Come ti Ammazzo il Bodyguard, e forse anche il pubblico

Come ti ammazzo il bodyguard

Il peggior difetto di una commedia non è non riuscire a far ridere. Il peggior difetto è dimenticarsi di essere una commedia.

Come ti ammazzo il bodyguard, nonostante i titolisti italiani lo abbiano trattato alla stregua di farse parodistiche, ha tale problema congenito. In realtà è una action comedy, e ciò andrebbe anche molto bene. Ma l’aspetto è relegato al già visto nel miglior dei casi, al banale nel peggiore. L’aspetto comedy è solo delegato alla chimica dei suoi attori protagonisti, che quantomeno si sforzano per lasciar impressa la loro presenza.

Non bisogna certo aspettarsi chissà cosa con Come ti ammazzo il bodyguard. In fondo è solo l’ennesimo film fuori tempo massimo, che magari negli anni ’90 Bruce Willis avrebbe reso dignitoso. Ma se un film ti fa chiedere “perché lo sto vedendo” allora non ci siamo proprio. Figuriamoci se appunto l’effetto arriva con un film che teoricamente dovrebbe trasmettere una sana leggerezza.

Come ti ammazzo il bodyguard, in realtà, non sa affatto cosa essere. L’azione è una sagra della pistola e del sangue, in cui la sottigliezza è totalmente da un’altra parte, e l’omicidio è persino divertente. Ogni tanto prova addirittura a schizzare verso il serioso, con Gary Oldman che letteralmente recita in un altro film, chiamato a fare il serissimo e cattivissimo villain da primo capitolo del manuale degli stereotipi. Come racconto d’amicizia, i caratteri di Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson sono più sottosviluppati dell’economia del Lesotho, e definire abbozzate le loro caratterizzazioni è quasi un complimento. Come se non bastasse abbiamo pure Salma Hayek chiamata giusto per ritirare l’assegno e far un po’ salire l’ormone: se fosse stata tagliata dal film, nessuno se ne sarebbe accorto.

Alla fine è sempre la solita storia: i film inutili sono molto peggio dei film brutti.

Come ti ammazzo il bodyguard, addirittura, appartiene ad entrambe le categorie. Ci sono molti film peggiori in giro, innegabile, e i due protagonisti qualche risata la strappano. Ma se la grande trovata umoristica e caratterizzante del film è far dire a Samuel L. Jackson “motherfucker” senza soluzione di continuità, vuol dire che un senso dietro la realizzazione del film davvero non c’è ed era meglio risparmiare tanti milioni di dollari in partenza.

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Emanuele D’Aniello

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