Consulenza filosofica: guarda mamma, come Kant!

consulenza filosofica

L’arte delle domande

La filosofia non è morta. Non è quel vago ricordo che avete dai tempi della scuola: è quella volta in cui, con gli occhi asciutti di sonno, vi siete chiesti cosa ci sia davvero dopo la morte o quando, lasciati dalla prima fidanzatina, vi siete interrogati su cosa sia l’amore. Non è un manuale- che al massimo vi può spiegare la storia della filosofia- ma è quello che tutti, in quanto esseri umani, una volta o l’altra ci troviamo a chiedere. E’ la pratica del pensiero universale e delle domande – si badi: delle domande, non delle risposte. Senza ovviamente nulla togliere alla conoscenza degli autori che devono farci da guida su per questo sentiero.

La consulenza filosofica

Siamo tutti, alla luce di questo, un po’ filosofi ma qualcuno lo è di più di altri: è nata da poco la figura del consulente filosofico che fa del suo pensare un mestiere e soprattutto un modo per aiutare gli altri. Alla consulenza filosofica bastano delle sedie e il pensiero: il filosofo si siede accanto alla persona, o a più persone – in questo caso si preferisce disporre le sedie a cerchio, così da guardarsi tutti – e lascia, o incoraggia se i partecipanti sono all’inizio un po’ timidi- che il discorso inizi. E’ il momento dell’ascolto empatico, dove si guarda all’altro in quanto essere umano. La parola d’ordine per il professionista è sospensione del giudizio: cosa che certo non verrà naturale le prime volte ma basta alla fine un po’ di allenamento e molta volontà. A inizio sessione è come trovarsi davanti un foglio bianco, nessuno ha idea di dove il discorso andrà a parare, ci si predispone con umiltà ad incontrare l’altro e il suo modo di vedere il mondo. La prima impressione non conta ed anzi, più lo scontro si fa vivo, più cresce l’interesse e la qualità dell’incontro.

Non si deve disquisire dei massimi sistemi perchè non è una lezione accademica: l’obiettivo è chiarire magari un pensiero su qualcosa, districare- filo per filo- una matassa.

Ed è qui che si delinea il confine- c’è da ammetterlo, labilissimo – con la psicologia e la psicoterapia. Il filosofo si occupa in maniera non clinica solo di idee, non di emozioni, progetti, paure e ansie e qualora si accorga di una necessità chiara dell’interlocutore è lui stesso ad indirizzarlo ad un approccio medico con il quale, molto spesso, continua a lavorare in sinergia.

Un po’ di storia

La consulenza filosofica nasce nel 1982 in Germania grazie al filosofo tedesco Gerd B. Achenbach che fonda la “società per la pratica filosofica”. In Italia ci arriva un po’ dopo, nel 1999 e rimane a lungo avvolta nella nebbia, sconosciuta al grande pubblico. D’altra parte, non mancano le polemiche da parte di psichiatri e psicologi; l’accusa è quella di danneggiare persone che, magari, avrebbero bisogno di un sostegno clinico; accusa che, alla luce di quello che ho spiegato prima, appare del tutto infondata. Una delle opere maggiori a favore del counseling “ Platone è meglio del Prozac” è stata svalutata come una semplice opera denigratoria nei confronti dei medici. E voleva solo dare un nuovo punto di vista, mostrare al pensiero un’altra via.

Serena Garofalo

Figlia di Partenope e degli anni 2000, scribacchina ambulante, studentessa di Lettere per folle amore

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