“Triumphs and Laments” un film sull’opera effimera di W. Kentridge

Il 18 luglio 2017 è stato proiettato al Macro di Via Nizza in Roma il bellissimo documentario sul fregio di William Kentridge, in chiusura di un tour mondiale in numerosi altri musei.

Questo film d’arte di Giovanni Troilo trasforma in linguaggio cinematografico i significati e le suggestioni di “Triumphs and laments”, la più grande opera d’arte contemporanea mai realizzata a Roma, capolavoro di William Kentridge.

Il documentario riesce a descrivere la genesi dell’opera originale esaltandone la forza espressiva e visuale. E svolge una funzione importante: rendere un po’ eterna un’opera che nasce effimera.

Infatti, “Triumphs and laments” è un’opera in due parti.

Innanzitutto, è un fregio lungo 550 metri, composto da 90 icone alte 10 metri. Appare sulle sponde del fiume Tevere, fra Ponte Sisto e Ponte Mazzini e rappresenta le glorie, i trionfi e le sconfitte della città eterna.

Le immagini sono state disegnate e impresse con la tecnica dello stencil sul bianco travertino delle sponde del fiume mediante un vaporizzatore, che ha eliminato la patina di fuliggine e sporco. Nel documentario, Kentridge spiega che sarà un processo riduttivo e non additivo, niente verrà aggiunto alla città, che già non vi sia.

Questa parte dell’opera è destinata a durare nel tempo, ma non per sempre. Infatti, le icone sui muraglioni svaniranno in 4 o 5 anni, ricoperte nuovamente dalla sporcizia, inglobate nuovamente nei muraglioni.

Ancora più effimera è stata l’altra fase di “Triumphs and laments”: la suggestiva performance allestita sul Lungotevere il 21 aprile 2016, giorno del Natale di Roma. Qui, due processioni musicali si incontravano; due file di persone giungevano da direzioni opposte portando in mano le immagini stilizzate di profilo dei trionfi e dei lamenti della città. Ma per una sola sera.

L’opera di Kentridge, dunque, sparirà per sempre, lasciando questo film come sua unica memoria.

Il documentario è stato realizzato in due anni di riprese seguendo l’artista a Johannesburg e a Roma, fino ad arrivare alla performance inaugurale dell’opera del 21 aprile 2016.

Ascoltando la descrizione del progetto, la direttrice artistica Kristin Jones esclamò entusiasta: “I romani lo adoreranno!” Kentridge rispose: “Beh, non necessariamente!”

“Ricorderò anche la violenza”, che è legata alla città, precisò. L’artista ha dato anche grande rilevanza alla crisi dei rifugiati, sia nella processione della performance, sia nelle icone sui muraglioni. La migrazione è l’evento quotidiano della nostra epoca, a Roma, in Europa, come in Africa. C’è un filo che collega Roma al continente africano. Parlando della sua Johannesburg, la paragona con Roma e dice che la sua città non ha un fiume, né montagne, non ha quindi giustificazione geografica.

A Roma, invece, scorre il Tevere, che ne è come la spina dorsale. Il Lungotevere, quindi, è il luogo ideale dove raccontare i “Triumphs and laments” di Roma.

Era questa l’idea di Kristin Jones, direttrice artistica dell’opera. Proprio durante una passeggiata su Ponte Sisto lei convinse William Kentridge a intraprendere una dura lotta contro la burocrazia romana per ottenere i permessi necessari all’installazione  dell’opera. Dell’estenuante iter burocratico il documentario racconta talmente bene da provocare imbarazzo nel pubblico italiano, di fronte allo stupore e la frustrazione di Jones e Kentridge.

Secondo Kentridge, per fare un’opera d’arte che racconti la Storia, è necessario avere un po’ di irriverenza verso la Storia.

Kentridge è stato irriverente con la storia romana. E non ne ha neanche avuto paura.

Infatti, da un lato, l’artista sembra prenderci in giro, con l’immagine della donna-capra. Nel bestiario medievale romano raffigurava il demonio e terrorizzava, mentre nel fregio tiene in mano una caffettiera, simbolo di un’abitudine e di un mito italiani.

Kentridge

Dall’altro, ci rammenta il lato violento di Roma, ad esempio gli assassinii di Remo, di Pier Paolo Pasolini, di Giorgiana Masi. Ciononostante, il suo tributo alla millenaria storia dell’Urbe è colossale per dimensioni e per realismo.

Alcune icone stupiscono con la loro cruda verità, altre fanno sorridere con la loro inattesa ironia. “Triumphs and laments”è una perfetta sintesi dello spirito di Roma, non solo della sua Storia. Il film di Giovanni Troilo ce lo mostra benissimo. Non mancheranno da settembre altre proiezioni a cui vi consigliamo di assistere.

Andate a vedere quelle immagini di Kentridge, destinate inevitabilmente a sbiadire fino a dissolversi. Andate sul Lungotevere a guardarle, prima che intervengano nuova fuliggine, nuovo smog, nuovi graffiti nemici della street art e amici del vandalismo, nuova sporcizia romana.

Stefania Fiducia

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