Platone e la crisi di governo italiana, suggerimenti senza tempo per addetti ai lavori

dialoghi platone

Leggere le opere di Platone oggi è continua fonte di apertura orizzonti.

Come sentenzia il New York Times abbiamo avuto il peggior governo degli ultimi dieci anni. L’inadeguatezza dei membri di governo ha portato ad una lenta e continua decrescita.

Viviamo in uno stato di confusione identitario e politico senza eguali.

Ma cosa c’entra Platone con l’attuale situazione politica?

Come può il filosofo ellenico esser accostato all’astrofisica e alla politica contemporanea?

Leggere la Repubblica di Platone e codificarla in maniera contemporanea

Innanzitutto poniamo l’accento su un punto fondamentale che dovrebbe esser in realtà consapevolezza diffusa.

I Dialoghi di Platone hanno come presupposto la volontà di raccontare il pensiero dei maestri. Platone riconosce quindi il suo ruolo di allievo.

Noi oggi viviamo invece in una società di esperti, super esperti. Ognuno è maestro per proprietà transitiva.

Questo nuovo modo di approcciarsi alla realtà è forse tracotanza o semplice mistificazione e strumentalizzazione dell’ignoranza?

Il protagonista delle opere di Platone è per lo più Socrate, già morto quando egli ne scrive. Platone offre una personale interpretazione degli insegnamenti socratici.

Riprendiamo insieme in mano “I Dialoghi”.

Salvini, Zingaretti, Di Maio, Conte, Mattarella non sono i personaggi di un’opera platonica bensì i protagonisti del caso istituzionale italico.

I Dialoghi sono numerosi. Platone non figura mai tra i personaggi. A prender vita sono Socrate, Fedro, Fedone, Alcibiade.

E su quest’ultimo vorrei aprire una piccola parentesi. Parentesi che spero possa avvicinare il lettore a intraprenderne la lettura nella versione integrale.

Alcibiade dopo esser strato impegnato in guai politici fu lasciato solo, nonostante la sua bravura militare. L’unico che continuò a frequentarlo fu il saggio Socrate. Nello specifico di quest’opera di Platone è l’attenzione su come “fare politica”. È importante in primis fare distinzione tra corpo e mente. Un netto dualismo che non deve mai collimare. Quello che oggi banalmente potremmo definire “scelte di pancia” e non ponderate.

Il corpo non dirige la mente e non deve farlo. Semmai dev’essere il contrario. La mente deve moderare le passioni, cancellare gli errori e cercare di programmare azioni positive per il futuro.

I Dialoghi platonici sono spunti di riflessione senza tempo.

Tuttavia sembra che oggi questi precetti elementari siano finiti nel dimenticatoio.

Dimenticati non solo dai cittadini bensì anche dai loro diretti rappresentanti in Parlamento.

Il vero politico deve fare ordine il più possibile nello Stato, riducendo a tutti i livelli la molteplicità a unità.

La città buona sarà quella in cui prevale l’unità; la città cattiva sarà invece quella in cui predominano la molteplicità e il disordine ad esso connesso.

Qualcuno deve convincere il popolo a distinguere il bene comune a quello individuale.

Un insegnamento di oltre duemila anni fa che si rivela esser tremendamente attuale.

Riprendiamo in mano i classici per non incorrere negli errori del passato.

Utilizziamo la filosofia come strumento per guadare il fiume del pregiudizio. Apriamo i nostri orizzonti critici. Non chiudiamoci nelle convinzioni senza possibilità di confutazione.

Invitiamo i nostri politici a leggere ed imparare. Purtroppo, ahimè e ahivoi, temo che questa peculiarità nel corso degli anni sia andata persa. Da loro, più di tutti, dovremmo pretendere queste conoscenze e consapevolezze.

In ultima analisi il disegno filosofico rappresentato da Platone è l’unico metaforico santino che dovrebbero avere nel loro taschino.

Alessia Aleo

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