Non solo Estate romana: quattro idee fuori città

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Agosto incombe, bollente. Tanto si parla di Estate romana e molteplici infatti sono le iniziative, più o meno culturali, organizzate nella capitale: dal Tevere Expo al cinema all’aperto; ma oltre c’è di più: è il turismo lento dei borghi, dei paesaggi campestri, delle cittadine arroccate. Ottimi anche in ottica post-pandemica: meno gente, più aria aperta, meno rischio contagio.

Eccomi quindi a suggerirvi delle fughe dall’afa romana, diverse dal solito mare.

Civita di Bagnoregio

No, effettivamente non poteva mancare. Riconosciuta come uno dei borghi più belli di Italia, è raggiunta annualmente da un gran numero di visitatori. Sarà per i paesaggi mozzafiato o sarà forse che il tempo stringe. L’appellativo malinconico la dice lunga: “la città che muore.” Il borghetto è infatti su un colle tufaceo destinato, presto o tardi, a crollare a causa dell’erosione. Si giunge alla cittadina lungo un suggestivo ponte sospeso: il luogo è piccino, un quarto d’ora di cammino al massimo, sempre che non si voglia giocare ad indovinarne tutti gli scorci. Vi ricordo di non perdere alcune cose. In primis, la chiesa di San Donato, dalla facciata rinascimentale e nel campanile della quale sono conservati due sarcofaghi di età etrusca, la cappella Madonna del carcere, antica tomba etrusca e -tutto attorno- la valle dei calanchi. Suggerimento: la visita vi porterà via forse una mattina. Vi segnalo la vicina Orvieto, trenta minuti di macchina, col suo duomo e la sua gastronomia.

Torre Alfina

Siamo in provincia di Acquapendente, a due ore di macchina da Roma. Due ore che vale la pena di fare per quello che il National Geographic ha definito come “il bosco delle favole” o anche “ bosco di Biancaneve”: alle pendici dell’altrettanto favoloso castello, si estende questo boschetto di latifoglie secolari. Sistemato dalle mani del marchese Edoardo Cahen nel’800, egli vi si fece seppellire e ancor oggi è qui sepolto. Consiglio pratico: Le visite al bosco del sasseto si effettuano solo su prenotazione per un minimo di 15 persone. Consiglio invece da una buona forchetta: pappardelle al cinghiale.

Sutri

Questo piccolo borgo della Tuscia vanta una bandiera arancione, importante riconoscimento del Touring club Italiano e, secondo la leggenda, avrebbe dato i natali al celeberrimo paladino Orlando. Non potete non partire da Palazzo Doebbing, uno dei centri artistici più importanti. Voluto da Vittorio Sgarbi, sindaco della cittadina, prende il nome dal vescovo di Sutri dal 1900 al 1916, Joseph Bernard Doebbing. Se non fa troppo caldo, avventuratevi nel parco archeologico: è il più piccolo della regione Lazio ma saprà sorprendervi. Ora parlo ai curiosi medievalisti: date un occhio a quello che si dice sia stato il castello che ospitò Carlo Magno mentre si dirigeva verso Roma per diventare imperatore.

Nerola

Chi dice Nerola dice castello Orsini: il castello visto da fuori è un salto nel tempo. L’imponente struttura quadrangolare, le torri, il mastio: domina completamente il borghetto circostante. Una prima attestazione del castello si ha nel 1061 quando leggiamo di un “castrum nerolae”. La fortezza, tra le altre vicende, fu occupata dai Normanni e passò qualche tempo dopo agli Orsini per concessione di Bonifacio VIII. Solita nota: il castello è spesso location di matrimoni e cerimonie. E noi siamo molto felici per i novelli sposi, un po’ meno per noi visto che banchetti ed eventi tolgono un po’ di atmosfera.

Santa Severa

Torniamo al mare, uniamolo alla storia. E’ sicuramente uno dei castelli più suggestivi del Lazio: un antico maniero costeggiato dall’azzurro del mare. Il borgo circostante si è formato tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, a più riprese. Inoltre, il castello è location di eventi, conferenze e proiezioni in queste sere estive.

Ovviamente, queste location sono sempre-verdi e l’invito rimane valido anche nel periodo invernale. E se ora vi ho messo la pulce nell’orecchio, vi lascio in buone mani.

Serena Garofalo

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