World Press Photo 2020: non di sole parole vive il giornalismo

World Press Photo 2020 - palazzo delle esposizioni roma
Fabio Bucciarelli, per L'Espresso, donne cilene cantano una canzone di protesta, indossando sciarpa e rossetto rossi a simboleggiare la natura sessuale degli assalti della polizia e sono bendate in segno di solidarietà per le persone accecate dai pallini dei fucili della polizia

“World Press Photo 2020” è in anteprima nazionale al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 2 agosto.

Si è aperta il 16 giugno la mostra “World Press Photo 2020” in anteprima nazionale a Roma. Al Palazzo delle Esposizioni saranno esposte le 139 fotografie finaliste del prestigioso concorso di fotogiornalismo.

Come ogni anno, l’agenzia World Press Photo, attraverso una giuria di esperti internazionali, ha selezionato le immagini di migliaia di fotografi, provenienti da 125 Paesi. Lo scopo è premiare le fotografie migliori e più rappresentative di quanto avvenuto nell’anno appena passato.

Le immagini premiate, infatti, non sono semplicemente le più belle o le più emozionanti. La Fondazione World Presso Photo di Amsterdam premia le immagini migliori del fotogiornalismo, quelle che svolgono anche la naturale funzione di media informativo, come vi abbiamo raccontato in occasione delle precedenti edizioni del concorso e della mostra.

Per garantire l’attendibilità della scena osservata dal fotografo – quindi la “validità” del racconto giornalistico per immagini -, tutti i fotografi partecipanti si attengono al rigoroso codice etico del concorso. Inoltre, tutte le foto vengono sottoposte ad un processo di verifica delle notizie e delle didascalie che accompagnano le foto.

Nella mostra “World Press Photo 2020” sono esposte le foto vincitrici nelle diverse categorie

Le categorie delle foto premiate spaziano dal ritratto alla natura, passando per lo sport, i reportage, i progetti di lungo periodo.

All’interno della “World Press Photo Exhibition 2020” è presente anche una sezione dedicata al Digital Storytelling. I video proiettati raccontano alcuni eventi cruciali del nostro tempo. Spiace dovermi, anche stavolta, lamentare dei musei che non mettono i visitatori in condizione di fruire adeguatamente dei documentari e dei video di media e lunga durata, ormai immancabili in ogni allestimento di mostre fotografiche.

Mettere a disposizione almeno delle sedie – distanziate per rispettare le norme di sicurezza sanitaria – sarebbe già sufficiente a farci venire la voglia di vedere un video di 40 minuti.

Ma torniamo alla bellissima mostra “World Press Photo” e alle foto premiate.

La Foto dell’Anno è “Straight voice” di Yasuyoshi Chiba, scattata a Khartum, in Sudan il 19 giugno 2019. Ritrae un giovane mentre legge una poesia durante una protesta, illuminato soltanto dai telefoni cellulari dei suoi compagni. Reclamano un governo democratico, durante un blackout elettrico deciso dal regime dittatoriale di Omar-al-Bashir per ostacolare le manifestazioni. Anche internet è stata bloccata per impedire le comunicazioni tra i dissidenti. Il presidente della giuria ha spiegato così la scelta: è un’immagine che può ispirare le persone. “Vediamo questo giovane che non sta sparando, non lancia sassi, ma recita una poesia. Esprime un senso profondo di speranza”.

World Press Photo 2020
Yasuyoshi Chiba_Agence France-Presse- Photo of the Year – World Press Photo 2020

Il premio “Story of the Year” è andato a Romain Laurendeau per il reportage “Kho, The Genesis of Revolt”.

Il reportage racconta il profondo disagio della gioventù algerina, che ha innescato negli ultimi anni il più grande movimento di protesta nel Paese. Le fotografie di Laurendeau ritraggono, non solo le manifestazioni, ma i vari momenti di socializzazione e di comunità tra i giovani ribelli. Infatti, “kho” significa fratello. Tra i momenti di aggregazione giovanile, svolgono un ruolo fondamentale il calcio e il tifo calcistico. Tra le fila di quest’ultimo, storicamente sono nati molti movimenti di liberazione nazionale in Algeria. Dal 2001 il regime di Bouteflika ha vietato le manifestazioni per le strade. Quindi, gli stadi di calcio sono diventati luoghi dove i giovani possono protestare attraverso le canzoni.

