2Night, l’anti road movie italiano di Ivan Silvestrini

2Night

Un romano, o chiunque abbia mai abitato a Roma, troverà geniale la premessa di questo film.

2Night per la verità è il remake di una pellicola israeliana, quindi l’idea non è originale. Però esportarla in Italia, e precisamente a Roma, assume tutta un’altra prospettiva e attualità, credibilità e stranezza.

Insomma, quante volte vi è capitato di girare ore in macchina solo per cercare un parcheggio? E’ un problema comune naturalmente, ma ancora di più dei giovani, che rincasando spesso tardi la notte dopo uscite o feste varie trovano tutti i parcheggi occupati. E quante volte avete pensate che, in tutto quel tempo sprecato a cercare parcheggio, ci si potesse girare un film?

Alla sua opera seconda il regista Ivan Silvestrini trasforma la caccia al parcheggio in una storia in tempo reale. Una premessa che non assume contorni folli, ma diventa metafora della ricerca di altro, di una dimensione migliore per i due giovani protagonisti. Un’idea giusta, ma già densa di insidie. Dopotutto, anche solo una commedia sulla ricerca del parcheggio sarebbe stata efficacissima. Un film invece che punta al racconto intimo, all’introspezione delle anime e dei problemi dei trentenni di oggi, tutto girato in un solo posto (la macchina, appunto) con solo due attori davanti alla cinepresa per tutto il tempo avrebbe avuto bisogno di altro. Una sceneggiatura migliore e più profonda, su tutto.

2Night è un anti road movie. Non c’è un percorso che simboleggia un cambiamento, semmai un continuo girare intorno a sé stesso.

E’ ben girato, ben fotografato, ma non riesce mai ad andare oltre l’assist offerto dalla premessa. Dialoghi e situazioni sono a volte didascaliche, e ciò impedisce di creare una vera dimensione umana ai due protagonisti. Difetti che non a caso si riflettono nella recitazione di Matilde Gioli e Matteo Martari. I due non possono fare miracoli e tirar fuori interrogativi da personaggi che non ne hanno, e non bastano una dolcezza e turbamento di fondo, comune a molti coetanei, per scatenare una reale empatia. Ed è un peccato anche dover sottolineare la mancanza di una vera tensione sessuale, o la provocazione voyeuristica verso gli spettatori, che forse avrebbero permesso un salto di qualità.

Certo, è anche ingeneroso aspettarsi adesso da 2Night il manifesto della generazionale dei trentenni. E’ difficile ambire a tale profondità per autori affermati, figuriamoci per un bravo giovane regista che ha già dalla sua, e non è poco, il coraggio di sperimentare con un film simile. Però, proprio perché il cinema italiano ha bisogno di idee e volti nuovi, non dobbiamo nemmeno accontentarci.

Ci rimane un’idea interessantissima. E allora continuiamo a cercare questo maledettissimo parcheggio.

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Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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