Bombshell, la voce dello scandalo dall’America al mondo

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Nonostante il cast da urlo, e la tematica scottante e attuale, credo che Bombshell sia un film completamente alieno per la realtà del pubblico italiano.

Dubito che qui da noi molti conoscano chi sia, e cosa abbia fatto, Roger Ailes. In pochissimi probabilmente conoscono la popolarità, positiva o negativa, di donne quali Megyn Kelly e Gretchen Carlson. Ed è ancora più difficile rendersi conto del peso nella società americana di un network all news come Fox News.

L’altra faccia della medaglia, però, propone elementi che non è difficile far arrivare a chiunque. Un universo maschile dominante e opprimente che sembra preistorico. Il ruolo della donna che lotta per esser vista e rappresentata in modo equo, giusto. Un’inflazione sempre più acuta di influenze reciproche tra politica e mondo delle notizie.

Per quasi due ore Bombshell è in costante equilibrio tra questi due mondi (dopotutto, anche il pubblico americano, che conosce tutto ciò mostrato, potrebbe proprio per questo essere stanco nel vederlo nuovamente al cinema). In equilibrio pure tra la volontà di mostrare e raccontare, in maniera se vogliamo anche legittimamente partigiana, e quella di intrattenere. Fare vero cinema, insomma.

Nel realizzare Bombshell, sembra quasi che gli autori abbiano preso in prestito il motto della stessa Fox News, quel “Fair and Balanced” – equo e bilanciato – che in realtà il network tradisce sempre e spudoratamente.

Il risultato è quello di avere ora, quasi inevitabilmente, un film zoppicante.

Da un lato il film, certamente, riesce a non annoiare mai. Crea una fitta rete di interessi e macchinazioni sempre più intrigante. Riesce ad evitare il didascalico pur raccontando, come detto, una storia puramente americana. E quando la storia invece diventa universale – l’abuso di potere e la visione della donna da parte di uomini di successo – riesce a dare quei colpi necessari di grande efficacia.

Senza dubbio il momento clou, il provino del personaggio di Margot Robbie, unico inventato in tutto il film, di fronte a Roger Ailes, è una mazzata ben assestata. Un momento di grande ribrezzo mostrato senza enfasi, senza sottolineature stonate, toccando le corde giuste dell’indignazione.

Certo, aiuta che sulla scena ci siano interpreti bravissimi. Margot Robbie mostra tutta la sua fragilità, Nicole Kidman il suo carisma, Charlize Theron il suo camaleontismo. Insieme, seppur con sottotrame separate, reggono da sole l’intero film.

Cambiando prospettiva, però, Bombshell è esattamente quello che qualcuno poteva immaginarsi fosse. Un docudramma che cerca di essere cinema senza mai a trovare un guizzo, una spinta creativa, una trovata esaltante. Affronta la materia con spirito di cronaca, col sentore di dover denunciare un fatto, ma non va oltre quello. Pesa la formazione del regista Jay Roach, abituato alla tv e ai film politici da piccolo schermo. Se non ci fosse questo cast, e una buona confezione scenica, Bombshell potrebbe essere benissimo un biopic televisivo come tanti ne vediamo.

La speranza è che almeno raggiunga il suo scopo, quello partigiano per cui è giustamente nato: indignare e combattere.

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Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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