certo, le battaglie kaiju contro kaiju non piacciono molto. Anzi, lo spettatore non ne comprende il senso fino alla fine.  Bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno per giungere alla conclusione che forse proprio questo disorientamento è un scelta che funziona. Un decisione che risolleva il film concedendogli un pò di dignità ed evitando un vero e proprio flop!!!

E allora, preso da solo possiamo definirlo come una buona pellicola. Infatti, il regista riesce a regalare un sorriso allo spettatore che esce dalla sala con un senso di adrenalina addosso e con la voglia di arruolarsi e guidare un kaiju.

Riscatto personale o destino già scritto?

Che il film prendesse un certo verso s’era compreso fin dalla prima battuta. La storia del figlio ribelle che non vuole seguire le orme del padre è vista e rivista. Lo spettatore è già preparato al finale che sembra scontato, o quasi.

Arrancando verso la fine, il film giunge al suo termine con uno pseudo finale che fa fatica a reggersi e  annoia un pò. Bastano però pochi secondi per assistere al vero finale che fa salire in picchiata l’adrenalina riconquistando punti.

Che dire, se amate i robot, la fantascienza e l’azione  vi sentirete gasati come me. E allora speriamo che le parole finali di Jake riflettano un possibile terzo progetto in canterie.

Non sono mancate le terribili scelte attoree

pacific rim la rivolta
“Pacific Rim- La Rivolta” Scott Eastwood (Lambert)

 

Una terribile recitazione è stata quella di Scott Eastwood. Un attore che porta il cognome di chi al cinema ha fatto storia. Dialoghi forzati, espressioni  deludenti. Non è da meno il suo collega John Boyega, che parte quasi bene per poi perdersi seguendo la sorte di Eastwood.

Sono le donne a fare la differenza. Scoperta entusiasmante e degna di nota è l’attrice Cailee Spaeny che interpreta Amara Namani, ad essa si affiancano le colleghe orientali: Rinko Kikuchi (Mako Mori) e Jing Tian  (Shao Liwen). La loro interpretazione viaggia su livelli completamente diversi rispetto ai colleghi. Trasmettono potere, controllo, determinazione e coraggio! Incuriosiscono lo spettatore motivandolo a seguire il film. Inutile, infine è stata l’interpretazione di Adria Arjona (Jules Reyes). Una barbie dai capelli scuri messa li per far scena.

In conclusione

Il film sembra perdere molto in termini di qualità solo e nella misura in cui lo si paragona (logicamente) al primo capitolo. Considerata singolarmente la pellicola piace.

In questo capitolo a salvare il mondo da un flop sono le donne che hanno le doti giuste per dare un minimo di spessore ad una sceneggiatura lacunosa e per nulla accattivante.

E comunque noi di CulturaMente un giro sui Kaiju lo vorremo fare!!!

Angela Patalano

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