“Fatwa”, il gioiello di Mahmoud Ben Mahmoud incanta

Come una risposta al dolore per la recente strage di Strasburgo transita a Roma Fatwa, il film del regista tunisino-belga  Mahmoud Ben Mahmoud, e CulturaMente non poteva mancare. 

Il film è stato proiettato il 13 dicembre presso il Cinema Trevi in concorso al XXII Tertio Millennio Film Fest, il festival del dialogo interreligioso.  Il tema di quest’anno è I giorni della rivolta. Guerra, rivoluzione e riscatto.

La proiezione è stata preceduta da  un’intervista al regista presente in sala insieme all’eccezionale Ahmed Hafiene, protagonista del film. La  pellicola è vincitrice al recente Cairo Film Festival e come miglior lungometraggio al Carthage Film Festival, dove Hafiene ha anche ricevuto il premio come miglior attore.

Difficilmente un film riesce ad essere totalmente convincente; ed è invece questo il caso di Fatwa, autentico capolavoro.

Se penso alla grande letteratura i primi riferimenti utili sono quelli dei grandi classici dostoevskiani ad esempio, perchè riescono a rivelare grandi complessità esistenziali attraverso l’umanità di un personaggio.

Ed è successo lo stesso con Fatwa, dove ho ritrovato piacevolmente la forza naturale del talento assoluto in una trama che si svolge sul piano etico ed estetico; una storia che reca in sé il dramma del fondamentalismo attraverso la chiave di lettura di un uomo.

Rappresentare il dramma dell’identità culturale e della modernità nel mondo arabo con una posizione centrata sulle dinamiche interpersonali è un lavoro complesso; il mezzo cinematografico può riuscirci quando, oltre a una profonda conoscenza dei temi, può vantare una onestà intellettuale al servizio dell’Arte.

Il protagonista è Brahim Nadhour, un tunisino che vive in Francia dopo il suo divorzio e torna a Tunisi per seppellire suo figlio Marouane, morto in un incidente motociclistico.

FatwaScopre che il ragazzo stava lavorando in un’organizzazione salafita e decide di condurre personalmente le indagini per identificare le persone che lo hanno indottrinato.

A poco a poco, arriva a dubitare delle circostanze della sua morte con un epilogo tragico che si conclude bruscamente, in un meccanismo di identificazione con il dramma che prosegue dopo la fine del film.

Anche la tragicità degli eventi, la tensione amplificata dalla narrazione lenta ed incisiva riescono a contestualizzarsi in tratti di grande bellezza espressiva. L’uso sapiente dei piani-sequenza e delle differenze di campo regalano una lettura intima e preziosa di luoghi e ricordi.

Meritatissimo il riconoscimento ad Ahmed Hafiene al Festival di Cartagine, attore di classe e dalla rara espressività, ottima l’interpretazione di Ghalia Benali nel ruolo della protagonista femminile Loubna. 

Il ruolo della donna si rivela fondamentale in tutte le figure del film, tributando al suo coraggio e alla sua intelligenza un ruolo salvifico, generatrice di vita e di speranza contro le aberrazioni di una violenza patriarcale che si incarna nella religione.

Bellissima questa lettura delicata e appassionata di una natura femminile vissuta tra infinite contraddizioni, capace di cambiare il corso della Storia.

Brahim, musumano moderato che osserva con incredulità la zona d’ombra della libertà che ha permesso alle frange estremiste di essere rappresentate, tenta il dialogo filosofico con la sua civiltà e ne rimane sconfitto, ma solo in superficie.

La Parola è più forte della morte, e i semi della conciliazione non saranno mai gettati al vento.

Fatwa è prodotto dalle compagnie tunisine Habib Bel Hédi e Hatem Ben Miled, ed è coprodotto dalla belga Les Films du Fleuve.

Antonella Rizzo

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