Falcone, Borsellino e gli altri martiri della mafia raccontati dallo spettacolo

borsellino e falcone murales palermo

Il 23 Maggio di 30 anni fa un evento importantissimo fermò il nostro Paese: la strage di Capaci, cioè un attentato – purtroppo riuscito – ai danni del giudice Giovanni Falcone.

Non voglio con questa puntata parlarvi della piaga sociale della mafia, ma semplicemente ricordare come il cinema e il teatro hanno parlato di quest’argomento e soprattutto di quelle personalità che hanno combattuto per un reale mondo migliore.

Giovanni Falcone

Nel 1993 Giuseppe Ferrara dirige un film intitolato proprio Giovanni Falcone, dove si parla degli ultimi anni del giudice palermitano. A prenderne i panni è Michele Placido. Si narra per la prima volta della figura di Falcone e si inseriscono personaggi di cui poi si parlerà molto in seguito: dagli altri martiri (come Rocco Chinnici e Ninni Cassarà) a coloro che lo volevano morto. Nel cast vediamo mille stelle del cinema italiano: Anna Bonaiuto, Massimo Bonetti, Gianni Musy e Fabrizio Gifuni.

Un altro omaggio al giudice Falcone è del 2006 con Giovanni Falcone, l’uomo che sfidò cosa nostra. Diretto dai gemelli Frazzi, è stato un film per la tv con protagonista Massimo Dapporto, nei panni del giudice, affiancato da Elena Sofia Ricci, Emilio Solfrizzi, Francesco Pannofino e Cesare Bocci.

Nel  2012 il regista e sceneggiatore Claudio Bonivento dirige, sempre per la tv, Vi perdono ma inginocchiatevi. Qui, più che il giudice Falcone, il film per la tv si concentra su Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, cioè i 3 poliziotti della scorta del magistrato, con annesse storie delle famiglie: poliziotti che perirono nell’attentato insieme a Falcone. Il nome del film viene dal discorso che ha fatto la moglie di Schifani, Rosaria Costa, ai funerali del marito rivolta agli evidenti ma anonimi esecutori dell’attentato. Nel film vediamo attori quali Tony Sperandeo, Massimo Ghini e Silvia D’amico. Film dove la realtà piò essere romanzata per alcuni versi, ma la fine raccontano la stessa tragica realtà.

La strage inoltre viene citata in altri film

L’attentatuni ad esempio del 2001 ci parla delle indagini dopo la strage. In La mafia uccide solo d’estate del 2013 di Pif, alcuni personaggi si trovano loro malgrado testimoni di quando stava accadendo. Anche ne La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana si parla della strage: Lidia Vitale, che interpreta la sorella dei protagonisti, è un giudice e si trova a Palermo durante l’evento. Stessa sorte avviene ne Il divo di Paolo Sorrentino, con tanto di Camera dei Deputati nel minuto di silenzio in rispetto alla vita del giudice defunto; e ne Il traditore di Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino nei panni di Buscetta che collabora con un Falcone – interpretato da Fausto Russo Alesi – dicendo la celebre frase:

“Dottor Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima Lei o io?”

Il discorso teatrale è più complesso, poiché non ci sono veri e propri spettacoli con trama, ma narrazioni, come Giovanni Falcone un uomo, di Bonzani e Morini; o elegie epiche, come Nel tempo che ci resta di César Brie, andato in scena quest’anno.

Paolo Borsellino

Non si può parlare di lui, però, senza ricordare un altro giudice che ben 57 giorni dopo la Strage di Capaci perse anche lui la vita. Un amico, oltre che un collega di Falcone. Stiamo ovviamente parlando di Paolo Borsellino.

Spesso lo troviamo in compagnia di Falcone: infatti nei film sopracitati ci sono anche attori che hanno interpretato il giudice Borsellino. In Vi perdono ma inginocchiatevi a prenderne i panni è Lollo Franco; in Giovanni Falcone è interpretato da Giancarlo Giannini; e in Giovanni Falcone, l’uomo che sfidò Cosa Nostra è Emilio Solfrizzi.

Malgrado però anche Borsellino sia stato ucciso nel ‘92, bisogna aspettare il 2004 per avere qualcosa che lo vede protagonista.

Il regista Gianluca Travelli infatti dirige uno sceneggiato tv intitolato appunto Paolo Borsellino. Nei panni del protagonista Giorgio Tirabassi, affiancato da Ennio Fantastichini nei panni di Falcone. Nel cast anche Elio Germano, Ninni Bruschetta e Claudio Gioè. È vero che nel 2003 c’era stato Gli angeli di Borsellino, ma era centrato sulla storia di Emanuela Loi, agente di scorta di Borsellino appunto: sulla stessa idea quasi di Vi perdono ma inginocchiatevi.

Altro film da citare è Paolo Borsellino – 57 giorni, film tv del 2012, diretto da Alberto Negrin, dove si vede appunto ciò che accadde in quei 57 giorni tra gli attentati dei due giudici. Luca Zingaretti interpreta il giudice Borsellino, accompagnato da attori quali Aurora Quattrocchi, Andrea Tidona e Antonio Gerardi.

In altri film li vediamo praticamente co-protagonisti

Uno dei primi è lo sceneggiato tv del ‘07 Il capo dei capi, centrato sulla figura del boss Totò Riina, interpretato da Claudio Gioè: i personaggi di Falcone e Borsellino sono stati interpretati rispettivamente da Andrea Tidona e Gaetano Aronica. Nel 2016 invece Fiorella Infascelli dirige Era d’estate, dove Massimo Popolizio e Giuseppe Fiorello interpretano i due giudici trasferiti all’Asinara con le loro famiglie. 

Sorte analoga a quelli dedicati a Falcone sono gli spettacoli teatrali: sicuramente da citare Borsellino di e con Giacomo Rossetto, che venne selezionato al Torino Fringe Festival 2019. Altro spettacolo, con protagonista evidente, è stato Paolo Borsellino – essendo stato del 2006 diretto e scritto da Ruggero Cappuccio.

A teatro

Invece, il 28 giugno di quest’anno, al Piccolo Teatro Strehler di Milano andrà in scena Falcone e Borsellino, un racconto in musica e parole, scritto e diretto da Emanuela Giordano, con la recitazione degli allievi del Piccolo, accompagnati dal Coro e l’Orchestra del Teatro Regio di Torino.

Altri martiri omaggiati

Il cinema e la tv però hanno parlato però solo di Falcone e Borsellino? Beh, assolutamente no. Uno dei primi è stato Cento giorni a Palermo dove, sotto la direzione del già citato Ferrara, Lino Ventura veste i panni e ci mostra la storia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Insieme a lui il regista dirige anche Giuliana De Sio, nel ruolo della moglie del generale, Arnoldo Foa e Stefano Satta Flores.

A seguire c’è Il giudice ragazzino del ‘94. Qui un giovane Giulio Scarpati prende i panni di Rosario Livatino, giovane giudice siciliano che morì per mano della mafia a soli 38 anni: da qui l’appellativo. Insieme a lui, il regista dirige Leopoldo Trieste, Sabrina Ferilli, Regina Bianchi e Ninni Bruschetta.

Giulio Scarpati in “Il giudice ragazzino”

Nel ‘95 Michele Placido dirige a Un eroe borghese, dedicata a Giorgio Ambrosoli. A prendere parte al film ci saranno, oltre al già citato Placido, anche Laura Betti e Fabrizio Bentivoglio che interpreterà l’avvocato assassinato.

Tra i più famosi cito Alla luce del sole di Roberto Faenza, dove Luca Zingaretti prende i panni di Don Pino Puglisi; e La siciliana ribelle. Questo film, del 2009, narra la storia di Rita Andria (nel film Rita Mancuso). Storia non conosciuta da molti. Questa era una collaboratrice di giustizia, convinta da Borsellino, parlò e venne messa in protezione. Morto questo, smise di credere nella giustizia e impaurita per il suo destino si lanciò da un balcone.

Alcuni film invece hanno ricevuto fior di premi

Uno degli ultimi è stato La mafia uccide solo d’estate di Pif. L’ex conduttore de Il testimone oltre a raccontarci della storia d’amore di due giovani, ci mostra una serie di noti martiri, dal già citato Dalla Chiesa, passando per Rocco Chinnici e Boris Giuliano. Il film ha vinto due David, altrettanti nastri d’argento, un ciak doro, un globo doro e altrettanti premi. Un altro personaggio che ha ispirato alcuni film è stato Peppino Impastato. Nel 2016 Gianfranco Albano dirige Lunetta Savino in Felicia impastato, madre del giovane dopo il suo omicidio, che lottando e superando i pregiudizi, è riuscita a testimoniare al processo per la morte del figlio. A questo giovane martire però il più noto è I cento passi di Marco Tullio Giordana, dove Luigi Lo Cascio interpreta il giovane dal forte spirito civico. Il film vinse nastri d’argento, premi alla mostra del cinema di Venezia, David e mille altri premi.

L’ubiquità del Male

Ci sono altri film però dove ci viene descritto quanto il mondo della mafia sia a volte tentacolare e così vicino alle nostre vite. Un esempio è Il mafioso del ‘62 di Lattuada, con protagonista Alberto Sordi: film considerato da Scorzese uno dei suoi gangster movie preferiti. Nel ‘71 Damiano Damiani dirige Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica, dove si scopre quanto le alte vette possano essere tanto coinvolte quanto sorde a determinate organizzazioni. Altro film è del 2000 di Lucio Gaudino, che dirige Prime luci dell’alba, con Laura Morante e Giammarco Tognazzi, che racconta di due fratelli che si rivedono dopo la morte dei genitori in un agguato di mafia.

