Moni Ovadia e i resti della grecità

moni ovadia spettacoli - teatro vascello

Moni Ovadia è un abile cantore, dal pensiero acuto e dall’umorismo semplice, nell’accezione più positiva del termine.

Il suo intento con Romeosini Grecità è quello di ricordare le radici dell’Occidente come non lo conosciamo mai abbastanza.

Nella rilettura dei poeti greci contemporanei che apre la nuova stagione del Teatro Vascello di Roma vi è tutta la concretezza che ho sempre amato della letteratura greca.


“Noi pensiamo greco, perché tutto il nostro apparato concettuale è di derivazione greca. Dobbiamo piuttosto chiederci come parlavano i greci, che voci avevano e da questo cercare di capire che queste lingue portano anche i travagli di duemila anni di storia. E’ una lingua semplicemente sublime perché porta dentro di sé i segni della dominazione turca, tutti i barbarismi, tutto il cosmopolitismo levantino. E’ una lingua grandiosa, multanime, dove trovi parole veneziane, slave, turche, una lingua che porta tutto il Mediterraneo in sé. Quando l’Unione Europea ha umiliato la Grecia ha umiliato la nostra origine, una sciagura dal punto di vista simbolico. E allora vogliamo dire che la Grecia di oggi è la Grecia viva che viene dalla Grecia di allora che era viva”.

I greci hanno questo dono dall’antichità e se lo portano appresso: scevri da quell’astrattismo che caratterizza il pensare dei latini e poi anche il nostro, proseguono nel loro pragmatismo, incantando con la loro spassionata descrizione della realtà.

Ma forse sono letture, quelle proposte, che unite a una chiara polemica politica appesantiscono questa sera di metà settembre che apre le danze, forse un po’ troppo claudicante, al nuovo cartellone.

La trovata di inframezzare la lettura e la musica con la performance da ventriloqua di Roberta Carreri (voce e chitarra) posso capirla – per alleggerire – ma l’ho condivisa poco. In realtà mi ha trasmesso molta inquietudine. Indubbie le qualità canore della Carreri, nonostante qualche imprecisione con la chitarra, come inopinabile è stato il piacere che mi ha trasmesso il collega DimitrisKotsiouros (bouzouki e oud).

Tuttavia, lo spettacolo non mi ha convinto. Nonostante il mio sfrenato amore per la grecità e la presenza di tre professionisti sul palco. Insomma, forse non sono la persona giusta per smontare questo spettacolo, mi sento quasi inadeguata nel farlo, ma la critica deve essere onesta: ciò che ho visto non è minimamente paragonabile alla performance nel Teatro di Ostia Antica, ma sono certa che ce ne saranno di migliori, sia per Moni & Co. che per l’inaffondabile Vascello.

Alessia Pizzi

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