The Deuce 1×04/1×05, una donna da marciapiede

The Deuce 1x04/1x05

Non c’è dubbio, queste due puntate appartengano interamente a Maggie Gyllenhaal.

Il suo personaggio, Candy, sulla carta non è il massimo. Una donna con problemi a casa, da sola, che per aiutare il figlio si prostituisce. L’originalità è da un’altra parte, mentre è molto vicino il rischio di sprofondare nel melodrammatico. Fortunatamente questo spettro David Simon non lo ha conosciuto in tutto la sua carriera, e non vuol certo iniziare ora. Candy è indubbiamente un personaggio malinconico, soprattutto grazie alla fragilità impressa dalla sua performer. Ma la bravura di Maggie Gyllenhaal è anche quella di liberare un senso di forte determinazione, sicurezza nei propri mezzi, e così la tristezza assume una nuova prospettiva e una diversa intensità.

Nell’illusione di un vero appuntamento, di una vera esperienza sentimentale lontano dai marciapiedi nel 4° episodio, e poi nel dolore della realtà e dell’impossibilità di vivere indipendentemente in un mondo dominato dal cinismo nel 5° episodio, la Candy di Maggie Gyllenhaal ha preso il nostro cuore e lo ha fatto in mille pezzettini. Basterebbe solo il dialogo col pappone interpretato da Method Man per chiudere già tutti i discorsi relativi ai premi della prossima stagione.

La vicenda di Candy è il viatico nell’esplorazione della miseria umana.

Ecco, detto così non viene molta voglia di seguire The Deuce per rilassarsi. Ma sinceramente se quello è il fine, ci sono molte altre serie. Il lavoro di David Simon continua ad essere enormemente coinvolgente, di vero intrattenimento pur non avendo una trama, ma non abbandona mai il focus sulla desolazione dei propri personaggi. Che non vuol dire banale costrizione, perché la serie non ritrae mai le sue protagoniste come schiave sessuali. Ma come volontaria scelta unica, il che è anche peggio.

Le donne di The Deuce scelgono davvero la vita della strada, ed è questa la manifestazione della loro forza, ma pur senza accorgersene la scelta è condizionata dalla società circostante. Darlene sceglie volontariamente di terminare la fuga a casa e ritornare a New York, così come una sua giovanissima amica che la segue, ma non possiamo sottovalutare il fatto che sia condizionata a farlo perché quella è l’unica vita che conosce e la via più facile per fare soldi.

E allora facciamo finta che la storia di Vinnie ed i suoi amici mafiosi non abbia così tanto spazio. Capisco il far fruttare l’assegno dato a James Franco, ma The Deuce frena quando segue le storie più semplici, e si esalta invece quando ritorna affresco corale della condizione umana. In quello David Simon riesce meglio, senza discussioni. Soprattutto, nel triste pensiero che la mentalità di quegli anni non è poi così lontana.

.

Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui