American Beauty: l’esasperazione dell’apparenza narrata da Sam Mendes

American Beauty Kevin Spacey

È una gran cosa quando capisci che hai ancora la capacità di sorprenderti, ti chiedi cos’altro puoi fare che hai dimenticato.

Titolo originale: American Beauty
Regista: Sam Mendes
Sceneggiatura: Alan Ball
Cast Principale: Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Wes Bentley, Mena Suvari, Chris Cooper, Peter Gallagher
Nazione: U.S.A.
Anno: 1999

Raccontare la pochezza dell’uomo non è di certo un’impresa facile, ma un film in particolare è riuscito alla perfezione nell’intento.

Il 15 settembre 1999 arriva American Beauty nei cinema statunitensi la pellicola di Sam Mendes, con Kevin Spacey nel ruolo di protagonista. Un film che sarebbe diventato uno dei cult del nuovo millennio e avrebbe segnato per sempre l’immaginario di molti cinefili.

Eletto capolavoro indiscusso del cinema contemporaneo, American Beauty ha ottenuto 5 Premi Oscar, 3 Golden Globes e 6 Bafta Awards, un’incetta di premi notevole per la pellicola scritta da Alan Ball, forse il successo più grande della sua intera carriera da sceneggiatore.

Di cosa parla American Beauty?

La trama ruota intorno a Lester Burnham che, da morto, racconta la sua vita di uomo di mezz’età frustrato e insoddisfatto, scrittore per un periodico dal quale sta per essere licenziato.

Sua moglie (Annette Bening) invece soffre di uno stato di frustrazione generato dal fatto che, in quanto agente immobiliare, non riesce a vendere nessun immobile.

La loro figlia Jane, invece, è un adolescente insoddisfatta della sua famiglia e con una bassa autostima. Durante un saggio scolastico di Jane, Lester si infatuerà di una compagna di scuola della figlia, Angela, che lo porterà a dare una svolta significativa alla sua vita. 

Per attirare le attenzioni della giovane ragazza, Lester genera un domino con tutti i personaggi della storia.

In American Beauty niente è come sembra.

Sam Mendes, all’epoca esordiente, ci racconta la follia della normalità contrapposta alla normalità della follia, due elementi che vanno a comporre un’opera corale, struggente e sconvolgente.

I protagonisti di American Beauty sono praticamente imprigionati in una realtà cinica, selettiva ed estremamente crudele, che riesce soltanto a farli sentire insicuri e pessimisti. Tutti loro si vedono costretti a cercare qualcosa di talmente importante e fondamentale che manca alla loro esistenza.

American Beauty è una satira sul concetto di bellezza del ceto medio americano rappresentato da tutti gli elementi necessari: l’amore paterno, la sessualità, la bellezza, il materialismo e il riscatto personale.

Un film che mostra uno spaccato fedele e reale della realtà americana degli ultimi anni ’90, quella generazione che si affacciava a un nuovo periodo storico, gli anni 2000.  Alan Ball e Sam Mendes lo fanno senza tanti fronzoli, immergendosi in maniera cruda ed estremamente semplice nella storia.

Una metodologia di narrazione così intima e, nello stesso tempo, distaccata che nel suo film d’esordio Sam Mendes realizza alla perfezione.

American Beauty si può classificare come commedia, perché ridiamo dell’assurdità dei problemi di Lester. Allo stesso tempo, però, è una tragedia perché possiamo identificarci con il suo fallimento, non nei dettagli specifici, ma nel contesto generale.

Un cast di altissimo livello per un film che resta nella memoria.

Kevin Spacey è il mattatore assoluto della pellicola e la sua interpretazione rievoca i fasti di film come I soliti sospetti e Se7en. Il suo Lester è umano, genuino nel fanciullesco risveglio, stralunato ma consapevole combattente del duemila.

La performance di Spacey, che gli è valsa un Oscar, è carismatica, divertente e ironica. Lester sembra avere una visione stanca, cupa all’inizio del film, che mostra respingendo la richiesta dei suoi capi che gli chiedono di scrivere un promemoria sul suo lavoro.  Ma quando poi Lester si sveglia, per così dire, la performance diventa ironica e quasi comica. Una prova di recitazione davvero notevole.

Magnifica anche Annette Bening, frustrata al limite della sopportazione, donna in carriera ipocrita, ma priva del cinismo maligno da cui si lascia tentare; demoniaco e struggente Chris Cooper, tormentati e penetranti Wes Bentley e Thora Birch, seducente e complessa Mena Suvari.

Il film di Sam Mendes fa riflettere, ancora oggi come 20 anni fa.

American Beauty fa ricordare a tutti che c’è molto di più nelle persone di quanto non sembri e che la vita va apprezzata, anche nelle più piccole cose.

Il modo più semplice per risvegliare gli animi, soprattutto al cinema, è arrivare dritto al punto con efficacia e lasciando gli spettatori con un sorriso, seppur amaro, sulle labbra. E American Beauty ci riesce egregiamente.

Ilaria Scognamiglio

Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera»

L’ultimo cineforum parlava di…

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui