Fate attenzione alla cultura che rifiutate

scuola di teatro

Lasciate che vi racconti che cos’è Latitudine Teatro.

Sul loro sito ufficiale troverete scritto: “un’associazione culturale che si struttura come centro di formazione e produzione teatrale“. Da oltre 15 anni, bambini, ragazzi e adulti hanno avuto la possibilità di studiare dizione, storia del teatro, respirazione, tecniche di recitazione e di improvvisazione. Inoltre, si sono messi in gioco sul palcoscenico, confrontandosi con testi e autori contemporanei, alcuni mai tradotti in Italia o sicuramente poco conosciuti. In altre occasioni, hanno lavorato sul loro corpo, sui loro limiti fisici e mentali in spettacoli di autodrammaturgia.

“About Lear”: il racconto si fa immagine

In un periodo in cui tutti improvvisano le proprie competenze, in cui basta un tutorial su YouTube per diventare esperti di qualsiasi cosa, diventa raro imbattersi nella professionalità. Ebbene, a Latitudine Teatro essa non è mai mancata. La qualità del lavoro di ciascun gruppo di allievi è sempre stata altissima. Questo perché sia Stefano Furlan, direttore e fondatore del centro, sia Michela Sarno hanno sempre creduto nel Teatro. In quello vero. Quello fatto per comunicare al pubblico messaggi spesso scomodi, ma necessari. Il loro teatro è quello che permette alle persone di scoprirsi, di cambiarsi, ma diciamo pure di salvarsi.

A Latitudine Teatro si è sempre cercato di far vedere agli allievi che cosa significa lavorare come un attore professionista.

Si sono messi in campo progetti teatrali che erano vere e proprie visioni. Visioni che dovevano essere comunicate, perché questo fanno gli artisti. E questa era la missione che ha sempre guidato l’operato di Latitudine Teatro. La cosa straordinaria è che tutto questo è avvenuto a Latina. Una città di provincia, relativamente giovane in cui è molto difficile uscire fuori dagli schemi consolidati. Un luogo in cui non è così scontato che arrivino sprazzi di modernità e ci sia un livello così alto di attenzione e di cura per l’arte.

Ma Latitudine Teatro è anche una grande famiglia, composta da persone molto diverse accomunate da un’esperienza di vita unica, entusiasmante e difficilmente ripetibile. Sono nati legami di amicizia, sentimentali, professionali. Chiunque sia entrato a contatto con l’associazione non ha potuto fare a meno di sentirsi toccato dal percorso fatto. Perché fare l’attore significa innanzitutto scoprire aspetti della tua personalità che non pensavi di avere. Latitudine Teatro è diventata la casa di molte persone.

Perché allora parlarne al passato? Perché è molto probabile che non ci sarà futuro per l’associazione. Sicuramente non in via Cisterna 3.

Lo ha comunicato lo stesso Stefano Furlan in un comunicato stampa uscito qualche giorno fa. I motivi che hanno portato a questa decisione sono legati alle vicende susseguitesi a partire da ottobre 2018 fino ad arrivare ad oggi. La sede dell’associazione fu sequestrata per la mancata regolarizzazione dei lavori per la messa in sicurezza secondo quelle che sono le norme antincendio. Per quanto sia giusto il principio, bisogna dire che Latitudine aveva presentato i progetti per effettuare tali lavori ed era in attesa di risposte da chi di competenza.

A seguito della chiusura, l’associazione ha anche acconsentito a usare quei locali come spazi di sola formazione, rinunciando alla sala teatrale usata per gli spettacoli di fine anno. Ma il declassamento di quegli spazi da “locale di trattenimento o pubblico spettacolo” a “scuola” non è bastato. Sembra che sia impossibile per un centro di formazione fare solo educazione. A livello giuridico siamo nell’ambito dell’interpretazione. E l’interpretazione è sempre soggettiva. In questo caso, però, parliamo di persone che avevano voglia di mettersi in regola, di fare ciò che era burocraticamente necessario e corretto. Ma gli è stato impedito. Il perché non si capisce.

Le spese che hanno colpito questa realtà sono state tante. Se si volessero fare i già citati lavori o cercare un altro luogo ce ne sarebbero ancora altre. Troppe per un’associazione culturale che non gode di alcun tipo di finanziamento pubblico. Ecco perché Latitudine è dovuta arrivare a questa decisione. Non prima, però, di aver fatto un’ultima promessa ai suoi allievi e ai suoi affezionati sostenitori: il compimento della stagione. I progetti che erano in cantiere per quest’anno saranno portati a termine con tutta la professionalità, l’impegno e l’entusiasmo che ha sempre caratterizzato la scuola.

scuola di teatro

È una notizia veramente tremenda.

Per chi lavora nell’associazione (perché c’è gente che perderà il posto di lavoro). Per chi frequenta quella scuola da diverso tempo e la considera una vera e propria casa. Per la città di Latina che perde una delle sue realtà culturali più importanti. Per chi non ha mai partecipato a una lezione di Latitudine e non potrà avere la possibilità di provare un percorso unico.

Stupisce il silenzio delle istituzioni comunali. Nessun intervento per aiutare e sostenere un’associazione che ha sempre lavorato per la propria città. Che questo sia un paese economicamente in difficoltà lo vediamo tutti i giorni. Sappiamo anche che è un paese che non rispetta, né valorizza sufficientemente la cultura. E questo è vergognoso. Perché se c’è una cosa di cui l’Italia può farsi vanto è il suo patrimonio culturale, in tutti i suoi molteplici aspetti. Basta con quest’idea che fare cultura sia un passatempo! L’arte ci forma come persone. Ci permette di conoscerci e riconoscerci come esseri umani. È bellezza e il mondo ne ha bisogno. Ne ha bisogno per respirare in mezzo a tutti gli orrori da cui siamo circondati.

Latitudine Teatro ha lavorato ogni giorno cercando di dimostrare quanto nobile e utile sia avere a che fare con la cultura. Vi direi di provare per credere, ma è probabile che non ce ne sarà più la possibilità. Aver fatto chiudere Latitudine Teatro è un danno (e non da poco) per la città di Latina. Lo è a livello economico, civile, sociale, culturale, ma soprattutto umano.

Federica Crisci

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui