Venezia 2017: Angels Wear White, uomini che odiano le donne

angels wear white

“Nella prossima vita non voglio rinascere donna”

Quasi uno scherzo del destino che l’unico film in concorso al Festival di Venezia 2017 diretto da una donna riassuma tutti i problemi degli uomini che odiano le donne. La regista cinese Vivian Qu ovviamente era inconsapevole di tale peso sulle sue spalle, ma ha reagito alla pressione con un film onesto, semplice, potentissimo.

E poi in fondo, raccontare una terribile storia di violenza sessuale su minori è sempre potente. Ma il film di Vivian Qu evita ogni facile costruzione, ogni facile morale, ogni lacrima e melensaggine fuori posto con uno stile asciuto e che parla direttamente alla testa e al cuore dello spettatore. Un film che, non cadendo nella trappola del melodramma, oppone alle urla la tristezza del volto di una bambina che crescendo non sarà mai quella di prima

Imploso, è la definizione che probabilmente troverete in moltissime recensioni in giro.

Ma Angels Wear White è davvero un film imploso, una definizione perfetta. Dopotutto è meglio urlare dentro davanti alle nefandezze di una società che ha paura dei propri mostri e fantasmi. Davanti a genitori che antepongono la vergogna al dolore della propria figlia. La società, i ricchi, la facilità con cui le classi sociale sono assoggettate alla violenza, e poi il ruolo della donna. Angels Wear White non si nega nulla, con uno sguardo spietato verso il mondo maschile.

Il vestito bianca naturalmente simboleggia la purezza, il richiamo a quella verginità uccisa continuamente presente come pensiero nel film. E allora quella gigantesca statua di Marylin Monroe, vestita di bianco appunto, che cade e viene portata via, è il simbolo perfetto per immaginare le difficoltà del mondo femminile. Un’immagine un po’ didascalica, indubbiamente, ma così veritiera da trasformarsi in un pugno nella stomaco. Soprattutto quando è riflesso nel volto delle donne, anzi ragazze che popolano il film. Un volto nel quale sogni e speranze sono spente da un mondo crudele, da una società spietata, da un maschilismo lacerante.

La speranza, in realtà, è che molte possano rinascere donna. Che possa essers spazzato via il menefreghismo del mondo moderno. E soprattutto, che un film delicato e al tempo stesso intenso come quello di Vivian Qu possa raggiungere i più ampi confini possibili, cinematografici e non solo.

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Emanuele D’Aniello

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