“Hollywood Party”: sogno di ogni invitato, incubo di ogni padrona di casa

Hollywood Party

” – Ma chi crede di essere lei?

– In India non crediamo di essere, sappiamo di essere.

– Protettori di vacche!

– Come sta sua sorella?”

Titolo originale: The Party

Regista: Blake Edwards

Soggetto:Blake Edwards

Sceneggiatura: Blake Edwards, Tom Waldman e Frank Waldman

Cast Principale:  Peter Sellers, Steve Franken, Claudine Longet, Natalia Borisova, Jean Carson, Marge Champion, Corinne Cole, Dick Crockett, Frances Davis, Al Checco, Danielle De Metz

Nazione: U.S.A.

Anno: 1968

Con “Hollywood Party” Blake Edwards e Peter Sellers sigillarono il loro sodalizio artistico dopo il successo de “La pantera rosa”.

Hollywood Party è una commedia tanto raffinata, quanto straordinariamente comica.

La trama vede il grande mattatore Peter Sellers interpretare un attore indiano, Hrundi V. Bakshi, comparsa ad Hollywood.

È talmente goffo da devastare il set di un film, mandando su tutte le furie un produttore che decide di depennarlo dalla lista delle comparse. Invece, viene inserito, per errore, nell’elenco degli invitati a un party molto esclusivo.

Durante la festa, Bakshi sarà agente e vittima di una vera catastrofe in una serie di gag ormai mitiche.

Si ride già alla prima scena con la comparsa Bakshi nel ruolo di un trombettiere indefesso, che non si decide a morire nonostante i colpi subiti dai nemici.

Hollywood Party, però, non è soltanto una commedia comica; è una satira diretta su Hollywood e il suo cinismo.

C’è uno “straniero”, timido e cortese che scopre il mondo dell’industria cinematografica partecipando ad un party, simbolo di tutto ciò che è Hollywood. E, simbolicamente, la distrugge in un’escalation di scene comiche irresistibili.

Concordo con coloro che lo definiscono un esempio di anarchia ineguagliabile.

Hollywood Party
Peter Sellers sul suo sgabello parla con la Hollywood starlet interpretata da Carol Wayne, mentre il cameriere ubriaco Franken rischia di essere strozzato dal maitre in cucina

– “La sua signora è caduta nella piscina!”
– “Salvate i gioielli”.
(Botta e risposta tra un cameriere e il padrone di casa J. Edward McKinley)

La superficialità di certi attori di successo, la stravaganza a tutti i costi dei ricchi, l’amore per i soldi e il potere, i ricatti e le molestie sessuali: tutti elementi presenti nel film in maniera leggera, ma netta, che vengono ridicolizzati, seppure inavvertitamente, da un “mitissimo e confusionario attore indiano”, come lo definisce il critico Paolo Mereghetti.

Quest’ultimo definisce “Hollywood party” come “una sequenza ininterrotta di gag devastanti orchestrate, con un crescendo magistrale, praticamente in un unico ambiente. Sellers ripropone un personaggio inventato per la tv inglese (quello dell’involontario perturbatore della quiete) ed Edwards lo usa al meglio per ridicolizzare il mondo che aborre della Hollywood ricca e fasulla”.

Peter Sellers, infatti, è il protagonista quasi assoluto delle gag.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista Blake Edwards insieme a Tom e Frank Waldman, era composta da solo 56 pagine. All’interno di esse Peter Sellers venne lasciato libero di improvvisare.

Il personaggio è leggero e simpatico. Non risulta mai fastidioso allo spettatore, che lo vede combinarne di ogni colore, senza mai sentirlo molesto e pensare: “va bene, adesso basta, stai fermo”, perché, in realtà, lui a volte è vittima di persone e di circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Il ruolo dei comprimari, tuttavia, è essenziale nel gioco misurato e puntuale di movimenti, sguardi e (poche) battute che ci regala “Hollywood Party”.

Infatti, a rubare la scena al geniale Sellers ci pensa, soprattutto durante la cena, un fantastico Steve Franken, nel ruolo indimenticabile di un cameriere, ubriaco perché si è scolato i drink rifiutati dagli ospiti.

Hollywood Party
La padrona di casa alle prese con l’arrivo di sua figlia, i suoi amici contestatori e un elefante

 

Un set complicatissimo da gestire deve essere stato quello di “Hollywood Party” per Blake Edwards. Abbiamo una gran quantità di personaggi che si muovono in modo sempre più incontrollato, in un unico ambiente. Una scenografia che, oltretutto, è una casa piena di soluzioni architettoniche moderne e pulsanti di domotica.

“Hollywood Party”, quindi, è un capolavoro di regia, soprattutto nelle scene surreali della parte finale della festa.

3 motivi per guardare “Hollywood Party”:

  • perché fa ridere moltissimo;
  • perché una festa così sorprendente come quella di “Hollywood Party” è il sogno di ogni invitato e l’incubo di ogni padrone/a di casa;
  • perché è il capolavoro della coppia Peter Sellers/Blake Edwards

 Quando vedere il film:

in qualsiasi momento della vostra vita abbiate voglia o bisogno di ridere e avete un’ora e mezza libera

E a proposito di capolavori, vi invito a leggere la puntata precedente del cineforum su “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci:

https://www.culturamente.it/cinema/cineforum-l-ultimo-imperatore-film-bernardo-bertolucci-oscar/

Stefania Fiducia

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Splendida quarantenne aspirante alla leggerezza pensosa. Giurista per antica passione, avvocatessa per destino, combatto la noia e cerco la bellezza nei film, nella musica e in ogni altra forma d'arte.

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