Nel 2004 esce Le conseguenze dell’amore diretto da Paolo Sorrentino. Malgrado il titolo, c’è poco di romantico: Toni Servillo, il protagonista, è un uomo molto abitudinario, dai mille segreti che vanno dall’uso di eroina al riciclo di soldi, finché la conoscenza di una barista non gli farà capire appunto le conseguenze dell’amore. Altro bel film da citare è del 2007 di Andrea Porporati: parliamo de Il dolce e l’amaro, dove vediamo il protagonista Luigi Lo Cascio diventare piccolo delinquente, fare carriera nel mondo mafioso, fino a trasformarsi a pentito e andare sotto copertura.

Uno dei più crudi a mio avviso è del 2012 di Salvo Bonaffini, intitolato Pagate fratelli, che ci racconta di un arresto negli anni ‘50 di quattro persone e il conseguente processo per associazione a delinquere, estorsione e concorso in omicidio: che cosa c’è di strano direte voi, beh peccato che i 4 fossero frati cappuccini.

A volte però la mafia e l’associazione mafiosa sono spunto per film comici o parodistici. Un esempio viene con I due mafiosi con Franco e Ciccio; oppure il celebre Johnny Stecchino, dove Roberto Benigni interpreta lo spietato mafioso pentito che porta il nome del film e il macchiettistico Dante che gli somiglia e dovrebbe essere ucciso al suo posto: cosa che creerà non poche gag.

Esistono anche molti spettacoli che affrontano questo tema

La maggior parte sono di lettura teatrale. Alcuni però hanno avuto un discreto successo. Traendo ispirazione dalle vite già citate, un esempio viene da Il mio giudice del 93 scritto da Maria Pia Daniele, che narra la storia di Rita Atria quasi come un’Antigone. Lo spettacolo ha avuto molti riconoscimenti: nel 94 partecipò alla rassegna Un palcoscenico delle donne diretto da Dario Fo e Franca Rame, e nel 2012 è stato al Teatro India di Roma con la regia dell’autrice.

Il mondo della mafia viene anche descritto, in maniera un po’ diversa, anche da Eduardo De Filippo in Il sindaco del rione sanità.

Chiediamolo ai libri

Alcuni film invece hanno preso ispirazione da alcuni libri. Uno dei primi è stata la pellicola del ‘99 diretta da Ricky Tognazzi dal titolo I giudici- vittime eccellenti, tratto da Nella terra degli infedeli di Alexandre stille. Qui vediamo Chazz Palminteri nei panni del giudice Falcone ed Andy Luotto quelli di Borsellino, affiancati da celebrità italiane come Lina Sastri, un giovane Pierfrancesco Favino, Anna Galiena, Mario Sbragia e il premio Oscar F. Murray Abraham nel ruolo di Buscetta.

Nel 72 Vittorio Schiraldi scrive Baciamo le mani con al centro la storia di un terreno conteso: storia che nel 73 diverrà film dall’omonimo titolo. Nel ‘84 Mario Puzo (per chi non lo conoscesse lo scrittore de Il padrino) scrive Il siciliano, un derivato del romanzo già citato avente come protagonista il bandito Salvatore Giuliano: il libro diventa pellicola nel 87, diretta dal grande Michael Cimino, con un cast stellare quale John Turturro e Christopher Lambert.

Nel ‘75 Arrigo Petacco scrive Il prefetto di ferro che due anni dopo anche lui diviene pellicola. La regia viene affidata a Pasquale Squitieri, con attori e attrici maestosi quali Giuliano Gemma, Stefano Satta Flores, Lina Sastri e Claudia Cardinale. Anche alcuni best seller sono diventati dei cult. Un esempio è Il giorno della civetta di Sciascia edito nel ‘61 e diventato un film nel ‘68, diretto da Damiano Damiani e interpretato da Franco Nero e Claudia Cardinale: entrambi per il film vincitori del David.

Altro esempio viene da Gomorra di Roberto Saviano nel 2006, diventato prima un film nel ‘08 poi una serie, ancora in attività.

Di quest’ultimo genere, dobbiamo citare Una femmina di Francesco Costabile, uscito a febbraio del 20220 e tratto dal libro inchiesta Fimmine ribelli di Lirio Abate: la storia si basa sulle storie di Maria Concetta Cacciola e Giusy Pesce.

Con questi film e spettacoli, si vuole ricordare fatti e persone perché non siano una rarità è giusto ricordare, a chi ha forza, di combattere e reagire. Ci sono realtà dove si pensa che non ci sia altra soluzione, che in realtà c’è. Questi esempi sono la soluzione.

Francesco Fario

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Credits Cover: Alessandrobottone, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

Francesco Fario
Attore e regista teatrale, si laurea in Lettere Moderne a La Sapienza per la triennale, poi alla magistrale a TorVergata in Editoria e Giornalismo. Dopo il mondo del Cinema e del Teatro, adora leggere e scrivere: un pigro saccentone, insomma! Con Culturamente, ha creato la rubrica podcast "Backstage"

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