Better Call Saul 5×09, una scelta tira l’altra

Better Call Saul 5x09

Vorrei ringraziare pubblicamente Mike per aver legittimato definitivamente, in questa puntata di Better Call Saul 5×09, le mie recensioni.

Sentire infatti un monologo sulle scelte fatte, e sulle conseguenze di tali scelte, come summa tematica d’arrivo del percorso dei protagonisti, è stato a dir poco gratificante. Chi legge le mie recensioni di questa serie tv da tre anni sa bene quanto, probabilmente ripetendomi anche troppo, ho parlato fino al parossismo di Better Call Saul come di un racconto sulle scelte di vita.

Non che avessi scoperto l’acqua calda, ovviamente, o avessi fatto chissà quale profonda e originale analisi. Ho sempre trovato piuttosto evidente, piuttosto palese, la forza e l’efficace di tale timbro tematico. Era anche ciò che, dopotutto, distingueva questa serie dal progenitore Breaking Bad: qui in Better Call Saul nessuno è costretto o condizionato, tutto operano decisioni, quasi sempre pessime, in piena volontarietà.

Se possibile, ciò toglie anche scuse, e quindi un po’ di pietismo, verso i personaggi. Eppure, nonostante questo, gli vogliamo bene, forse più di prima, forse più di quelli in Breaking Bad. Perché se lì si annidava il male, lo sporco dell’uomo una volta messo spalle al muro, qui in Better Call Saul gli errori sono appunto volontari e sempre, o forse soprattutto per questo, umani. Dire che è facile empatizzare con loro è ormai eufemistico.

Possiamo arrabbiarci con Jimmy, Kim e Mike. Ma in fondo, anche per i loro errori nei quali ci rispecchiamo spesso, gli vogliamo bene.

Quando una serie è così buona, poi, è davvero facile raggiungere la più vasta gamma di spettatori diversi con cui empatizzare. Prendiamo il percorso di Jimmy non in cinque stagioni, ma in sole tre puntate: due episodi fa era una figura esuberante e esplosiva, la settimana scorsa un uomo in lotta fisicamente per la sopravvivenza, stavolta un debole e fragile guscio di essere umano (e si potrebbe quindi, al tempo stesso, esaltare la pazzesca versatilità dimostrata da Bob Odenkirk e accendere ceri sacri affinché vinca tutti i premi possibili). Un personaggio così sfaccettato, e che vive mondi così diversi, trova sempre un pubblico che provi le sue emozioni.

E l’emozione è sempre stata la chiave di Better Call Saul. Non importa cosa o come, questa serie fa sempre provare qualcosa. Stavolta ha trionfato la tensione, quel vertiginoso senso che tutto possa andare malissimo da un momento all’altro. Una scena finale di 15 minuti, tantissimo per gli standard tv, che è volata e ha tenuto incollati allo schermo. Incollati a vedere, come sempre, le decisioni dei personaggi.

E se dobbiamo lanciarci verso il finale di stagione la prossima settimana, non poteva esserci penultimo capitolo migliore di questo.

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Emanuele D’Aniello

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