Ken Loach torna nei cinema con il suo ultimo film, Sorry We Missed You

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Presentato in anteprima al Festival di Cannes del 2019, Sorry We Missed You continua ad esplorare i temi da sempre più cari al regista inglese Ken Loach.

Torniamo nella Newcastle upon Tyne di I, Daniel Blake, lavoro precedente del regista inglese vincitore della Palma d’oro nel 2016. Torniamo in quel nord dell’Inghilterra che appare come un territorio di confine, un cosmo accantonato sotto un cielo costantemente plumbeo. Un grigio funereo che aleggia sulla periferia e sull’intero film, aspro e aderente ad un vissuto privato, inteso sia nell’accezione di intimità che in quella della sottrazione di un bene non risarcibile.

In Sorry We Missed You quello di Ken Loach è uno sguardo sconsolato. Soprattutto disilluso, amareggiato e tradito dalla caduta degli ideali, dal disgregarsi di quel Welfare State che proprio in Inghilterra aveva conosciuto la sua culla generatrice. Ora, invece, fa piovere i suoi frammenti sul lacerato tessuto di una classe sociale lavoratrice resa incapace di smarcarsi da nuove e mutate forme di schiavitù. Ce ne sono molte e meschine nell’epoca del consumismo ad ogni costo. Loach concentra il suo interesse su di un ingranaggio essenziale e capillare di questo sistema, focalizzandosi sul mondo dei corrieri su gomma.

E poco importa che questi siano i cosiddetti ‘riders’ del cibo, coloro che ci consegnano oggetti preziosi oppure beni più banali come una penna (per quanto, nello specifico, esistano diverse categorie con diversi livelli di tutele). Il discorso ruota attorno alla privazione, al sacrificio di uno strato della società che nel farsi tale alimenta una voracità incontrollabile e, soprattuto, incontrollata.

Sorry We Missed You ci parla dell’annullamento degli individui in virtù di un bene che nel loro privato ritengono superiore ma che alla fine è solo macchina.

Un annullamento della persona che si schiude come quello di Ricky (Kris Hitchen), che perso tutto dopo il crollo finanziario del 2008 cerca di mantenere la propria famiglia a galla. Dopo vari lavori racimolati qua e là, ora consegna pacchi a bordo di un furgone (pagato per conto proprio). Si barcamena assieme alla moglie Abby (Debbie Honeywood), incrollabile assistente sanitaria e vera entità “multitasking” del nucleo familiare che comprende anche i figli Seb (Rhys Stone) e Liza (Katie Proctor).

Un affresco sociale che riflette su come l’abbattimento delle distanze nell’era del (compra-con-un) click crei voragini nell’intimità degli individui. Sul come la cultura del digitale, se non educata, distorca il concetto di contatto e diventi gabbia (e continua monitorazione). E lavorare forse “un paio d’anni” per mettere da parte abbastanza per ricominciare daccapo. Nel frattempo, però, perdere l’affetto di una figlia e restare sordo al grido in cerca di comprensione di un figlio.  

Ken Loach parla di un ladrocinio del tempo, del furto dell’unico, vero bene incommensurabile. Lo fa con una narrazione essenziale e quotidiana, a tratti asfissiante e che graffia anche attraverso l’uso di una secca ironia. Cattura i momenti dei membri della famiglia schizzati in giro per la città, e riuniti, a volte, solamente la sera tesi tra di loro come logore corde di violino.

Ma il film, costruito sulle dissolvenze, non riesce ad intravedere una via d’uscita. Non può avere una risposta, non ha la forza di sottrarsi ad un loop tritacarne che miete affetti e sogni uno dopo l’altro. Rimane, acciaccato e dolorante, ad osservare la strada da battere fino alla prossima non-meta.

Sorry We Missed You sarà distribuito nelle nostre sale dalla Lucky Red a partire dal 2 gennaio.

Alessio Zuccari

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