Il potere ancestrale della Venere in Pelliccia

Sabrina Impacciatore

Il potere ancestrale della Venere in Pelliccia

Dal 26 gennaio Sabrina Impacciatore e Valter Malosti sono i protagonisti di Venere In Pelliccia di Davis Ives al Teatro Ambra Jovinelli.

La pièce pluripremiata a Broadway e da cui Roman Polanski ha tratto l’omonimo film è per la prima volta in scena in Italia con Sabrina Impacciatore e Valter Malosti, che ne cura anche la regia.

Il teatro nel teatro, un palco rosso, sopraelevato, si apre il sipario e in scena c’è lui, il regista che alla fine di una giornata di audizioni, è stremato e scontento per non aver trovato l’attrice protagonista di Venere in Pelliccia (tratto dal romanzo di Sacher Masoch, 1870), di cui ha curato l’adattamento: è al telefono ed esprime il suo disappunto.

Suonano alla porta. È lei, Sabrina, Vanda Jordan “ingenua, goffa, volgare e inopportuna” gli chiede di poter fare un’audizione; insiste anche dopo i ripetuti i no, insiste ancora, tra parolacce e insulti racconta le sue peripezie per raggiungere il luogo dell’audizione con “solo” cinque ore di ritardo.

Esausto e impossibilitato ad opporsi all’invadenza della giovane, il regista cede alla sua determinazione quando lei, abile nell’uso dell’arte femminile, lo fa cadere in trappola. Vanda durante il provino si trasforma con una crescente femminilità  – da ragazza scombinata nella seduttrice Wanda Von Dunayev, la protagonista di Venere in Pelliccia. Il rapporto tra attrice e regista muta, si scambiano i ruoli di vittima e carnefice.

Potere, sesso  e seduzione si intrecciano. Il centro è sempre il rapporto di coppia, dove uno prevarica sempre l’altro, ma in un istante può cambiare tutto, è tutto appeso a un filo di seduzione continua.

“L’uomo vuole sempre che una donna sia sensuale,  ma che non lo sia con nessun altro uomo, voi volete che vi diamo piacere ma come possiamo farlo senza affinare le abilità necessarie […] nella nostra società la donna ha potere solo attraverso gli uomini”. 

Sabrina preparatissima, recita un testo lungo e difficile senza una pausa, tutto d’un fiato, intenso e divertente ma anche profondo e brutale.

Ha studiato i quadri dell’ 800, i testi di Masoch, calandosi nella parte e diventando Wanda in ogni sua parte, affrontando argomenti sadomaso, tabù per l’epoca del romanzo, ma forse anche oggi.

Un unico atto, un divano rosso, un palco, un tavolino, una donna e un uomo, non serve altro per fare del buon teatro.

Valter Malosti – coprotagonista importante – viene tuttavia schiacciato dalla personalità di Sabrina, forte e affascinante, anche quando nel finale i ruoli si scambiano. La prima rappresentazione è sempre la più difficile, si percepiva la tensione, forse un po’ veloci le parole e un po’ troppo lunghi i dialoghi per un unico atto, ma sono dettagli di uno spettacolo ben riuscito, un omaggio alle diverse sfaccettature della personalità femminile.

Resta solo una domanda, che noi donne ci siamo poste: “chi è il personal trainer di Sabrina?” non è solo brava, ma perfetta nella sua sensualità in guêpière.

I costumi sono di Massimo Cantini Parrini, premio David di Donatello 2016, e i suoni di G.U.P. Alcaro, premio Ubu 2014. Importante nel continuo scambio dei ruoli il gioco di luci e di ombre di Nicolas Bovey che accentuano  la dominanza di uno o dell’altro personaggio nel continuo scambio dei ruoli.

Da non perdere fino al 5 febbraio questo erotico duello teatrale, che coinvolge lo spettatore con il suo misterioso finale.

Sara Cacciarini

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