The Deuce, le chiamavano bocca di rosa

the deuce

Chi è mai stato a New York, sa che la 42° strada è quell’arteria principale che conduce a Times Square, il cuore della Grande Mela. Ecco, negli anni ’70 quella strada era uno dei punti più malfamati dell’America intera: il suo soprannome era The Deuce.

La prostituzione è sempre stata illegale, ma nel 1971, anno in cui la serie è ambientata, se qualcuno uscendo la sera non avesse visto almeno una ventina di prostitute sulla 42° strada, avrebbe pensato ad una carestia, oppure addirittura di stare sognando. Come anche Taxi Driver ha confermato, le strade di New York negli anni ’70 brulicavano di prostitute, papponi, spacciatori, sporcizia letterale o morale, e tutta quella roba che un bambino è meglio non veda.

The Deuce non è una serie interessata a drammatizzare quegli anni, o demonizzarli. È sicuramente una serie che mostra con coraggio tutto il marcio possibile, ma quel marcio lo analizza e ne tira fuori qualcosa. Le prostitute ed i loro protettori dopotutto non sono il male, ma solo l’ennesimo gradino di una scala infinita. Non stupisce, quindi, che dietro la serie ci sia la firma di David Simon, colui che aveva creato The Wire, concettualmente molto simile: i personaggi sono figure sullo sfondo di un sistema corrotto fino al midollo, più grande di qualsiasi essere umano.

E partendo dall’acclamato The Wire, Simon ha portato qui tutto il suo stile ed i suoi marchi di fabbrica. Non vi aspettate quindi con The Deuce una serie ritmata, dalla narrazione chiara, con una trama definita. Tutto questo non lo troverete, anche i primi due episodi lo provano. The Deuce è una serie che va per la propria strada, e si muove tra fiumi di parole, una moltitudine di personaggi da far girare la testa, e situazioni estrapolate da un contesto quotidiano.

David Simon, tra cinema e tv che dir si voglia, è l’autore più neorealista che l’America abbia mai avuto.

Ciò non vuol che la serie si perda, anzi tutt’altro. Ogni personaggio ha una innata e frizzante vita interiore in grado di reggere l’intera narrazione, andando a formare un puzzle umano in grado di costruire ritmo laddove pare non ci sia. Lasciando da parte metafore o sottotesti, ai quali Simon da sempre preferisce il reale, The Deuce si muove sulla sottile linea grigia della moralità del proprio soggetto: sarebbe facilissimo condannare la prostituzione e l’oggettificazione della donna, ma la serie affronta la rivoluzione femminile mostrando donne che si appropriano della strada e della propria sessualità, sfidando il paradosso della ricerca della libertà pur avendo dei protettori pericolosi e onnipresenti.

Sesso, prostituzione, porno. The Deuce è una serie tabù pur essendo titillante allo 0%, annullando ciò che potrebbe apparire scandaloso attraverso la sfera umana. È la serie esplicita meno erotica e meno oscena possibile. È un affresco di tante personalità che indaga sulla solitudine partendo dalle pulsioni sessuali e da come possono essere sfruttate. Nessuno è colpevole in The Deuce, nemmeno coloro che sono ai margini della società. La vita, dopotutto, ha anche i suoi lati perversi.

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Emanuele D’Aniello

Emanuele DAniello
Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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