The Nice Guys, due piedipiatti molto poco normali

the nice guys

 Alla definizione di Buddy Cop Movie, wikipedia ci risponde: un film che coinvolge due persone dello stesso sesso, con personalità differenti in conflitto tra loro, costretti a lavorare insieme per risolvere un caso, imparando nel processo qualcosa l’uno dall’altro.

Ma alla definizione di Buddy Cop Movie, un cinefilo autentico legge soltanto un nome e un cognome: Shane Black.
The Nice Guys è l’ennesima perla di un autore con la A maiuscola che ha preso un sottogenere cinematografico e trasformato in un marchio di fabbrica, anzi, letteralmente trasformato in un pezzo di cultura pop americana (e non solo): da sceneggiatore ha scritto Arma Letale, il capostipite del genere e suo assoluto capolavoro, poi Last Action Hero, L’Ultimo Boyscout, e passato alla regia ci ha regalato quel cult sottovalutatissimo di Kiss Kiss Bang Bang.
Ci ha messo parecchi anni per tornare al suo amore, tocca ammetterlo, ma la pazienza è stata ripagata: come avrete ampiamente capito, The Nice Guys è l’ennesimo colpo vincente del genere e l’ennesimo asso tirato fuori dalla creatività di Shane Black, sempre col nume tutelate del santo noir a guidarlo dall’alto.
Se infatti Kiss Kiss Bang Bang era anche un grande omaggio alle atmosfere dei gialli chandleriani degli anni ’40, invece The Nice Guys ci riporta ai noir sotto acido degli anni ’70, con tanto di ambientazione della storia. Con una trama volutamente intricata e volutamente insensata a tratti, tipica da noir, e con droghe, disco music, costumi sfavillanti e pettinature esagerate, complotti capitalisti, proteste studentesche e spazio alla nascente industria del porno mainstream, il film ricrea magicamente la Los Angeles del 1977 col doppio scopo di generare sia una decadente nostalgia sia una sovversiva ironia in cui tutto pare possibile, anzi, è concesso: un’America nella quale non esistono regole, solo edonismo e lotta al sistema.
Sembra strano a dirsi per un film così scanzonato e volutamente leggero, il cui principale obbiettivo è indubbiamente quello di far passare due ore spensierate allo spettatore, ma proprio la “lotta al sistema” è forse l’elemento chiave della scrittura di Black in questa occasione: pur essendo stato sempre anti-convenzionale e in prima linea ad ironizzare sul proprio stile (basti pensare a Last Action Hero, una satira sulle regole ed i cliché del genere), stavolta Black lotta contro le ovvietà e le aspettative del pubblico, solo così infatti può permettersi di far rimbalzare il personaggio di Ryan Gosling contro muri e macchine, di farlo volare da terrazze e attraverso finestre, senza alcuna conseguenza fisica. Dipingendo un cartone animato completamente estraneo al resto del suo stesso film, Black abbraccia ancora una volta le assurdità del genere e le ribalta, spingendo sulle gag fisiche per rendere tangibile l’azione, e di conseguenze il suo lato più estremo.
Ma più di tutto, alla fin fine, The Nice Guys funziona per l’enorme abilità di Black di scrivere personaggi e per la straordinaria chimica tra i due protagonisti. Ryan Gosling è una rivelazione non solo perché non aveva mai regalato una performance così comica prima d’ora, ma soprattutto perché è quello del duo con la parte più assurda e in un certo senso più ridicola, e riesce benissimo ad un attore invece famoso per parti stoiche e interiori. Russell Crowe è altrettanto perfetto perché conferisce al personaggio una maturità e gravità di cause e azioni tali da donare ai momenti ironici maggior necessità.
Soddisfacente, ecco, credo questo sia davvero il termine adatto per descrivere The Nice Guys, una commedia d’azione che al termine delle due ore ti lascia davvero contento e soddisfatto di aver passato del tempo con due personaggi così folli nella Los Angeles del 1977.
Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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