Pasolini, Fotogrammi di pittura: in mostra i riferimenti artistici dietro ai film

pasolini fotogrammi di pittura mostra parma 2021

La Fondazione Magnani-Rocca di Parma presenta dall’11 settembre al 12 dicembre 2021 una mostra intitolata “Pier Paolo Pasolini. Fotogrammi di pittura“. Lo scopo è evidenziare i nessi tra la produzione cinematografica pasoliniana e i modelli della storia dell’arte presenti dietro le opere. A pochi mesi di distanza dal centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (avvenuta il 5 marzo 1922 a Bologna), il progetto – a cura di Stefano Roffi e Mauro Carrera – trae origine proprio da queste “corrispondenze” tra il mondo dell’arte e mondo del cinema che il poeta, ma anche pittore e regista, aveva ben presente.

Appena entrati, è possibile assistere ad una breve video-presentazione sulla figura di Pasolini come intellettuale, i suoi problemi dovuti allo scandalo che suscitarono le sue opere.

Due stanze, due meraviglie

La mostra presenta soltanto due stanze: nella prima vengono mostrati alcuni fotogrammi in bianco e nero di alcune scene, personaggi iconici dei film e sulla figura di Pasolini; nella seconda c’è un confronto tra alcune scene cinematografiche e le opere artistiche a cui fanno riferimento.

Un esempio è la scena ne Il Decameron (1971), dove Pasolini ricalca la propria immagine da quella del protagonista de La fucina di Vulcano (1630) di Velàzquez interpretando l’allievo di Giotto a cui compare in sogno una complessa macchina scenica con un “materno” Giudizio universale, nella citazione del modello giottesco della Cappella degli Scrovegni di Padova.

La Ricotta, cortometraggio del 1963, presenta la ricostruzione a tableau vivant di due celebri opere di manieristi toscani: la monumentale Deposizione di Cristo di Rosso Fiorentino (1521) e l’altrettanto imponente pala, di analogo soggetto, del Pontormo (1526-1528).

Rosso Fiorentino, Deposizione, 1521, olio su tavola. Volterra, Pinacoteca Civica
Fotogramma dal cortometraggio La ricotta di Pier Paolo Pasolini 1963

Nell’ultimo film di Pasolini Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) sono Fernand Léger e i pittori futuristi a essere scelti come sfondo alle torture psicologiche e fisiche dei potenti sui giovani schiavizzati.

L’inquadratura immaginata come quadro fisso spiega la preferenza di Pasolini per campo fisso, messa in posa e i lunghi primi piani che sottolineano la ieraticità dei volti. Per definire l’intera produzione del regista dovremmo ricorrere, secondo Mauro Carrera, ad un termine spesso abusato, “poesia” (dal greco ποίησις, poiesis, “creazione”).

Potremmo quindi affermare che la stessa esistenza di Pasolini sia riconducibile alla medesima categoria semantica, quindi parlare di “poesia di vita“: la forza poetica della vita intesa come carme vitale, canto necessario, primo e ultimo, del vivere; dall’altro il coraggio di una vita vissuta come autentica testimonianza creativa, come opera d’arte in sé.

Le locandine: un’altra forma d’arte!

Nella seconda stanza è possibile anche vedere le locandine dei film. Negli anni in cui Pier Paolo Pasolini realizzò i suoi film, dal 1961 al 1975, la promozione pubblicitaria cinematografica – scrive Roberto Chiesi – era affidata soprattutto alle diverse tipologie di affissi cartecei (i manifesti, le locandine e le fotobuste).

L’affissione rivestiva infatti un ruolo di essenziale importanza nella pubblicità dei film in uscita nelle sale perché, oltre alla tv di Stato, esistevano soltanto poche reti televisive e quindi erano proprio le affissioni urbane ed extraurbane, di varia grandezza e formati, a costituire il veicolo migliore per informare i potenziali spettatori.

