Valerio Mastrandrea in “Migliore”, una parabola amara sulla felicità

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"Migliore" Mastrandrea

Valerio Mastrandrea in “Migliore”, una parabola amara sulla felicità

Un palco vuoto, al centro un uomo, solo. Solo, con le sue paure, con le sue difficoltà quotidiane, le sue frustrazioni: un debole.

Scritto da Mattia Torre lo spettacolo sarà in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 5 al 22 gennaio. Nonostante il freddo polare di questa notte romana mi sono avventurata in questa sera, deserta per i postumi festivi, incuriosita da questo spettacolo, incuriosita da Valerio.

È uno dei miei attori preferiti, lo ammetto, nella sua semplicità e bravura ne rimango sempre incantata, ma voglio essere obiettiva e critica, non di parte, anche se ciascuno di noi ha delle preferenze. La sala era piena, mi danno un posto in ultima fila, ma va bene, da lì si può vedere il palco e non solo, anche le reazioni degli spettatori, è come stare sul palco ma dall’altra parte.

Inizia lo spettacolo, silenzio, qualche colpo di tosse, qualche brusio delle maschere, arrivano i ritardatari e comincia lui: si presenta in giacca e cravatta, elegante, una luce diretta lo illumina. Alfredo un uomo solo, la musica, un pianoforte e dei violini in sottofondo, inizia a raccontarsi.

Alfredo lavora per una grande azienda americana, si capisce da subito che è l’ultimo, il meno considerato, il più bistrattato, nel tempo libero fa parte di una squallida associazione di 10 membri che vuole vedere il positivo in tutto, organizzano laboratori, adottano alberi di pero e si incontrano in tristissime riunioni. Alfredo fa sport, al parco, ma non riesce a correre più di 15 minuti, a casa è disprezzato dai vicini e dal cane del vicini, soffre d’insonnia e ogni mattina appena riesce finalmente ad addormentarsi, viene svegliato ” per tradizione” dagli operatori dell’AMA che gli citofonano.

Innamorato di Sofia, la figlia del Presidente che definisce “la stronza” destinata al potere, preceduta sempre dalla scia di profumo, non viene ricambiato ma solo “usato” per sbrigare compiti ingrati come riparare la coppa del motore sotto la pioggia.

La svolta:

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Valerio Mastrandrea

In seguito a un incidente da lui causato, viene assolto dal tribunale ma entra in una crisi profonda che lo fa diventare un uomo cattivo: una sera a cena reagisce violentemente a un sopruso, incomincia a difendersi e a urlare, a farsi valere ed è in quel momento che tutti incominciano a “battergli le mani” e improvvisamente la società gli apre le porte, le voci corrono, e i vicini di casa ne parlano, lo rispettano, Sofia s’innamora di lui e la potrà sposare, al parco corre 50, 60, 80 minuti al giorno, dorme otto ore a notte.

Ma è felicità se ottenuta con il cinismo e il disprezzo degli altri? I “perdenti” sono forse più infelici? Il regista lascia lo spettatore con molte domande e riflessioni sui giorni nostri, sul successo e la spregiudicatezza.

Mastrandrea ha recitato bene, fa soffrire quando è debole e lascia un gusto di rivincita quando è prepotente e potente. Nonostante gli imprevisti della Prima (si è rotto il microfono), ha tenuto la scena, si sentiva benissimo anche dall’ultima fila e forse  un’interpretazione senza amplificazione è risultata più vera e decisa, anche se senz’altro più faticosa.

Nel camerino, mentre l’adrenalina scendeva ed entrambi esausti Valerio e Mattia accoglievano gli ospiti e i festeggiamenti degli amici e del pubblico più affezionato, abbiamo chiesto regista quale messaggio voleva dare con quest’opera:

“Direi assai angosciante, una parabola amara, è un sentimento di ambiguità che mi piace molto, nonostante si converta a diventare cattivo poi c’è sempre un riscatto”

Un unico atto, un soffio che lascia un’amarezza di fondo, è forse la parte migliore quella del successo?

Non svelo il finale, che fa riflettere, sottile e delicato, da non perdere.

Sara Cacciarini

 

Sara Cacciarini giornalista pubblicista, si è laureata in Scienze Naturali e ha conseguito un Master di Comunicazione e Giornalismo Scientifico a La Sapienza di Roma. Collabora con CulturaMente dal 2016, è appassionata di teatro, musica e cinema.

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