Dirty John, una storia vera. L’apparenza inganna, i segnali no

Dirty John serie tv netflix recensione
Dirty John Fonte: Netflix

Dirty John è una serie antologica disponibile su Netflix, tratta dall’omonimo podcast true crime del 2017 del giornalista Christopher Goffard per il Los Angeles Times

 

Trama

Debra Newell è una designer successo che conduce una vita molto agiata. Gratificata professionalmente, da un punto di vista sentimentale collezione disastri. Debra ha difatti alle spalle quattro matrimoni falliti e si mette alla ricerca di una nuova anima gemella attraverso un’app di incontri. I primi appuntamenti sono tutti disastrosi, fino al momento in cui incontra John Meehan, uomo carismatico e affascinante, che la conquista fin da subito, dimostrandosi interessato a lei e facendola innamorare, arrivando in breve tempo a una convivenza in una casa da 6500 dollari al mese  a Newport Beach e successivamente al matrimonio a Las Vegas, nel giro di due soli mesi. Ma le figlie di Debra non si fidano e cercheranno di capire chi sia davvero il nuovo compagno della madre.

Alexandra Cunningham, produttrice esecutiva, ha puntato sul tallone d’achille

L’apparenza inganna, a volte. Lo sanno benen le donne, e anche gli uomini. Si fingono carini, sprecano un po’ del loro tempo in qualche attenzione, qualche parola gentile e il gioco è fatto. Se poi ci si trova davanti ad un sociopatico uscirne “illese” è davvero difficile. Spesso, purtroppo, complice il non bastare a se stesse, il bisogno di attenzioni o semplicemente l’ossessione di dover trovare qualcuno a tutti costi, spinge molte donne a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, prestano poca attenzione a quegli atteggiamenti che con l’amore hanno ben poco da spartire.

Tuttavia non bisogna cadere nella retorica e nel giudizio facile, perché se è vero che nella fase iniziale dell’amore è difficile ragionare con una certa lucidità, è ancor più vero che determinati segnali allarmanti sono di difficile intuizione quando di fronte abbiamo un manipolatore seriale.

L’assenza di retorica bilancia un thriller a tratti lento

Un arco temporale che va dal 2014 al 2016 è il lasso di tempo in cui si è consumato il dramma. Una storia di soprusi, minacce e violenze, ai danni di Debra prima, e della famiglia poi.

Una storia che, grazie all’inchiesta di Christopher Goffard e dell’abilità narrativa di Alexandra Cunningham, non ha necessitato di particolari artifizzi narrativi. La storia è pressoché fedele ai fatti infatti la retorica cinematografica e le licenze narrative sono ridotte all’essenziale.

Eric Bana perfetto nel ruolo, da sfoggio di una grande prova attoriale. Riesce, puntata dopo puntata, a fare emergere con una cadenza ritmica, le nefandezze di Dirty John.

La stessa cadenza seguono in ogni episodio gli indizzi, le rivelazioni, gli sviluppi finanche il plot twist centrale che arriva al momento giusto dando una nuova prospettiva alla serie. Il cambiamento è omogeneo così come le atmosfere. Cambiano i colori e le ambientaziani. Si passa dai colori pastelli a tinte cupe supportate da un alternanza di flashback affinchè lo spettatore possa comprendere le origini di Dirty John.

Piccola curiosità. Il soprannome “Dirty John” era stato dato a John Meenhan da un compagno del college per i suoi atteggiamenti particolarmente dissoluti. Il quale non si pone scrupoli nell’agire sotto la superficie della legalità, violando etica, morale e, ovviamente, la legge.

L’unico elemento incostante nella serie è la tensione dosata con il contagocce, scotto da pagare per una storia vera. Così come i ruoli delle figlie, poco sviluppati e troppo confusi.

Conclusione

Dirty John non è un capolavoro del genere thriller. Ci sono elementi lasciati in sospeso, i flashback rendono a tratti la serie prevedibile, non crea il famoso effetto binge watching che ci si aspetta ma funziona e la serie risulta tutto sommato interessante.

Da guardare assolutamente affinchè, sempre più bombardate dal mito “bello-dannato-problematico” e da donne crocerossine, si ricorda, soprattutto al pubblico femminile, che comportamenti manipolatori, pressioni psicologiche e uomini sociopatici sono tutto tranne che affascinanti e/o romantici.

Angela Patalano

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