Tra i fotografi premiati, figurano molti italiani, alcuni di essi non nuovi agli onori del concorso.

Tra questi, Fabio Bucciarelli è stato premiato per il suo reportage per “L’Espresso”, sulle proteste in Cile contro il sistema socio-economico neo-liberista, importato dagli U.S.A.  

È uno spaccato sulle rivolte, soprattutto quelle femministe e di genere.  Da esso è tratta l’immagine di copertina di questo articolo. Ritrae un gruppo di donne, che cantano una canzone di protesta, indossando sciarpa e rossetto rossi a simboleggiare la natura sessuale degli assalti della polizia. Sono bendate in segno di solidarietà per le persone accecate dai pallini dei fucili delle forze dell’ordine.

Bucciarelli, in conferenza stampa, ha fatto una riflessione importante: il concorso si è svolto nel dicembre 2019. Nel frattempo, molto è cambiato rispetto alle vicende da documentare e su cui informare attraverso la fotografia. Bucciarelli, infatti, che nei mesi di lockdown ha documentato l’emergenza Covid 19 da Bergamo per il New York Times, prevede che, il prossimo anno, il concorso del World Press Photo vedrà partecipare moltissime fotografie sulla pandemia che stiamo vivendo.

Ma i fotogiornalisti saranno – come sempre  – i primi ad aprire gli occhi verso ciò che sta accadendo nel mondo. Quindi, per l’edizione 2021 del WPP non mancheranno le immagini delle proteste di questi giorni contro il razzismo, negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

La chicca della mostra di quest’anno è una selezione di 10 foto iconiche che hanno vinto il premio “Foto dell’Anno” nelle edizioni precedenti del concorso.

È emozionante ammirare queste fotografie, concesse dalla Fondazione di Amsterdam che organizza la mostra. Ci si accorge che alcune immagini entrate nella memoria collettiva, a volte, non sono neanche completamente a fuoco. Scattate in contesti dinamici e drammatici, non potevano certo essere perfette tecnicamente. Eppure, la loro potenza è tale da entrare nella Storia e contribuire a cambiarla.

Ad esse si aggiunge un enorme pannello sulla parete di fronte all’ingresso della prima sala, che riporta tutte le foto vincitrici dal 1955 ad oggi. Osservarlo è tuffarsi nella Storia e capire quali avvenimenti erano di anno in anno importanti per l’umanità. Così, ci si accorge che negli anni ’60 gli occhi del mondo erano concentrati, soprattutto, sulla guerra in Vietnam. Una delle foto iconiche in esposizione è proprio quella celebre della bambina che scappa dagli aerei che spargono napalm.

Negli anni ’80 vinceranno le immagini del disastro ambientale di Bhopal, dei malati di A.I.D.S. e degli scontri a piazza Tienanmen. In mostra c’è con il celebre scatto “Tank man” di Charlie Cole: uno studente ferma, con il suo corpo in piedi, il primo di una fila di carri armati.

Negli anni ’90 l’attenzione è quasi tutta per la tragedia dei Balcani, quasi dieci anni di guerra nel centro della “pacifica” Europa. 

Fino ad arrivare ai tempi recenti: la guerra in Siria, gli incendi in Australia, (segno inequivocabile del cambiamento climatico), le proteste per la democrazia ad Hong Kong.

Consiglio la mostra “World Press Photo 2020” soprattutto a chi alla fotografia non chiede solo di suscitare emozioni, ma anche di svolgere la sua naturale funzione di documentare quanto accade e informare.

Il meglio del fotogiornalismo lo si trova tra gli scatti di questo concorso e di questa mostra, che si possono ammirare anche nel catalogo.

Pubblicato da Skira in collaborazione con la World Press Photo Foundation il volume “World Press Photo” presenta i vincitori del concorso fotografico e accompagna tutte le esposizioni che ci saranno in Italia nel corso dell’anno.

Stefania Fiducia

Immagine in alto: foto di Fabio Bucciarelli per “L’Espresso”

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