Le locandine possono essere osservate nell’ultima parte del mio video:

Comizi d’amore (1964) venne illustrato nella locandina e nel manifesto quattro fogli da un eccellente pittore di cinema, Otello Mauro Innocenti in arte Maro, che ritrae una coppia di giovani innamorati abbracciati (in tenuta estiva), un’immagine che però appare riduttiva rispetto alla ricchezza antropologica del film.

Un’invenzione fantastica di grande efficacia, anche se infedele al senso del film, è il disegno di Carlantonio Longi (1921-1980) per Uccellacci e uccellini (1966) che mostra Totò in gabbia, in balìa di un gigantesco uccello rapace, con intento umoristico che avrebbe dovuto “rassicurare” il pubblico del grande comico.

Enrico De Seta rivelò un eccellente talento in qualità di grafico, oltre che di disegnatore della locandina dell’Edipo re, nella creazione di quella di Medea (1969), dove alcune fotografie di scena del grande Mario Tursi vennero montate in modo da suggerire l’inquietudine e lo spaesamento della maga di Euripide.

Stranamente più convenzionale fu la scelta iconografica per un film di grande bellezza plastica e figurativa come l’ultimo della Trilogia, Il fiore delle Mille e una notte (1974), dove ci si limitò ad accostare tre fotografie di scena (neanche fra le più belle) di Angelo Perroni (1922-1993).

Per Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), che sarebbe purtroppo rimasto il suo ultimo film, uscito postumo, Pasolini avrebbe voluto coinvolgere Salvador Dalì, ma sarebbe stata una “trappola”: lo aveva infatti scelto in quanto artista compromesso con un regime dittatoriale come il franchismo.

Ma la richiesta economica di Dalì fu inaccettabile e quindi preferì ricorrere a una fotografia di scena di Deborah Beer (1950-1994), trattata però in modo tale che sembrasse un’immagine sgranata e in bianco e nero, come se fosse stata ripresa quasi da una telecamera di controllo, dove si assiste a una situazione emblematica della “riduzione di corpo a cosa” mostrata nel film, con alcune ragazze e ragazzi portati al guinzaglio come cani.

La stessa situazione di abberrante umiliazione fisica e psicologica che campeggia nella seconda locandina del film, stavolta a colori.

Quello che diceva lo stesso Pasolini…

Rivelava Pasolini, pittore egli stesso per tutta la vita:

«Quello che io ho in testa come visione, come campo visivo sono gli affreschi di Masaccio, di Giotto, che sono i pittori che amo di più, assieme a certi manieristi (per esempio il Pontormo). E non riesco a concepire immagini, paesaggi, composizioni di figure al di fuori di questa mia iniziale passione pittorica, trecentesca, che ha l’uomo come centro di ogni prospettiva. Quindi, quando le mie immagini sono in movimento, sono in movimento un po’ come se l’obiettivo si muovesse su loro sopra un quadro, come uno scenario, e per questo lo aggredisco sempre frontalmente. Io cerco la plasticità dell’immagine, sulla strada mai dimenticata di Masaccio: il suo fiero chiaroscuro, il suo bianco e nero, o sulla strada, se volete, degli arcaici, in uno strano connubio di sottigliezza e di grossezza. Non posso essere impressionistico. Amo lo sfondo, non il paesaggio.»

Orari e costo dei biglietti

Orario:
dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre. Lunedì chiuso (aperto lunedì 1° novembre in quanto festivo).

Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Ingresso:
Ingresso: € 12,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 10,00 per gruppi di almeno quindici persone – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it

Il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra ‘Miró. Il colore dei sogni’ e alla mostra ‘Pasolini’ con guida specializzata; è possibile prenotare a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 17,00 (ingresso e guida).

Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Stefano Roffi e Mauro Carrera, saggi in catalogo di Mauro Carrera, Roberto Chiesi, Stefano Roffi.

Tutte le immagini utilizzate in questo articolo sono state concesse dalla stessa Fondazione per rassegna stampa.

Lorenzo Cardano

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