Amy Foster a teatro. Storia di un naufragio

Amy foster teatro manzoni firenze

Da venerdì 13 a domenica 15 aprile al Teatro Manzoni di Calenzano (Firenze) Daniela Morozzi presenta un testo ispirato da Amy Foster di Conrad.

Una scelta forte quella di Daniela Morozzi che porta avanti il progetto di riproporre in scena Amy Foster, quasi una denuncia.

La forza di uno spettacolo che propone un carnevale, nel senso del termine utilizzato dai Romani: quel rovesciamento della prospettiva e dei ruoli che si proponeva con giochi ed esagerazioni prima di entrare nella Quaresima.

Ognuno può indossare una maschera, impersonare qualcuno che non è mai stato, la società si rovescia e cosa accade? La protagonista è la “grulla” del villaggio, colei, l’unica che potrà amare uno straniero.

Abbiamo lasciato le nostre case, abbiamo appena visto su qualche canale della solita televisione quei soliti barconi, quelle persone dai colori “strani” che si accumulano sulla nostra terra. Forse ci siamo un po’ innervositi, forse non siamo d’accordo o abbiamo solo cambiato canale perché non ne possiamo più.

Ma ora siamo qui a teatro ed Amy è in scena. Non solo lo stesso straniero, lo stesso naufrago è diventato un uomo, è guardato con una strana curiosità, ma potrebbe essere amato.

Uno straniero che diventa novità, sorpresa, la possibilità di un riscatto, di una famiglia.

Amy Foster, l’emarginata, grazie a lui diventa donna, moglie, madre.

Siamo disgustati da ciò che vediamo arrivare dai nostri mari, abituati a quella vista o inclini ad avere compassione per pensare che quello straniero potrebbe essere addirittura una risorsa.

Questo è il pensiero che attraversa la sala mentre lo spettacolo va in scena.

Se tutto il male che la nostra società ha prodotto, i problemi che ha comportato per il nostro benessere fossero dovuti a chi sta arrivando adesso sarebbe strano, forse.

Eppure Amy combatte, si sforza a tal punto da riuscire ad essere felice, sposa il suo amato, il diverso, come lei. E ci ricorda che il riscatto può essere ovunque, almeno per un po’.

117 anni fa, quando la storia è stata scritta erano migranti che provenivano dall’Europa e arrivavano faticando in America inseguendo un sogno.

Oggi invece arrivano qua, a casa nostra, cercando una fortuna che forse non realizziamo di avere o che pensiamo ci possa essere portata via.

Mentre le parole ci cullano e le musiche ci accompagnano, lo spettacolo è un viaggio in riflessioni profonde e vaghe, qualcosa che dovremmo e che vogliamo ricordare.

La grande forza di un progetto che ci sveglia e che rivela come la società non sia poi così diversa, ma ancora profondamente impaurita dal domani e da ciò che appare un po’ diverso da irrigidirsi su sé stessa.

Non vogliamo che qualcosa ci travolga, forse abbiamo ragione, o forse così facendo non pensiamo che a travolgerci potrebbe essere qualcosa che cambia in meglio la nostra sorte, così come accade per Amy, almeno per un po’.

E se la nostra paura dello straniero fosse un po’ la paura per il futuro? Se bloccandoci cercando di far rimanere immutato ciò che è oggi non lasciassimo entrare qualcosa di buono del domani per paura che duri per poco tempo?

E’ vero, forse Amy Foster perderà Yanko, l’uomo che ama, dopo averlo salvato una prima volta, abbandonata ancora da una comunità ostile e vendicativa. Ma sarà stata amata, scelta e avrà dato al futuro un figlio e una parte diversa di Sé.

Nella storia di Conrad un vecchio prende le veci di una società che ha dato solo dolore ad una donna per chiedere infine scusa. Non accadrà mai sul serio, ci sembra, se pensiamo a tutto quello che il rivivere nell’Oggi questo dramma ci ha fatto pensare.

O forse, Daniela Morozzi con questo testo su Amy Foster, ci ha consentito adesso di chiedere un po’ scusa. Per tutte le volte che ci siamo distratti vedendo certe notizie, per tutte le volte che ci siamo infastiditi vedendo certe scene, per tutte le volte che siamo stati anche noi quella vecchia società irrigidita.

Silvia Cipolli

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