Federico Moccia: “Se un uomo uccide la compagna la loro colpevolezza è pari”

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femminicidio 2018 - federico moccia

No, il titolo di questo articolo non è il nuovo bestseller di Federico Moccia, bensì la sua ultima perla sul femminicidio, pubblicata sul Corriere della Sera qualche giorno fa.

[dt_quote type=”pullquote” layout=”right” font_size=”big” animation=”none” size=”1″]Se un uomo di una certa età decide di uccidere la moglie o la compagna di una vita, perché magari è deluso dal fatto che certe dinamiche di coppia siano cambiate, perché il suo progetto di vita si è interrotto e con esso la complicità che c’era, o perché magari non si è trovato prima il modo e il coraggio di dire che un sentimento era finito da anni, il suo gesto tradisce il valore del tempo e l’obbligo etico che abbiamo tutti di viverlo al meglio e con sincerità, ma la loro colpevolezza è pari. Non hanno saputo vedere le loro mancanze, domandarsi che cosa non è andato, perché quel rapporto è fallito.”[/dt_quote]

Facciamo un semplice esercizio di comprensione del testo e tentiamo di spiegare a Moccia la differenza tra un amore finito e la violenza di genere.

In base all’articolo da lui scritto quella che potrebbe essere una semplice spiegazione di una relazione andata male (le due parti non si trovano più, come spesso accade) diventa la giustificazione per il femminicidio. Ho trascritto l’articolo cartaceo senza tralasciare una parola e credo che sia il significato sia chiaro e manifesto a tutti.

Quindi, per essere terra terra, se il mio partner mi uccide è colpa pure mia che non mi sono chiesta perché il rapporto non andava.

Posso accettare il suggerimento implicito di non trascurare le avvisaglie (magari la violenza fisica o psicologica), ma vi risulta per caso che le donne siano credute mediamente quando denunciano i compagni o gli ex compagni alle autorità? Quanti centri antiviolenza raccontano che le donne si vergognano a denunciare perché non sono credute? Quanti casi di cronaca devo ricordare in cui la vittima aveva già allertato le autorità competenti di essere vittima di violenza o di stalking da parte dell’ex?

Inoltre, i media hanno coniato l’infelice espressione “delitto passionale” a cui il termine femminicidio ha messo una toppa a livello sociale e antropologico per far capire alle persone che alcuni, molti uomini uccidono le donne. Certo, succede dall’alba dei tempi, solo che ora se ne parla. Se ne è parlato come di raptus di gelosia o di incapacità da parte dell’uomo di accettare donne “troppo indipendenti, che escono con le amiche”, tutte espressioni sessiste che vanno a minare l’identità e la credibilità della donna.

La donna è troppo libera nella vita, poco credibile quando denuncia, troppo autonoma quando lascia. L’uomo, poverino, cade preda della sindrome dell’Orlando Furioso oppure è sotto l’effetto di stupefacenti quando se la prende con la compagna.

Il risultato è che una testata nazionale del calibro del Corriere della Sera accetta che Federico Moccia pubblichi frasi di questa portata.

A detta dello scrittore, il povero uomo ferito, sentendosi solo, se la prende con i propri cari. Povera stella! Moccia – confuso, in preda a un raptus oppure sotto stupefacenti? – prosegue citando Martin Luther King: “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi ma l’indifferenza dei buoni“. Sapete cosa spaventa me invece? Che persone anche solo in grado di partorire un pensiero di questo tipo pubblichino libri e articoli su testate nazionali.

L’invito finale di Moccia è quello di “coltivare sempre il meglio di noi e di chi ci circonda“. Quindi, donne vittime di violenza, se siete morte è perché non avete coltivato bene il vostro partner e non perché in questo Paese lo stupro fino al 1996 era considerato affronto alla moralità pubblica e non al corpo e all’anima di un essere umano. Vogliamo ancora essere figli di quel tempo? Vogliamo ancora deresponsabilizzare l’uomo per le azioni che compie e ritenere la donna un oggetto che ha preso vita inaspettatamente e che ora sembra una bomba a orologeria tra le mani dei poveri maschietti?

Mi chiedo – ma è una domanda retorica perché siamo tutti disperatamente fottuti, donne e uomini – da quale dimostrazione di determinazione derivino espressioni come “avere le palle” o “essere cazzuti”, visto che essere portatori di genitali maschili non mi sembra affatto essere una garanzia di credibilità. Specialmente quando alcune persone vanno blaterando frasi da Bacio Perugina sulla morte di migliaia di donne.

Insomma, siamo stati anni a disquisire sulla legislazione, a combattere per i diritti delle donne, quando invece sarebbe bastato aprire i cuori ed essere tutti più buoni per evitare secoli di omicidi! Ad averlo saputo prima…

Qualche dato ISTAT per supportare chi ha difficoltà a comprendere:

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. […] I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Per i più “di coccio” anche un PDF con le immagini, che aiutano sempre:

https://www.istat.it/it/files//2018/03/Violenza-di-genere_Prof.-G.-Alleva.pdf

https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/Focus_femminicidio_1.pdf

Dulcis in fundo, per gli amanti del brivido, l’articolo di Moccia:

federico moccia - femminicidio 2018 in Italia

 

 

Alessia Pizzi

 

In copertina : http://humorchic.blogspot.com

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