L’Otello di Shakespeare al Teatro della Pergola: torna il dramma delle apparenze

Otello shakespeare - teatro della pergola

Al Teatro della Pergola di Firenze dal 3 all’8 Aprile l’Otello di William Shakespeare riprende vita sotto la regia di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli. Lo spettacolo ha debuttato il 24 Ottobre 2016 all’Elfo Puccini.

Si accendono le luci sulla prima scena, si innesca il meccanismo tragico dell’Otello intorno a una scena quasi comica.

Colpiscono i toni ironici, l’aspetto amichevole di colui che causerà molte morti e notevoli disgrazie. Un linguaggio che appare spontaneo, colloquiale, prima nel tentativo di raggirare Roderigo poi anche noi, il pubblico, che ci cadiamo con tutte le scarpe: Jago fa simpatia, ci diverte.

Da subito appare evidente come siamo lontani dalle figure a tinta unita del passato. Jago mostra la cattiveria nelle sue forme caleidoscopiche: dal sarcasmo all’invidia, dalla manipolazione alla menzogna, dalla gelosia al razzismo, dall’istigazione alla violenza fino all’omicidio. Chi ne è immune?

 

Otello shakespeare - teatro della pergola

 

Non si tratta più di una figura diabolica lontana da noi, ma di una cattiveria e una violenza che riconosciamo come umane. Sono le ombre dell’anima che scorgiamo spesso negli altri e in noi. La regia, notiamo, lo sottolinea con un continuo gioco di luci, passaggi soffusi e poi violenti, contrasti e chiaroscuri.

Anche il palco stesso, una cornice ambrata e luminosa, essenziale, tinteggia con delicatezza questo gioco di veli aurei e trasparenze. Giochi di visibile ed invisibile, di celato e evidente che lascia in primo piano, sempre, le parole.

Io non sono quel che sono dice Jago. E’ questa l’essenza di tutto il meccanismo narrativo dell’Otello di Shakespeare che ruota intorno al tema delle apparenze sopra la vera essenza dell’animo di un uomo.

Otello è uno straniero, un barbaro a Venezia, nonostante ne abbia salvato le sorti mostrando in guerra il suo valore. Ed il suo aspetto diverso, sottolineato da dettagli durante lo spettacolo, è ciò che lo renderà preda del tentativo di manipolazione dell’astuto, più che onesto, Jago.

Otello è uno straniero, ha la pelle scura, è più vecchio di Desdemona e molto diverso nella forma fisica e nei modi da lei. Queste caratteristiche vengono sottolineate anche dall’abbigliamento militare tenuto dal Moro. E’ un abbigliamento che contrasta con l’eleganza e la delicatezza quasi eterea degli abiti di lei.

Tutto questo, le apparenze che li rendono diversi, diventano per lui un tarlo nella mente tale da far passare in secondo piano la comunanza dello spirito.

Queste le parole di Desdemona nell’opera di Shakespeare: Mi giurava che era una storia strana, molto strana, che era una storia triste, molto triste, che avrebbe preferito non saperla, ma che avrebbe voluto essere me (Otello, atto I, scena III).

Colpisce inoltre, quasi come un pugno in piena faccia, come Elio De Capitani, il nostro Otello abbandoni la tenuta militare solo, quando svestito dell’uniforme e della maschera di moralità che essa conferisce, si abbandonerà al femminicidio.

Gli uomini dovrebbero essere quel che sembrano dice Jago ad Otello che lo ripete. Ma nessuno dei personaggi che vediamo lo è fino in fondo, nessuna delle relazioni che intrecciano risulta sincera. Tutto si sgretola nella cornice di un palco che si apre oltre la scena, in un gioco di toni aurei e di contrasti che affascina lo spettatore.

Otello in fondo è un militare, un violento, un uomo poco avvezzo alla parola e più alla brutalità.

Sarà più facile per lui credere alle parole di Jago e non a quelle di Desdemona. Parole che fanno leva sui suoi timori più profondi, quelli di non essere accettato e incluso come cittadino di Venezia, ma anche perché parlano una lingua che conosce meglio: il tradimento più conosciuto dell’amore.

In un effetto di straniamento poi il culmine della tragedia porta ad una sensazione di disgusto. Non si tratta solo per Jago, ma di tutti i personaggi in scena. Anche Desdemona, l’unica onesta nell’opera di Shakespeare, non denunciando il marito si conforma ad un codice morale abietto.

Viene uccisa, proprio prima del suo tentativo di dimostrare al marito la sua purezza sul letto di nozze. La scena si dispiega proprio davanti al giaciglio preparato per loro, sopra le candide lenzuola nuziali. Queste, coperte da un velo trasparente, ci portano in un turbinio di movimenti che sottolinea ancora lo strano gioco di celato e non celato.

Solo la denuncia di Emilia provoca una commozione profonda. Lei, uccisa da Jago, scompare cadendo dietro a quel talamo nuziale che ancora una volta resta fermo, come quei codici morali che celano i lati oscuri, negano il buio dell’anima e così facendo lo concimano.

Quanto è moderno moderno questo dramma di Shakespeare, ci chiediamo. Il dramma delle apparenze che importano più della verità, della scarsa accettazione di chi è diverso, della violenza, del femminicidio.

Tutti possiamo essere Jago, manipolare, ognuno di noi può immedesimarsi in Otello. Conosciamo questa società in cui è più facile credere nella violenza che nell’amore vero. Siamo abituati alla manipolazione delle parole,alla purezza che rimane talvolta vittima.

Elio De Capitani spoglia i personaggi di tutti i vecchi stereotipi e modelli per mostrarli in nuovi modi cangianti e multiformi e il meccanismo narrativo stesso dell’Otello si rinnova, regalandoci mutate e intense emozioni.

Silvia Cipolli

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